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Il nostro appello ai napoletani: tutti a mangiare da”Terra mia”

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“Terra mia”, lo sanno bene a Napoli quanto siano colme di contenuti queste due parole; lo sapeva bene anche Pino Daniele che ci costruì una delle più malinconiche ed espressive canzoni della sua immortale carriera. Terra mia è un manifesto partenopeo, un’espressione d’appartenenza e di amore indissolubile che lega ogni figlio di questa città alla sua terra. Ogni napoletano sente possessivamente “suo” questo lembo di tufo bagnato dal vento. Napoli è una, ma appartiene a tutti, soprattutto agli emigranti e a chi in passato ha sofferto, proprio come Mario Granieri, padre di due bambini, titolare della pizzeria “Terra mia” in via Carminiello ai Mannesi a Forcella.

Mario aveva il sogno di aprirsi una pizzeria e l’ha realizzato a Forcella. Il 6 gennaio Mario si reca come ogni mattina alla sua pizzeria e trova la porta crivellata di colpi. La camorra si era fatta viva a modo suo, vomitando piombo avvelenato sui battenti del suo locale. Nei giorni successivi un uomo nascosto da un casco integrale lo minaccia di non denunciare, che se lo avesse fatto sarebbe stato peggio per lui. Mario però non si arrende alla violenza – anche se la moglie vorrebbe andare via da Napoli, terrorizzata da quel vortice di violenza che ha travolto la sua famiglia -, denuncia i suoi aguzzini e invoca la stessa attenzione che i media hanno dedicato a Sorbillo. Il quartiere non se lo lascia ripete due volte: ieri sera il locale di Mario si riempie di gente per bene; arrivano da Forcella ma anche da altre parti della città per fargli sentire il proprio sostegno. Tra i commensali di Terra mia anche il sindaco de Magistris, Alessandra Clemente e il presidente della II Municipalità Francesco Chirico. Mario ha detto no alla camorra, un gesto eroico di questi tempi, e il nostro compito, il compito di tutti quelli che hanno a cuore questa “terra” martoriata, è quello di non lasciarlo solo in questa battaglia.

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