Il nuovo adattamento di L’Étranger di Camus al Festival Di Venezia 2025: un bianco e nero che racconta l’Algeria coloniale

di Roberta Ludovico

L'Étranger in bianco e nero al Festival di Venezia 2025, tra memoria e Algeria coloniale. - Ilvaporetto.com

Il nuovo film di François Ozon, presentato all’82ª Mostra del Cinema di Venezia nel 2025, riprende il celebre romanzo di Albert Camus Lo straniero con una lettura fresca e attenta al contesto coloniale. Girato in bianco e nero, il lungometraggio si svolge nell’Algeria del 1938 ed esplora il distacco emotivo del protagonista Meursault, interpretato da Benjamin Voisin. L’opera riaccende il dibattito sui temi esistenziali e sulle tensioni tra francesi e algerini colonizzati, in un periodo storico delicato e ancora oggi discutibile.

Un bianco e nero che riporta all’Algeria del 1938 immerso in silenzi e tensioni sociali

Le riprese di L’Étranger si sono svolte a Tangeri, in Marocco, che ha sostituito Algeri come ambientazione naturale. La scelta del bianco e nero richiama la memoria visiva del tempo, ma anche i ricordi personali del regista, legati al nonno che fu giudice in Algeria, come racconta Ozon. La forza delle immagini sobrie sottolinea il clima di oppressione e discriminazione presente nella colonia francese. Nel film, infatti, si evidenziano gli scontri sociali tra la popolazione algerina e i pieds noirs, i francesi che abitavano stabilmente nella colonia. Le dinamiche di razzismo emergono nettamente dalla vicenda che porta il protagonista Meursault a un evento drammatico e da cui scaturisce il processo.

L’ambiente caldo e teso di quel periodo fa da sfondo a una storia personale di alienazione e indifferenza. Le strade, gli interni parchi di arredi poveri, le spiagge illuminate da un sole sferzante restituiscono quel senso soffocante onde il senso di estraneità prende forma. Il film rispetta un’impostazione visiva che si tiene lontana dal melodramma, puntando a un racconto fatto di silenzi, sguardi poco esplicativi e gesti contenuti. Questo stile richiama il cinema di Robert Bresson, a cui Ozon si è ispirato per rappresentare la completa insensibilità del protagonista.

Meursault, un ritratto esistenziale fra distacco emotivo e realtà coloniale

Benjamin Voisin interpreta Meursault, un uomo tranquillo, impiegato modesto, che affronta la morte della madre senza alcun segno di commozione o dolore. Il personaggio appare quasi impermeabile alle emozioni e si muove in un mondo dove regna il senso d’assurdo. Questo distacco si manifesta già nel funerale all’inizio del film, dove Meursault sembra più assente che addolorato. La routine si interrompe solo quando avvia una relazione con Marie, una collega, e soprattutto quando l’incontro con il malavitoso vicino Sintès sposta la sua vita verso una spirale di eventi pericolosi.

Il momento chiave è l’omicidio su una spiaggia insopportabilmente calda, che segna il tragico punto di svolta della vicenda. Il comportamento di Meursault dopo questo episodio è centrale per la narrazione: la sua mancanza di rimorso irrita profondamente la società giudicante. Il processo non si concentra tanto sul delitto in sé, quanto sull’attitudine del protagonista, la sua insensibilità e l’assenza di convincimento religioso o morale.

Ozon sottolinea che, anche se non è un filosofo, questa rappresentazione riflette molto bene la filosofia dell’assurdo di Camus. Meursault non si fa rinchiudere in definizioni facili; la sua esistenza sembra sfuggire alle categorie etiche tradizionali. La scena finale del dialogo con il cappellano è un momento decisivo: Meursault respinge ogni tentativo di redenzione spirituale e afferma che siamo tutti colpevoli e condannati.

Una nuova lettura del capolavoro di camus con un occhio alla storia e alle tensioni attuali

Ozon ha scelto di non limitarsi a un adattamento fedele e filologico, come quello di Luchino Visconti del 1967 con Marcello Mastroianni, ma ha voluto ricostruire il racconto con uno sguardo contemporaneo. Questo passaggio implica anche un confronto con le controversie sul passato coloniale francese e l’immagine degli algerini, un tema che da sempre accompagna la ricezione del romanzo di Camus.

Il regista ha raccontato di avere esplorato a fondo la storia delle famiglie francesi legate all’Algeria, una connessione che emerge anche nei fatti personali, come il ritorno del nonno in Francia dopo un attentato. La scelta del nero e bianco diventa così anche un omaggio a quel mondo antico, ai ricordi sbiaditi ma non dimenticati, e forse un modo per tenere vivo il dialogo con un passato complesso.

La Mostra di Venezia 2025 raccoglie questo interesse verso la letteratura densa di significati, soprattutto nel cinema francese, che si impegna a trasformare in immagini e tensioni emotive racconti fondamentali come quello di Camus. La presenza di questo adattamento in concorso conferma l’attualità dell’opera e il fascino che continua a esercitare sul pubblico.

Un impianto narrativo che punta sull’assoluta insensibilita’ e sulle sfumature del giudizio sociale

Il film si avvale di molte citazioni letterarie tratte direttamente dalle pagine di Camus, un elemento che sostiene la tensione narrativa e contribuisce a rendere fedele il carattere del protagonista. L’uso delle “Note sul cinematografo” di Bresson non solo aiuta la messa in scena, ma evidenzia il legame tra cinema e filosofia che Ozon ha voluto preservare.

Meursault viene mostrato come un uomo che resiste a ogni tentativo di essere incasellato, il che rende più complesso il giudizio che la società cerca di infliggergli. Non è solo colpevole di un omicidio, ma soprattutto dell’assenza di una reazione emotiva accettabile, che scandalizza i giurati e gli osservatori. Questo elemento rinnova la riflessione attorno al tema dell’assurdo e della condanna che lo stesso Camus aveva inteso fin dalla pubblicazione del romanzo.

L’insensibilità di Meursault diventa così il centro di una storia che lascia emergere questioni più vaste: il fronte coloniale, la disparità fra oppressori e oppressi, e il peso sociale di un sistema giudiziario influenzato da pregiudizi. Il film si muove in questo spazio con equilibrio, evitando idealizzazioni e portando a schermo una storia complicata, che conserva la sua forza provocatoria.

Ozon ha confermato che l’intenzione era di offrire uno sguardo nuovo, che non dimenticasse le profonde implicazioni storiche e culturali. La tela in bianco e nero, le interpretazioni misurate e le atmosfere rarefatte lavorano insieme per mantenere vivo il significato di quest’opera che si conferma un punto di riferimento per chi riflette su giustizia, alienazione e il peso delle radici coloniali.