Himera, nuove scoperte nel Piano Del Tamburino: aree sacre e mercato di ceramiche rituali

di Chiara Moretti

Scavi a Himera rivelano aree sacre e mercato di ceramiche rituali. - Ilvaporetto.com

Il sito archeologico di Himera, nel Palermitano, continua a restituire pezzi importanti della vita della colonia greca che un tempo dominava queste terre. Le ultime campagne di scavo nel Piano del Tamburino hanno portato alla luce due nuove aree sacre e un possibile punto vendita di ceramiche usate nei riti religiosi. Dietro a queste scoperte, un gruppo internazionale di giovani archeologi guidato dalla professoressa Elena Mango, a conferma del valore storico e culturale del territorio.

Due nuovi santuari emergono nel cuore di Himera

Durante la tredicesima campagna di scavi, conclusa nel 2025, la squadra di Elena Mango ha scavato a fondo nella parte urbana di Himera chiamata Piano del Tamburino. Qui sono spuntate due nuove aree sacre che ci offrono uno sguardo più chiaro sulle pratiche religiose della colonia greca.

Tra i ritrovamenti spicca un santuario di circa 200 metri quadrati, con quattro altari e molte deposizioni votive. Gli archeologi hanno trovato resti di cibo e bevande, tipici delle cerimonie pubbliche e private, insieme a ossa di caprovini, probabilmente offerte rituali. Il sito parla chiaro: la vita religiosa era al centro dell’esistenza degli abitanti di Himera, un luogo dove si svolgevano feste e rituali legati al sacro.

Accanto al santuario è stata scoperta una strada antica che ne delimita il lato ovest. Questi elementi aiutano a capire non solo la funzione del luogo, ma anche come l’area sacra si inseriva nella struttura della città.

Ceramiche rituali in vendita: scoperta una via commerciale

Tra le novità più interessanti spunta un probabile “polesis”, un punto vendita di recipienti in ceramica usati nei rituali del santuario. Questa scoperta apre uno squarcio sugli aspetti economici e sociali legati alla vita religiosa della colonia.

I vasi sono stati trovati disposti lungo la strada appena portata alla luce, che costeggia il santuario sul lato ovest. Tutto lascia pensare che qui si svolgessero scambi di ceramiche destinate ai culti. La presenza di questi oggetti sacri indica un commercio specializzato, che sosteneva direttamente il culto.

Questa strada è un tassello importante per ricostruire la mappa di Himera, dove si intrecciano spazi pubblici, religiosi e mercantili. Il commercio di ceramiche rituali racconta di una comunità con una vita religiosa organizzata e un’economia legata ai riti civici.

Giovani archeologi e un metodo di scavo “cool&green”

L’équipe che lavora a Himera è composta da una decina di giovani studiosi, guidati dalla professoressa Elena Mango dell’Università di Berna. A loro si sono uniti studenti da altre università svizzere, come quella di Friburgo, formando un gruppo internazionale concentrato sulle ricerche nel sito.

Per questa campagna hanno adottato un metodo chiamato “cool&green”, studiato per lavorare soprattutto nelle ore serali e notturne, evitando così il caldo intenso tipico della Sicilia durante il giorno. Le luci usate sono ad alta potenza ma alimentate a energia solare, combinando così il rispetto per l’ambiente con la tutela del benessere dei ricercatori.

Questo approccio dimostra come l’archeologia possa abbracciare tecniche moderne e sostenibili, adattandosi al clima senza rinunciare alla qualità scientifica. I risultati finora ottenuti confermano il valore di questa strategia nei cantieri archeologici di oggi.

Regione in campo per sostenere gli scavi e valorizzare il patrimonio

L’assessorato regionale ai Beni culturali, con l’assessore Francesco Paolo Scarpinato, ha espresso soddisfazione per i risultati emersi a Himera. Secondo Scarpinato, “queste scoperte sono una testimonianza preziosa della storia della Sicilia e aiutano a completare il quadro sul passato.”

Il governo Schifani continua a investire negli scavi che riguardano il Parco di Himera, Solunto e Iato. Il sostegno si traduce in una maggiore tutela e valorizzazione delle aree coinvolte, ampliando l’offerta culturale e arricchendo la conoscenza storica per studiosi e visitatori.

Questa strategia punta a mantenere vivi i cantieri, affiancando i lavori con iniziative di divulgazione e collaborazioni accademiche, come quella tra l’Università di Berna e il Parco archeologico sotto la guida di Domenico Targia. Un impegno che conferma l’interesse per l’uso culturale e turistico di un sito da sempre considerato un patrimonio di grande valore per tutta la regione.