Il festivalfilosofia 2025 riflette su Paideia e il ruolo dell’educazione tra cambiamenti sociali e tecnologici

di Chiara Moretti

Festivalfilosofia 2025 esplora educazione e Paideia tra sfide sociali e tecnologiche. - Ilvaporetto.com

Il Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo torna a portare sotto i riflettori il tema dell’educazione, concentrandosi quest’anno su “Paideia”, termine che richiama la tradizione classica della trasmissione del sapere come base per la convivenza civile e la crescita personale. L’iniziativa raccoglie filosofi e intellettuali internazionali chiamati a confrontarsi sul delicato equilibrio fra vecchie e nuove forme di apprendimento, analizzando come cambiano la salute, la libertà e il futuro della società nel contesto di rapide trasformazioni globali.

Il senso di Paideia: educazione come trasmissione collettiva e progetto condiviso

Il festival prende le mosse dal concetto antico di Paideia, scelto perché rappresenta un’idea di educazione che coinvolge non solo il singolo ma la comunità politica nel suo insieme. Barbara Carnevali, membro del comitato scientifico, spiega che questo termine porta con sé la nozione di complementarità fra individuo e società, mostrando come il sapere non possa essere scisso dalle relazioni sociali in cui avviene la sua trasmissione. Nel programma, si sottolinea il ruolo centrale della scuola e della cultura come spazi per questionarsi sul modello educativo, tanto scolastico quanto sociale.

Nel corso delle giornate, emerge in particolare la riflessione su come l’educazione filosofica aiuti a “imparare a vivere insieme”. Marina Graces dell’Università della Catalogna porta avanti questo punto mettendo in luce la necessità di una educazione che sviluppi la capacità di apprendere in confronto e scambio con l’altro, non solo a scuola ma in tutti i contesti sociali. La docente richiama l’attenzione sull’isolamento crescente causato dalla tecnologia, dove il rapporto diretto si affievolisce, lasciando spazio a forme di controllo politico emotivo attraverso i media e le piattaforme digitali.

Tra istruzione e crisi generazionale: le sfide dello stato e il diritto allo studio compromesso

Massimo Cacciari, filosofo e membro del comitato scientifico, sottolinea con fermezza come lo Stato oggi non riesca a garantire un futuro adeguato ai giovani. La crisi del diritto allo studio rappresenta un chiaro segnale di arretramento culturale che riporta il paese a condizioni precedenti a quelle drammatiche ma cariche di speranze della fine degli anni Sessanta. Il filosofo evidenzia che la direzione presa oggi non solo limita le possibilità individuali ma mina la capacità stessa di preparare le nuove generazioni a ciò che li attende.

Il direttore Daniele Francesconi anticipa che il festival sarà un’occasione per evidenziare queste criticità, ma anche uno spazio per comprendere come affrontarle. Le 56 lezioni e circa 150 appuntamenti sparsi nei tre giorni puntano a far emergere le fratture nella trasmissione culturale generate dai rapidi mutamenti della società. Le rivoluzioni tecnologiche e gli sconvolgimenti sociali impongono riflessioni precise su nuove modalità di apprendimento e partecipazione civile.

Un parterre di filosofia contemporanea per un dibattito tra storie e novità

La manifestazione celebra anche i 25 anni di storia, un percorso segnato dalla presenza di firme importanti della filosofia italiana e internazionale. Tra i confermati ci sono Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Michela Marzano e Massimo Recalcati, mentre figurano anche nomi come Umberto Curi, Roberto Esposito e Stefano Massini. Al fianco degli ospiti storici, partecipano per la prima volta protagonisti del dibattito contemporaneo come James Boyle e Nicola Lagioia, che porteranno nuovi sguardi sul tema.

Non mancano approcci differenti: alcuni interventi si declinano in forme narrative o investigative portate da personalità come Alessandro Bergonzoni e Riccardo Staglianò, capaci di affrontare questioni concettuali attraverso linguaggi creativi o giornalistici. Ci sono poi le “Lezioni dei classici”, appuntamenti dedicati ad approfondire testi fondamentali della filosofia occidentale che hanno segnato svolte nel modo in cui si pensa l’educazione e la formazione.

L’arte e le performance al centro di una trasmissione del sapere popolare e partecipata

Oltre alle conversazioni e alle letture, il festival si arricchisce di un programma artistico che coinvolge performance teatrali, concerti e spettacoli dal vivo. Più di trenta mostre e installazioni espongono opere, curate da musei pubblici e gallerie private, per indagare il rapporto tra arte e trasmissione culturale. Laboratori pratici accompagneranno il pubblico attraverso esercitazioni che mettono in gioco la manualità e il saper fare insieme.

Queste iniziative puntano a valorizzare l’eredità artistica come mezzo per comprendere e rinnovare la formazione al sapere. La presenza di una rete così ampia di istituzioni dimostra l’interesse concreto verso soluzioni culturali che vadano oltre la mera trasmissione teorica del sapere, privilegiando esperienze dirette e partecipative.

Il Festivalfilosofia torna così a interrogare quel filo sottile che lega i saperi passati ai modi di conoscere contemporanei, aprendo un confronto su forme e funzioni di ciò che definiamo educazione nelle società di oggi.