Hagai Levi presenta a Venezia la serie Etty e lancia un appello contro la violenza a Gaza e Israel

di Ivan Rossi

Hagai Levi a Venezia presenta Etty e invita a fermare la violenza in Medio Oriente. - Ilvaporetto.com

La Mostra del Cinema di Venezia 2025 accoglie Etty, la nuova serie di Hagai Levi che intreccia passato e presente attraverso la figura di Etty Hillesum, scrittrice ebrea olandese vittima dell’Olocausto. Oltre alla presentazione artistica, Levi utilizza la vetrina per richiamare l’attenzione sulla guerra a Gaza e sulle tensioni interne in Israele, denunciando la disumanizzazione e l’odio ben presenti anche oggi.

Hagai Levi e la Serie Etty: un racconto che attraversa il tempo e parla di umanità

Hagai Levi, regista e sceneggiatore israeliano celebre per successi internazionali come Betipul e The Affair, propone con Etty una narrazione che non si limita a rievocare la storia ma la trasporta nel presente. La serie, presentata fuori concorso alla Mostra, si basa sui diari di Etty Hillesum, giovane scrittrice ebrea scomparsa ad Auschwitz nel 1943. La scelta di ambientare le vicende in un tempo contemporaneo ma indefinito emerge come elemento centrale: non ci sono cellulari, internet o tecnologia moderna, ma oggetti e scenari attuali.

L’obiettivo è rendere la storia più vicina e visibile alle nuove generazioni, mostrando come la disumanizzazione e la sofferenza narrate da Etty possano ripetersi in modi diversi. Julia Windischbauer interpreta Etty con una sensibilità che mette in luce il percorso interiore della ragazza, dalla fragilità iniziale fino alla scelta di restare al fianco dei suoi compagni di sventura, contro la tentazione della fuga. Questo fondersi fra passato e presente mira a far riflettere sulla fragilità della condizione umana durante periodi di oppressione.

L’incontro con lo psico-chirologo Julius Spier , che diventa figura di riferimento e amante, dà inizio a un profondo cambiamento spirituale in Etty. Il suo diario offre una testimonianza diretta di lotta contro l’odio che va oltre il contesto storico, trasformandosi in un messaggio universale. La produzione, curata dallo stesso Levi, mantiene così una tensione viva fra memoria storica e attualità.

Il contesto politico attuale: le critiche di Levi su Gaza e israel

Durante la presentazione veneziana, Levi ha parlato senza riserve della situazione a Gaza, definendola “orribile” e denunciando la violenza in corso. Ha ricordato come molti israeliani, tra cui amici cineasti e sceneggiatori che hanno firmato un appello a favore di Gaza, si opponessero all’operato del governo. Levi ha sottolineato che il regime attuale non opprime solo i palestinesi, ma colpisce anche la propria popolazione, creando divisioni profonde all’interno di Israele.

Ha evidenziato il lavoro di centinaia di migliaia di cittadini israeliani che infatti manifestano contro questa politica. La protesta si sviluppa direttamente nelle strade. Pur riconoscendo la complessità del contesto, Levi mantiene la speranza che tali opposizioni possano innescare un cambiamento. Questa posizione si alimenta da un conflitto interno alla società israeliana, dove la cittadinanza è tutt’altro che monolitica. Questa frattura politica si accompagna a un’appassionata richiesta di fermare la violenza, evitando che la crisi degeneri ulteriormente.

L’appello nasce in un momento in cui il mondo osserva con attenzione le conseguenze umanitarie del conflitto. Per Levi la guerra non è una questione che riguarda solo i territori al centro delle ostilità, ma tocca profondamente la coscienza collettiva. Dal suo punto di vista, il rifiuto di ogni forma di odio resta l’unica strada percorribile.

Il parallelo tra l’olocausto e le immagini di conflitti odierni secondo Levi

Levi ha più volte evocato il legame tra la memoria storica dell’Olocausto e le immagini che emergono oggi dai teatri di conflitto. Ha detto di aver rivisto il 7 ottobre scorso scene che gli ricordavano momenti terribili della Shoah: famiglie nascoste negli armadi, fucilazioni e massacri. Le stesse immagini, applicate ai fatti di Gaza, risultano ancora più angoscianti perché mostrano come dall’orrore passato si possa ripartire, pur se in modi nuovi.

Il suo discorso richiama alla necessità di non dimenticare che la violenza e la disumanizzazione sono sempre reali possibili minacce. Ha indicato anche la presenza di una figura di estrema destra al potere nei Paesi Bassi, a sottolineare come la rinascita di ideologie pericolose non sia esclusa nemmeno in democrazie occidentali. Questa riflessione pone la serie Etty non solo come opera storica, ma come monito attuale.

La scelta della serie di non definire esattamente il tempo in cui si svolge serve infatti a ribadire che simili atrocità possono ripetersi. Per chi guarda, arriva così un avvertimento indiretto, calato nella contemporaneità, che invita a mantenere alta l’attenzione sulla difesa della dignità umana e sul rifiuto di ogni forma di odio. La testimonianza di Etty Hillesum diventa allora una voce da ascoltare oggi come ieri, con la stessa urgenza.