Il documentario “Nino. 18 giorni” racconta la vita e la carriera di Nino D’Angelo oltre i pregiudizi di Napoli

di Chiara Moretti

Nino D'Angelo protagonista del documentario che supera i pregiudizi su Napoli. - Ilvaporetto.com

Nino D’Angelo, figura centrale della musica napoletana dagli anni ’80, affronta senza filtri la sua storia nel documentario realizzato dal figlio Toni D’Angelo. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e in uscita a novembre, scava nel rapporto tra vita privata e carriera artistica, superando stereotipi e difficoltà vissute in un contesto complesso come quello di Napoli.

l’idea di un racconto intimo e serio sulla figura di nino d’angelo

Toni D’Angelo, regista con alle spalle diverse produzioni, ha ricevuto numerose proposte per raccontare la vita del padre, ma nessuna lo convinse davvero. Le richieste infatti spesso davano un taglio superficiale alla storia, soffermandosi solo su luoghi comuni come la camorra o gli anni ’80, senza cogliere la vera complessità del percorso di Nino D’Angelo. Toni ha scelto di realizzare un film che andasse oltre questi aspetti riduttivi, puntando a un racconto serio e appassionato. Per lui il padre appare come un uomo che ha fatto tutto da solo, partendo dalla povertà e superando ostacoli grandi, tanto da insegnargli molte cose.

Il documentario prodotto da Isola Produzioni, in collaborazione con Rai Cinema e altre case, si presenta come un diario intimo. Segue Nino durante la preparazione di un concerto evento, uno dei momenti chiave del suo ritorno sulle scene musicali. La forma scelta da Toni mira a fondere la sfera pubblica con quella privata, mostrando un artista che si svela senza filtri.

Il peso dei pregiudizi e la lotta per essere riconosciuto

Negli anni ’80, Nino ha dovuto affrontare un pregiudizio diffuso che ruotava attorno alla sua immagine, in particolare il famoso “caschetto”. Per molti era un dettaglio superficiale, ma per lui rappresentava un limite reale. Il pubblico tendeva a giudicarlo soltanto dall’apparenza, senza ascoltare la sua musica o capire il valore del suo lavoro. Questa discriminazione lo ha portato a momenti di depressione profonda, ma è stata proprio questa fase difficile a dargli la forza per ripartire, per rischiare e guadagnare una nuova considerazione da parte del pubblico.

Oggi Nino ricorda quelle difficoltà con una consapevolezza chiara: è riuscito a vincere quegli sguardi carichi di diffidenza e a guadagnare rispetto, senza arrendersi. Si definisce una persona fortunata per il successo raggiunto, ma cerca anche di farsi portavoce di chi spesso voce non ha. Pur sapendo che l’uguaglianza resta un’utopia, sottolinea che certe forme di giustizia sono possibili.

Radici familiari e visione personale del successo

La vita privata di Nino riflette le differenze sociali che hanno segnato la sua esistenza. Nato povero, ha dovuto lavorare sin da giovane per sostenere famiglia e padre, rinunciando agli studi. Con orgoglio racconta di aver dovuto assumersi responsabilità importanti già a tredici anni. I suoi figli, invece, crescono in un ambiente borghese, con opportunità di studio e crescita che a lui non erano state date.

Questa contrapposizione emerge nel documentario, che mostra anche il rapporto umano tra padre e figlio, fatto di scoperte reciproche. Nino parla apertamente anche della sua carriera nel cinema, un campo in cui ha avuto diversi ruoli ma che non è mai stato la sua vera passione. Ricorda come spesso gli venissero affidati personaggi stereotipati, soprattutto giovani innamorati che corrono sulle spiagge. Spesso si è sentito limitato, pur avendo avuto l’opportunità di lavorare con registi come Pupi Avati.

Il documentario quindi restituisce un ritratto che non si concentra solo sulla musica, ma mostra le sfumature di un uomo che ha saputo incrociare vari linguaggi artistici.

venezia 2025: un momento simbolico per nino e tonino d’angelo

La presentazione del documentario alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia rappresenta per Nino un momento di grande soddisfazione. Il fatto che a realizzare il film sia stato il proprio figlio aggiunge un valore umano importante alla pellicola. Nino sottolinea come questa esperienza abbia rafforzato il legame con Toni, permettendo a entrambi di superare i pregiudizi che, anche indirettamente, hanno vissuto come padre e figlio.

Il racconto si inserisce in un contesto culturale e sociale che va oltre Napoli e i soliti stereotipi sulla città, parlando di riscatto attraverso il talento e la determinazione. Nino spera che questa storia possa motivare persone nate in situazioni simili alla sua a credere in se stesse e nelle proprie possibilità.

La sua carriera comprende anche importanti riconoscimenti come il David di Donatello e il Nastro d’argento per la colonna sonora di Tano da Morire. Rimane però convinto che il premio più grande sia stato il percorso di vita e questo progetto condiviso con suo figlio, che racconta in modo nuovo e umano la sua storia.