Il portale d'informazione della tua città

Felice Balsamo: “Si è vero, a Napoli stiamo sperimentando la blockchain”

0 203

In questi giorni tanto è stato scritto sulle dichiarazioni del sindaco di Napoli Luigi De Magistris il quale, prospettando una maggiore autonomia nella gestione della città partenopea, ha esternato anche l’ipotesi della creazione di una moneta locale, da affiancare all’euro.

Molte le reazioni tra i cittadini che, tra sarcasmo e scetticismo, hanno sostanzialmente accolto con diffidenza il progetto, addirittura contestando la sua stessa esistenza.

A chiarire i tanti dubbi emersi è arrivato, inaspettatamente, il post su Facebook di Felice Balsamo, descrivendo il lavoro che si appresta ad affrontare un team di esperti, di cui l’autore fa parte, per sperimentare la blockchain anche a Napoli: “Si è vero, a Napoli stiamo sperimentando la blockchain. L’annuncio e la curiosità suscitata dalla notizia della sperimentazione nella città di Napoli di nuove forme economiche da affiancare all’euro ha dimostrato ancora una volta la forza dirompente della città.

Tra il 2000 e il 2008 le Pubbliche Amministrazioni colpite da una grave crisi di liquidità, hanno sottoscritto prodotti finanziari noti come “derivati” che avrebbero sulla carta garantito liquidità immediata senza appesantire le casse pubbliche.Le cose sono andate diversamente i “derivati” strumenti finanziari tutelati dalle rigide regole della finanza, emessi dalle banche, controllate a loro volta da enti severissimi, hanno prodotto debiti ingenti per i prossimi 30 anni per l’intera collettività.

Parallelamente nel 2010 se una pubblica amministrazione avesse investito appena 100 euro nella “nascente” economia delle criptovalute, si sarebbe trovata nel 2018 con un patrimonio pari ad oltre 80 mln di euro.

Due esempi che appartengono alla storia, il primo sui debiti che può produrre un prodotto finanziario “regolamentato”, l’altro sull’economia che può produrre un prodotto innovativo anch’esso regolamentato ma da regole nuove, mai scritte prima, basato sulla reale economia, gestita dal basso e non da banche o enti governativi, come sono appunto le criptovalute.

Per comprendere quale potrebbe essere l’impatto nella città di Napoli basta soffermarsi su quanto già avviene in altre città italiane.

A Rovereto da anni moltissime attività commerciali utilizzano un sistema economico parallelo all’euro, Roma da qualche anno ha introdotto sistemi di pagamento per i Taxi alternativi alle monete di stato, la provincia “autonoma” di Trento consente da qualche anno di poter pagare la refezione scolastica in bitcoin. Napoli pur non essendo partita ha una straordinaria forza mediatica.

La proposta della valuta “partenopea” di questi giorni si basa proprio sulle nuove forme di economia, sui paradigmi stabiliti dalla blockchain e di conseguenza dalle cosiddette criptovalute; se il PIL delle città fosse calcolato sulla forza dirompente e attraente che essa stessa genera come la città di Napoli, ci sarebbe da rivedere moltissimo in termini di economia e consumi.

Ad ogni modo il processo di diffusione e utilizzo della nuova criptovaluta prevede tre fasi, la prima attualmente in corso, dove oltre 200 volontari provenienti da ogni parte del mondo, composti da divulgatori, economisti, sviluppatori, esperti in materia giuridica, stanno ponendo le basi per la diffusione e utilizzo di blockchain nel campo della trasparenza, delle donazioni e in ambito economico tra cui le cripovalute attualmente disponibili come avviene già in alcune città Italiane e come avviene in tantissimi comuni europei.

L’ultima fase prevederà il lancio di una serie di servizi legati all’economia cittadina, tra cui una blockchain compatibile con i micropagamenti e di conseguenza una criptovaluta locale.

L’idea è provare (come avrebbero dovuto fare nel 2010) nuovi paradigmi economici basati sull’economia locale, sulle nuove forme di turismo, sull’artigianato, sull’attrattiva culturale e monumentale della città, lasciando che il valore sia stabilito dal mercato e che questo sia utile per generale profitti, semplificando e riducendo costi, commissioni bancarie, migliorando la tracciabilità dei pagamenti e aprendo alle attività commerciali cittadine a nuovi mercati emergenti potendo contare sugli oltre 60 miliardi di dollari in giro per il mondo detenuti da tantissimi utenti, ma ad oggi difficilmente spendibili.

Non si tratta quindi di stampare moneta, ma di trasferire la potenzialità della città di Napoli in una blockchain, realizzando ciò che è avvenuto in questi giorni, generare idee, inventiva, economia”.

Per chi fosse interessato, il gruppo di lavoro è consultabile tramite questo link: http://www.comune.napoli.it/blockchain

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.