Emilia-Romagna anticipa la caccia al cinghiale per contenere la peste suina africana nelle province colpite
Da lunedì 1° settembre 2025, l’Emilia-Romagna ha deciso di anticipare di un mese l’apertura della stagione venatoria dedicata al cinghiale. Questa scelta riguarda 23 distretti territoriali distribuiti nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena. L’obiettivo è contenere la diffusione della Peste suina africana , malattia virale senza rimedio che negli ultimi mesi ha interessato ampie aree di Europa e Italia, minacciando soprattutto la popolazione dei suini selvatici. In questo contesto, la regione interviene proprio nelle zone vicine ai focolai già identificati, per ridurre la presenza dei cinghiali e limitare così il rischio di nuove infezioni.
La strategia della Regione Emilia-Romagna contro la peste suina africana
La decisione di anticipare la caccia rientra nelle misure previste dall’ordinanza dello scorso 4 agosto, firmata dal Commissario straordinario nazionale Giovanni Filippini. Questa disposizione mira a rafforzare le attività di controllo della popolazione di cinghiali nelle aree ancora indenni ma prossime ai focolai di PSA, per impedire la propagazione del virus. La Regione Emilia-Romagna ha agito rapidamente, mettendo in piedi tutte le procedure e l’organizzazione necessarie per rispettare l’ordinanza in tempi brevi.
La Peste suina africana rappresenta una minaccia seria per i suini domestici e selvatici. Colpisce senza distinzione, è altamente contagiosa e non esiste un vaccino efficace o un trattamento per combatterla. La diffusione della PSA in Italia e in altre regioni europee ha portato gli enti pubblici a intervenire con misure molto rigorose, come quella adottata in Emilia-Romagna, per contenere il rischio di contagio.
L’impatto economico della filiera suinicola in regione e il ruolo della caccia
La filiera suinicola in Emilia-Romagna ha un peso economico rilevante: la produzione è stimata intorno a 1,3 miliardi di euro. Di questa cifra, più di 900 milioni circa spettano al solo Prosciutto di Parma, prodotto di eccellenza nazionale e internazionale. Questo prosciutto ha un valore al consumo che si avvicina ai 5 miliardi di euro e un volume di esportazioni che supera i 600 milioni. La presenza del virus rischia non solo di compromettere la salute degli animali, ma anche di mettere a repentaglio un comparto che dà lavoro e produce ricchezza nella regione.
Ridurre la popolazione di cinghiali è quindi una misura cruciale per salvaguardare le produzioni tipiche, tutelare la sicurezza sanitaria e proteggere un settore strategico dell’economia locale. L’attività venatoria anticipata e potenziata nasce proprio dall’esigenza di ridurre i rischi associati alla diffusione del virus, intervenendo nelle aree marginali ai focolai, dove il contagio potrebbe propagarsi più facilmente senza controlli adeguati.
L’evoluzione delle attività venatorie e i risultati ottenuti finora
Negli ultimi tre anni, le operazioni di prelievo dei cinghiali nelle azioni di controllo hanno registrato un aumento del 45%. Questo incremento ha inciso positivamente anche sui danni causati alle coltivazioni agricole, ridotti a circa un quarto rispetto al passato. La caccia selettiva, già possibile tutto l’anno, viene ora affiancata dalle cacce collettive nelle zone interessate dalla diffusione del virus.
Dal 1° settembre, quindi, nelle 23 aree designate si sommano le uscite collettive per aumentare il controllo sulla specie e impedire una crescita incontrollata delle popolazioni selvatiche. Queste misure mirate, coordinate con le disposizioni nazionali, tentano di ridurre il numero di animali che potrebbero fungere da vettori del virus, limitando la crisi sanitaria e proteggendo le colture e le attività economiche connesse.
La gestione di questa emergenza richiede uno sforzo integrato tra enti regionali, cacciaatori e autorità nazionali per garantire tempestività e rigore negli interventi. La rapidità con cui l’Emilia-Romagna ha attivato le nuove regole indica la consapevolezza della situazione critica e il peso che il fenomeno assume sul territorio.
