Ferdinando Scianna a Venezia: fotografia, amicizia e uno sguardo critico sulla cultura di oggi

di Roberta Ludovico

Ferdinando Scianna a Venezia, tra fotografia e riflessioni sulla cultura contemporanea. - Ilvaporetto.com

Ferdinando Scianna, fotografo siciliano conosciuto in tutto il mondo, è stato protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 con il documentario “Ferdinando Scianna – il fotografo dell’ombra“. Diretto da Roberto Andò, il film ripercorre la sua carriera e mette a fuoco il rapporto tra i due, oltre alla visione che Scianna ha della fotografia e del modo in cui comunichiamo oggi. Il doc ha avuto un buon riscontro, spingendo a riflettere sul ruolo delle immagini e della cultura contemporanea.

Un’amicizia lunga mezzo secolo al centro del documentario

Il documentario nasce da un’amicizia che dura da più di cinquant’anni tra Scianna e Andò. Il regista, noto per i suoi ritratti di artisti in forma di film, ha voluto fare questo lavoro soprattutto come omaggio a un legame umano, più che professionale. Andò ha detto di aver scelto questo momento perché sente il bisogno di fissare la memoria delle persone a cui è legato. La pellicola è prodotta da Bibi Film insieme a Rai Cinema e sarà distribuita da Fandango in Italia dal 6 all’8 ottobre 2025.

Scianna, primo italiano entrato nel 1982 nell’agenzia Magnum Photos, ha costruito una carriera dove la fotografia si intreccia con la realtà sociale. Nei suoi scatti in bianco e nero emergono contraddizioni e bellezze di luoghi e comunità, creando un racconto che unisce persone e territori. Nel film si vedono anche momenti legati alla Sicilia, sua terra natale, e l’attenzione ai dettagli che raccontano realtà più ampie.

Conversazioni intime e grandi nomi della cultura

Il cuore del documentario sono le conversazioni tra Andò e Scianna. I due ripercorrono insieme le tappe più importanti della loro vita, passando anche per la casa di Leonardo Sciascia, loro amico comune. Il racconto si arricchisce con interventi di personalità del mondo culturale e artistico come Giuseppe Tornatore, Dacia Maraini, Gianni Berengo Gardin, Marco Belpoliti e Mimmo Paladino.

Scianna insiste sull’importanza di una fotografia che racconti non solo un’immagine, ma un momento complesso, carico di emozioni. Ricorda la lezione di Henri Cartier-Bresson, maestro del reportage, che vedeva nello scatto il giusto equilibrio tra occhio, mente e cuore. Sottolinea anche il valore della forma, cioè la struttura narrativa senza la quale la fotografia perde il suo senso.

Il film parla anche della sua esperienza nella fotografia di moda, dove ha lavorato con nomi come Dolce & Gabbana e testate come Vogue. Qui si vede come Scianna sia riuscito a muoversi tra mondi diversi, mantenendo sempre un legame con l’autenticità di chi o cosa ritraeva.

Scianna critica la cultura e la comunicazione di oggi

Una parte importante del documentario è la riflessione di Scianna sui cambiamenti della comunicazione e della cultura contemporanea. Il fotografo mette in guardia sul rischio che la diffusione di massa, favorita dagli strumenti industriali, svuoti il significato di immagini e musica. Parla della possibilità che la musica diventi solo rumore e l’immagine un effetto superficiale, senza profondità.

Riprende le parole di Milan Kundera, che chiamava questo fenomeno una vera e propria “cloaca della cultura”. È una critica dura a un’epoca in cui la quantità di contenuti visivi e sonori rischia di oscurare la qualità, rendendo difficile per chi guarda capire cosa davvero conta. Questo spunto si inserisce nel dibattito attuale sulle conseguenze della digitalizzazione e dell’eccesso di informazioni, che sembrano togliere tempo alla riflessione.

Applausi e premi a Venezia per il documentario

Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, il documentario su Scianna è stato presentato fuori concorso. Ha raccolto applausi lunghi e ha attirato l’attenzione per la capacità di unire un racconto personale con riflessioni sulla fotografia e sulla cultura visiva.

Il film ha ricevuto anche un riconoscimento speciale, lo Special Award Premio Film Impresa promosso da Unindustria. Il premio sottolinea il valore culturale e artistico della pellicola, riconoscendo l’importanza di raccontare figure fondamentali per la fotografia italiana e internazionale, oltre a mettere in luce un percorso fatto di passione e impegno che dura da decenni.

Distribuito come evento in sala da Fandango a inizio ottobre, il film si presenta come un dialogo tra arte, amicizia e uno sguardo critico su tempi dominati da una produzione senza sosta di immagini e suoni.