Fratta Di Tarzo, il Leone alato di Marco Martalar danneggiato: la coda spezzata in un atto vandalico
Lo scorso 6 agosto, a Fratta di Tarzo, in provincia di Treviso, era stata inaugurata una scultura che celebra la storia e l’identità del Veneto. Realizzata da Marco Martalar con materiali naturali – tralci di vite e legno proveniente dagli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia – il Leone alato era diventato un simbolo di orgoglio locale. Purtroppo, nelle ultime settimane l’opera è stata più volte danneggiata, fino a quando la coda è stata spezzata, suscitando forte indignazione tra le autorità e la comunità.
Il Leone Alato, simbolo e radice veneta
La scultura di Marco Martalar è fatta con elementi presi direttamente dal territorio trevigiano. I tralci di vite si intrecciano con il legno degli alberi caduti durante la tempesta Vaia, che ha colpito duramente il Veneto tra il 2018 e il 2019. Più di una semplice opera d’arte, questo Leone alato vuole essere un omaggio alle radici storiche e culturali della regione, in particolare ai vigneti delle colline del Prosecco.
L’inaugurazione del 6 agosto ha voluto celebrare anche il sesto anniversario dell’iscrizione delle Colline del Prosecco nel patrimonio Unesco. Un riconoscimento che dà un valore internazionale a queste colline, inserendole tra i patrimoni dell’umanità per il loro paesaggio e la cultura unici. Il Leone alato incarna proprio questa forza: l’incontro tra natura, uomo e storia. L’uso di materiali legati a un evento atmosferico così devastante rende l’opera un monito sulla fragilità e la resilienza del territorio.
Questa scultura non è solo un oggetto artistico, ma un ponte tra passato e presente. Un segno di memoria collettiva che unisce la comunità alla sua identità. Le scelte di forma e materiali vogliono proprio sottolineare questa continuità, invitando chi la osserva a proteggere e valorizzare un patrimonio prezioso.
La reazione alle offese: la coda spezzata che fa discutere
Il danno al Leone alato ha scosso subito le autorità regionali. La rottura della coda non è stata vista come un semplice atto vandalico, ma come un’offesa grave al simbolo che quella scultura rappresenta. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha definito il gesto vile, un attacco non solo all’opera ma all’identità stessa del popolo veneto.
Zaia ha ricordato che il Leone non è un elemento decorativo, ma la storia e la dignità di una comunità. Danneggiare questa scultura significa colpire le radici, i valori e l’orgoglio di chi si riconosce in quel simbolo. Non una bravata, dunque, ma una mancanza di rispetto verso un bene comune e la memoria collettiva.
Le autorità hanno lanciato un appello a mantenere alta l’attenzione sul rispetto del patrimonio artistico e stanno valutando come proteggere meglio installazioni simili in futuro. Intanto, la comunità locale ha espresso dolore e disappunto per questo atto, chiedendo rispetto per il lavoro di artisti come Martalar e per le tradizioni venete.
Un simbolo radicato nel Veneto: storia, natura e identità
L’opera di Marco Martalar si inserisce in un contesto culturale molto sentito in Veneto. Le colline del Prosecco, tutelate e valorizzate grazie al riconoscimento Unesco, raccontano un equilibrio tra attività umana e natura. Il Leone alato richiama un’identità forte, legata soprattutto alle tradizioni agricole e alla coltivazione delle vigne.
Questo simbolo artistico è spesso presente nelle celebrazioni locali che ricordano la storia della regione. Il Leone, figura mitologica di grande impatto, è legato all’immagine storica e politica del Veneto, richiamando la Serenissima e i valori di autonomia e solidità. Usare materiali provenienti dalla tempesta Vaia aggiunge un significato in più, parlando di resistenza e rinascita.
L’opera non solo valorizza i materiali locali, ma vuole mantenere viva la memoria collettiva, trasmettendo un messaggio chiaro di attaccamento al territorio. Per questo motivo, il danneggiamento ha colpito profondamente chi si sente parte di quella storia e cultura.
Vandalismo e tutela: cosa fare per proteggere l’arte pubblica?
Davanti al vandalismo subito dal Leone alato, si aprono riflessioni su come proteggere meglio le opere pubbliche in Veneto. Serve più sorveglianza e anche più sensibilità verso il valore del patrimonio artistico legato al territorio. Molti enti locali stanno pensando a interventi concreti per evitare che episodi simili si ripetano.
Tra le idee ci sono più telecamere nelle zone a rischio e cartelli che spieghino il valore culturale delle sculture. Alcune comunità vogliono coinvolgere i cittadini, dai più giovani agli anziani, per prendersi cura insieme dei beni artistici pubblici e rafforzare il senso di appartenenza e responsabilità.
L’esperienza di Fratta di Tarzo fa riflettere sul rapporto tra arte contemporanea negli spazi aperti e le strategie per bilanciare accessibilità e tutela. Solo così si può difendere un patrimonio che, come in questo caso, è legato alla memoria collettiva e agli eventi naturali che hanno segnato la regione.
Autorità e artisti sono decisi a non lasciare che questo gesto oscuri il valore di un’opera che racconta con forza la cultura veneta. Intanto si pensa al restauro e a come rafforzare la protezione delle sculture future, in attesa di soluzioni concrete.
