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Dopo la piemontizzazione arriva la padanizzazione del Sud (che si riscopre sempre più colonia)

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NAPOLI, 18 GIUGNO – Il fermento che in questi giorni ha caratterizzato la politica italiana sembra aver lasciato un segno tangibile anche da queste parti, nel profondo Sud. La scelta abominevole del Ministro Salvini di negare un approdo sicuro ai migranti dell’Aquarius deve aver in qualche modo risvegliato il fuoco sovranista e nazionalista che albergava nelle coscienze degli italiani in attesa di erompere come un fiume in piena. In molti – anche da queste parti – hanno sostenuto ed esultato alla decisione del segretario della Lega Nord, cancellando con un viscido colpo di spugna gli insulti e le politiche nordcentriche perpetrate dal Carroccio ai danni del nostro territorio.

E così, mentre i leghisti Fontana e Zaia, rispettivamente governatori di Lombardia e Veneto, mettono a punto il piano per rendere le regioni governate maggiormente autonome trattenendo sul territorio ben 35 miliardi di euro di residuo fiscale (27 la Lombardia e 8 il Veneto), il Sud, come troppo spesso è accaduto in passato, si prepara a srotolare il tappeto rosso al suo vecchio carnefice, quel Salvini segretario di un partito politico anticostituzionale che per ben due decenni ha vomitato anatemi e ingiurie contro i meridionali, alimentando quella narrazione mediatica che ci descrive come la causa dei mali di questo mondo (certo, sempre prima che arrivassero i migranti). Per gli smemorati è bene ricordare che il partito fondato da Bossi – il “Nuovo che Avanza” – per oltre 20 anni ha sbandierato ai quattro venti la volontà di rendere la Padania indipendente dal resto d’Italia, uno slogan a dir poco folkloristico che – pensate – ancora oggi campeggia all’articolo 1 dello statuto leghista. Ma la Lega non è solo folclore, fanatismo e scelleratezza. Il partito di Salvini, negli anni, ha imparato a navigare nelle torbide acque della politica (e con grande scaltrezza), sottraendo – grazie al provvidenziale contributo degli altri partiti nazionali, ma soprattutto per merito dell’imbarazzante vacuità della politica meridionale – fondi alla sanità e alla scuola pubblica del Mezzogiorno (vedi legge Calderoli), oppure, per fare un esempio, è riuscito ad “indirizzare” il 98% dei finanziamenti per la “Cura del Ferro” verso le regioni del Centro-Nord.

La Lega, in sostanza, è nata solo ed esclusivamente per tutelare gli interessi di un’unica area del nostro Paese: il Nord. Un concetto che a molti pare essere sfuggito. Non sono pochi quelli che a Napoli, nonostante la debacle leghista alle ultime elezioni partenopee, sembrano pronti a saltare sul carro(ccio) dei vincitori, nell’illusione che il leader leghista possa in qualche modo arginare un fenomeno – quello migratorio – che necessita di ben altro impegno, e di ben altra analisi scientifica. A ridosso del caso Aquarius Salvini sembra aver aperto una breccia anche nel cuore dei napoletani – dicevamo -, nonostante gli insulti e le politiche anti meridionali; un fenomeno bizzarro che attecchisce sia tra le frange di destra – come era facile aspettarsi -, sia tra chi convive quotidianamente con l’emergenza del Vasto e di Porta Nolana, sia tra i giornalisti asserviti, sia tra gli indipendentisti e meridionalisti della prim’ora, gli stessi che a un tempo indossano i vessili borbonici e fischiano l’inno di mameli e a un altro spolverano il mantra “prima gli italiani”, puntando il dito accusatore su coloro che sono appena un gradino sotto nella scala sociale.

Tutti a pendere dalle labbra del buon Salvini, tutti a tendere la mano alla Lega (la stessa che un attimo prima ha stretto quella del figlio emigrato al Nord) nonostante questa città sia investita di un’identità millenaria e unica nel panorama europeo. “Negri da cortile”, direbbe Malcom X, “cornuti e mazziati” diremmo da queste parti.

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