Emilio Fede, dal reportage in Africa alla direzione Tg1: il ricordo di Bruno Vespa sulla carriera in Rai

di Andrea Presto

Emilio Fede, ricordi di Bruno Vespa sulla carriera in Rai. - Ilvaporetto.com

Emilio Fede è stato una figura importante del giornalismo italiano, noto soprattutto per il suo legame con la televisione pubblica e quella privata. La sua carriera, iniziata in Rai, si è sviluppata tra reportage sul campo, conduzioni di telegiornali e inchieste giornalistiche, per poi proseguire con ruoli di primo piano in Mediaset. Bruno Vespa, collega e testimone diretto della sua esperienza, racconta un lato meno conosciuto del giornalista, a partire dagli anni della Rai e delle sue missioni in Africa.

L’esordio di fede in Rai e i reportage in Africa

Emilio Fede arrivò in Rai giovanissimo, poco più che ventenne, entrando in una delle prime generazioni di giornalisti tv insieme a figure come Sergio Zavoli. In quegli anni si fece conoscere soprattutto per il suo lavoro da inviato speciale in Africa, dove trascorse circa otto anni. Quel periodo coincise con momenti storici cruciali: la decolonizzazione, il dissolversi degli imperi coloniali, e l’emergere di guerre civili che segnarono il continente. Fede documentò questi avvenimenti con attenzione, realizzando reportage che divennero presto oggetto di discussione all’interno delle redazioni Rai.

Bruno Vespa, che ha lavorato a stretto contatto con lui nella redazione di Tv7, ricorda che le sue trasferte africane erano spesso argomento “mitico” tra i colleghi, un periodo decisivo per la sua formazione. Nei corridoi della tv pubblica si parlava della capacità di Fede di raccontare eventi complessi con linguaggio accessibile ma incisivo. Questa esperienza gli conferì una visibilità progressiva che lo portò a sperimentare anche con inchieste investigative.

Le inchieste e la direzione del Tg1

Dopo gli anni come inviato, Emilio Fede iniziò a farsi strada anche dietro la scrivania, distinguendosi nella conduzione di programmi giornalistici. Vespa sottolinea che Fede non era solo un volto televisivo capace di dominare la scena, ma un giornalista impegnato dietro le quinte. Tra le inchieste più importanti realizzate figura quella sull’uso di farmaci per gonfiare la carne, la cosiddetta “bistecca agli estrogeni”, una denuncia che attirò l’attenzione sul tema della sicurezza alimentare.

Il punto più alto di questa fase fu la sua nomina a direttore pro tempore del Tg1 dal 1981 al 1983. In quegli anni, Fede riuscì a combinare la padronanza della conduzione con una gestione complessa della redazione. Vespa ricorda i piccoli dettagli che caratterizzavano il suo lavoro: arrivava sempre un po’ in ritardo, si truccava con calma prima di andare in onda, ma una volta davanti alle telecamere mostrava una sicurezza assoluta, che contribuì a consolidare la sua popolarità tra il pubblico.

Il lato umano di Emilio Fede e la passione per il gioco

Bruno Vespa ricorda anche un aspetto meno evidente del carattere di Emilio Fede, quello del grande amante della vita. Il giornalista era conosciuto per la sua “grandissima gioia di vivere” e per essere un affezionato giocatore di poker. Nei momenti di pausa, durante le settimane libere, girava l’Italia con alcuni amici per partecipare a tornei e partite di carte. Questi momenti sociali erano parte integrante del suo stile di vita, lontano dai riflettori televisivi e dalle polemiche che avrebbero poi segnato la sua carriera.

Questa dimensione personale emerge come controcampo alla figura pubblica di Fede, spesso associata a scandali e polemiche politiche. Vespa mette in luce un ritratto più sfumato, quello di un professionista che ha saputo creare legami solidi anche fuori dall’ambiente lavorativo, coltivando interessi personali in modo appassionato.

Emilio Fede, traiettoria tra la Rai e la tv privata

Negli anni successivi, Emilio Fede passò dalla Rai al mondo della televisione privata, entrando nel gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi. Qui assunse ruoli di primo piano, dirigendo telegiornali come Studio Aperto e soprattutto il Tg4, diventando un volto noto a livello nazionale. Questo passaggio segnò una svolta nella sua carriera diventando un personaggio più controverso rispetto agli esordi in Rai.

Il legame con Berlusconi lo portò a sostenere linee editoriali spesso criticate per il loro schieramento, e la sua figura fu coinvolta in diverse vicende giudiziarie. Nel 2021, in particolare, fu condannato per un caso di fotoricatto che segnò una brusca interruzione della sua attività pubblica. Questi episodi hanno offuscato parte della sua immagine, ma non cancellano il ruolo avuto nella storia del giornalismo televisivo italiano, che spazia dalle origini della tv pubblica alla sua trasformazione negli anni Ottanta e Novanta.

Emilio Fede resta un esempio di come la carriera di un giornalista possa attraversare momenti molto diversi, progressioni personali e pubbliche, oltre a passaggi di testimone tra epoche e media. La testimonianza di Bruno Vespa restituisce una parte di questo percorso, quella meno raccontata ma cruciale per comprendere la professionalità e la complessità di un protagonista della cronaca e dell’informazione.