Giorgio Battistelli parla contro censura e omologazione nei festival: il caso Mito 2025 e il ruolo della cultura a Venezia e oltre

di Roberta Ludovico

Giorgio Battistelli contro censura e omologazione nei festival culturali. - Ilvaporetto.com

Giorgio Battistelli, compositore italiano noto per il Leone d’oro alla carriera ricevuto alla Biennale Musica di Venezia nel 2022, condivide il suo punto di vista sulla funzione dei festival culturali, specie in un periodo segnato da tensioni politiche internazionali. Alla vigilia del festival MiTo SettembreMusica 2025, di cui è direttore artistico, Battistelli ribadisce la necessità di evitare censura e omologazione nelle scelte artistiche, sottolineando come il compito degli eventi culturali sia quello di stimolare la riflessione e aprire al confronto con realtà lontane dal quotidiano. Le sue affermazioni evidenziano una posizione netta sulla distinzione tra libertà artistica e sostegno politico diretto.

Battistelli e la posizione sulla libertà artistica nei grandi eventi culturali

Giorgio Battistelli esprime un giudizio netto sul ruolo svolto dai festival musicali e culturali oggi. Partendo dall’esperienza personale di direttore artistico al festival MiTo SettembreMusica, che si svolge tra Torino e Milano e a cui dedica la sua attenzione nel 2025 con un programma focalizzato sulle “Rivoluzioni”, il compositore insiste sul fatto che un festival non debba ridursi a una mera vetrina pop o essere ostacolato da scelte prese a scopo esclusivamente politico. Nel suo discorso, Battistelli si oppone alla tendenza di escludere automaticamente figure artistiche per ragioni legate alla loro nazionalità, citando il caso di direttori d’orchestra russi non invitati per quel motivo.

Questa visione di Battistelli richiede infatti che la valutazione di un artista passi esclusivamente tramite la qualità e il contributo culturale, non tramite simpatie o appartenenze politiche indissolubili. Esempi concreti sono diretti: il noto direttore Valery Gergiev, escluso dalla Reggia di Caserta a causa del suo sostegno evidente alle politiche di Putin, è un caso in cui la censura artistica può venir giustificata secondo Battistelli, a differenza del semplice “essere russo”. La sua posizione si basa su una distinzione tra la scelta artistica e l’adesione politica, difendendo il diritto del festival di invitare artisti israeliani che non appoggino direttamente Netanyahu, sfidando così un clima diffuso di sospetti che porta a interpretazioni rigide e restrittive.

Mito settembremusica 2025: un festival dedicato alle rivoluzioni tra Torino e Milano

Il festival MiTo SettembreMusica, evento musicale annuale che coinvolge Torino e Milano, si presenta nel 2025 con un tema molto stringente: le “Rivoluzioni”. Battistelli – al comando per il secondo e ultimo anno come direttore artistico – propone un programma articolato con 67 eventi, spaziando dal sinfonico alla musica da camera, fino a spettacoli multidisciplinari. L’edizione di quest’anno punta a esplorare ciò che nella cultura e nella società si muove e cambia, mettendo a confronto idee ed estetiche spesso lontane nella forma e nel tempo.

Gli artisti coinvolti sono scelti con cura e offrono una varietà di voci: dalla Filarmonica della Scala a direzioni di Maestri come Myung-Whun Chung e Antonio Pappano, fino a ospiti di rilievo internazionale come la London Symphony Orchestra. Questa ricchezza artistica intende stimolare non solo l’ascolto ma anche la riflessione su temi politici, sociali, storici, invitando il pubblico a confrontarsi con “altro” rispetto all’abituale. Si inseriscono in questo progetto le dichiarazioni di Battistelli, che vede nel festival un mezzo per mostrare la diversità culturale, senza piegarsi a imposizioni che limitano l’accesso alla scena culturale di artisti di nazionalità o orientamenti differenti.

Cultura e politica: il dibattito sui confini tra impegno e libertà artistica

Il dibattito attorno alla censura nei festival culturali si fa sempre più acceso nel 2025. La posizione di Battistelli si colloca in questo contesto come un appello al mantenimento di uno spazio culturale libero da condizionamenti troppo rigidi basati su conflitti politici o geopolitici. Se da un lato la lotta contro l’omologazione antropologica nella cultura è condivisa, dall’altro emergono difficoltà quando la nazionalità di un artista diventa pretesto per escluderlo.

L’esempio della cancellazione di Valery Gergiev dal cartellone della Reggia di Caserta nel 2023 ha sollevato molte polemiche proprio perchè, secondo alcuni, la scelta muoveva da valutazioni politiche più che artistiche. Battistelli, pur riconoscendo la legittimità di non sostenere attivamente certe posizioni politiche – come nel caso di Gergiev e Putin – ritiene problematico che si arrivi a bandire interpreti o gruppi semplicemente per la loro provenienza.

Nello stesso modo, difende la possibilità di invitare orchestre o direzioni israeliane prive di una posizione politica manifesta. In un clima internazionale sempre più teso, sottolinea che i festival culturali devono promuovere il dialogo e anche proporre spettacoli “strani” o distanti dal pubblico abituale, senza paura di essere giudicati. In questo modo, la musica e l’arte occupano uno spazio non solo estetico ma anche critico e sociale.


Giorgio Battistelli mette quindi alla prova il rapporto tra cultura e politica, prendendo posizione pubblicamente nel cuore di uno dei festival più importanti nel panorama italiano. MiTo SettembreMusica 2025 diventa così anche l’occasione per riaffermare la funzione culturale quale terreno di scambi aperti e senza preclusioni, capace di proporre riflessioni sulle diversità e sulle rivoluzioni, senza piegarsi a forme di censura basate su nazionalità o posizioni politiche personali.