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Grand Tour: il Foro Carolino e la lunga storia di piazza Dante

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Piazza Dante, già Foro Carolino, è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Da sempre luogo di ritrovo per napoletani e turisti, storicamente collegata agli intellettuali, con le sue librerie e caffè letterari che arrivano fino alla vicinissima Port’Alba, il monumentale varco d’accesso al Decumano Maggiore del centro storico napoletano. L’odierno aspetto della piazza è solo il frutto di una trasformazione costante subita nel tempo: il progetto originale, datato tra il 1757 e il 1765, fu ideato dal brillante architetto Luigi Vanvitelli che, su commissione dell’allora re di Napoli Carlo di Borbone, realizzò il “Foro Carolino”, un grande emiciclo tangente le mura aragonesi chiamato per l’appunto carolino in nome del Re Carlo, con al centro un monumento celebrativo in onore del re spagnolo. Oggi parliamo del Convitto Nazionale di Vittorio Emanuele II, rinominato così nel 1861, dopo l’unità d’Italia.

La piazza fu collocata nell’antico “Largo Mercatello”, dove fino ad allora erano ospitati i mercati e dove si svolgevano gli scambi commerciali. Sino alla metà dell’ottocento infatti la piazza presentava una serie di “fosse del grano” nella parte nord, mentre a sud delle cisterne dell’olio; ed esse furono per secoli i principali magazzini della città. La piazza subì il cambio toponomastico da “Foro Carolino” a piazza Dante dopo il 1861, in seguito all’unificazione dell’Italia.

Scomparvero in questo modo le tracce borboniche: al centro dell’emiciclo fu costruita una nuova statua in marmo bianco raffigurante il poeta Dante Alighieri scolpita da Tito Angelini, il quale giustificò il cambio di nome a sfondo filo-savoiardo sul basamento, dove oggi si legge: “All’Unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri”; inaugurata ufficialmente nel 1871.

 

Incancellabile è però il grande emiciclo monumentale ad esedra, tangente le antiche mura aragonesi, che inglobano la seicentesca Port’Alba già eretta nel 1625 dal viceré spagnolo Don Antonio Alvarez de Toledo duca d’Alba, per facilitare gli spostamenti e le comunicazioni con il quartiere Avvocata, in grande espansione proprio durante quel periodo storico.

Sulle ali dell’edificio è tuttora possibile ammirare ventisei statue ornamentali che rappresentano le virtù di Carlo III. Quattro di queste furono scolpite da Giuseppe Sanmartino, scultore napoletano autore anche del meraviglioso “Cristo Velato” custodito nella Cappella Sansevero. Al centro, un’imponente nicchia avrebbe dovuto invece ospitare una statua equestre del re.

Della stessa fu però realizzato solo il calco in gesso che venne distrutto durante i moti della Repubblica Napoletana del 1799, prima ancora che potesse nascere la statua in marmo o forse in bronzo. In quel punto fu posta una statua di Napoleone I, che venne di conseguenza abbattuta al ritorno dei Borbone.  Sopra la nicchia centrale, rimasta vuota, fu quindi realizzata una piccola torre recante un appariscente orologio. La nicchia stessa fu poi forata per realizzare l’ingresso di un istituto religioso trasformato poi in convitto.

Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II PH: Carlos Iborra

La piazza è stata ridisegnata da Gae Aulenti in occasione dei lavori per la metropolitana conclusi nel 2002, lavori che hanno scatenato non poche polemiche. Una fra le tante fu l’utilizzo della pietra lavica etnea al posto di quella vesuviana, a cui seguì la cancellazione delle aiuole, l’esiguo numero di panchine e le pensiline d’accesso alla stazione, completamente vetrate e al di sopra del livello stradale. Da allora la statua del poeta si trova tra i due accessi, molto lontano dal complesso architettonico. Una storia, quella di Piazza Dante, che riassume a pieno gli ultimi travagliati stravolgimenti politici e culturali che hanno interessato la città partenopea dal 700 ad oggi, una storia che davvero non smette mai di stupire e appassionare.

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