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Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, una garanzia nella lotta alla Terra dei Fuochi

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NAPOLI, 1 GIUGNO – Da queste parti, in questi giorni convulsi, si è molto temuta la possibilità che il ministero all’ambiente del nuovo governo politico fosse destinato a tingersi di verde e finire dunque tra le braccia di qualche avido padano d’oltre Po. Un’eventualità che a lungo logorava e attanagliava quei comitati civici e la cittadinanza attiva che da anni si batte sul territorio per contrastare l’emergenza drammatica della Terra dei Fuochi. Dopo oltre 30 anni di buio totale sulla vicenda, e di politici che si sono succeduti millantando qualche labile promessa, sfumata inevitabilmente nel vento, un ministro leghista all’ambiente sarebbe stato interpretato come una vera e pripria pietra tombale sullo scempio in atto in quella fertile zolla di terra tra Napoli e Caserta.

Non è andata così, per fortuna. Il 31 maggio del 2018 il neo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ufficializza il nome di Sergio Costa alla guida del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare. Un nome, una garanzia, almeno stando al recente passato del soggetto in questione e al suo straordinario curriculum.

Sergio Costa, comandante dei Carabinieri Forestali per la Regione Campania, ha infatti coordinato negli scorsi anni l’inchiesta sulla Terra dei Fuochi, portando alla luce alcune fra le discariche piu pericolose del nostro territorio. Convinto sostenitore della legge 68 sugli ecoreati, ha criticato fortemente la riforma della Pubblica Amministrazione, voluta dall’ex-ministro Madia, la quale andava ad accorpare il corpo della forestale alle altre Forze Armate, disperdendo in questo modo una serie di competenze, oltre a ridurre un’azione di controllo sulle aree a rischio roghi, come purtroppo chiaramente dimostrato nel corso delle scorse estati.

Ci auguriamo che il nuovo ministro possa avere gli strumenti adatti per continuare la lotta, al fine di estirpare il male che attanaglia la nostra terra, stanca di essere messa sempre agli ultimi posti dell’agenda politica nazionale.

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