Il ritorno del Capitano Alatriste con “Misíon en París” a 30 anni dalla sua nascita

di Chiara Moretti

Il Capitano Alatriste torna con “Misión en París” a 30 anni dalla prima avventura. - Ilvaporetto.com

Dopo 14 anni di silenzio, il Capitano Diego Alatriste y Tenorio torna in libreria con un nuovo romanzo firmato da Arturo Pérez-Reverte. Una saga che ha segnato la letteratura spagnola e non solo, arrivata al traguardo di trent’anni. Un personaggio che incarna il XVII secolo e la Spagna del Siglo de Oro, pronto a tornare protagonista di un’epoca e di un’icona che restano nel cuore di molti.

Capitano Alatriste, il ritorno dopo 14 anni

Dal lontano “Il ponte degli assassini”, Alatriste mancava dalle pagine dei libri. Ora, con “Misíon en París” pubblicato da Alfaguara, il veterano dei Tercios riprende il suo cammino. È l’ottavo capitolo di una saga che ha venduto oltre 7 milioni di copie e tradotta in più di 40 lingue. Non è solo un personaggio letterario: Alatriste ha varcato i confini del libro, diventando protagonista di film, serie TV e fumetti, un vero simbolo culturale.

Pérez-Reverte ha spiegato che questo ritorno era un debito con i suoi lettori e un’occasione per esplorare un pezzo di storia spagnola poco raccontato. Il romanzo arriva proprio a trent’anni dall’apparizione del soldato veterano: un uomo complesso, guidato da un codice d’onore che, nonostante le ferite dell’anima, resta saldo.

Non è solo una storia di battaglie. Alatriste racconta un’epoca segnata dal declino, non senza mostrare la sua umanità e le sue contraddizioni. È lo specchio di una Spagna che cambia, lontana da facili mitizzazioni.

Un eroe spagnolo tra polemiche e contraddizioni

Alla presentazione di “Misíon en París” all’hotel Palace di Madrid, Pérez-Reverte ha sottolineato quanto Alatriste sia un personaggio complesso e controverso. È spesso nel mirino: da una parte la sinistra radicale lo accusa di essere nostalgico dell’impero e dei simboli nazionali; dall’altra, la destra critica il suo giudizio sull’Inquisizione e la “leggenda nera”.

Questa doppia critica ha spinto l’autore a raccontare un’epoca con meno toni celebrativi e più realismo. Qui non ci sono eroi perfetti né nazionalismi semplici. Alatriste è “con il meglio e il peggio di noi”, come dice lo stesso Pérez-Reverte. È fedele a una Spagna che si perde e si ritrova, piena di contraddizioni.

Il Capitano porta con sé una fedeltà malinconica, immersa nell’ombra di un impero ormai in declino. Il suo spirito, fatto di crudeltà e nobiltà, rappresenta il Siglo de Oro spagnolo nei suoi aspetti più veri, meno idealizzati. L’autore lo paragona agli spagnoli di oggi, capaci di solidarietà concreta davanti a calamità come alluvioni e incendi, dove emerge quella “cifra buona” che definisce il carattere nazionale.

“Misíon En París”: tra storia e omaggio ai moschettieri

La nuova avventura si apre subito dopo gli eventi di Venezia raccontati nel romanzo precedente. Stavolta la scena si sposta a Parigi, dove Alatriste si trova coinvolto in una trama che incrocia i celebri “Tre moschettieri” di Alexandre Dumas: D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis. Tutto si svolge durante l’assedio di La Rochelle tra il 1627 e il 1628, un conflitto tra i protestanti hugonotti e il potere monarchico guidato dal cardinale Richelieu.

Pérez-Reverte mescola abilmente una storia avvincente con riferimenti storici precisi. Non è solo una ricostruzione superficiale, ma uno sguardo acuto sulla decadenza dell’età d’oro spagnola, mettendo in luce le ambiguità di onore e violenza che attraversano i personaggi.

Il rapporto tra Alatriste e il giovane allievo Íñigo Balboa apre nuove piste sulla crescita personale e sulle sfide morali di quegli anni. Il romanzo conferma il talento dell’autore nel creare un mondo narrativo ricco di colpi di scena e profondità storica.

Il Capitano che invecchia insieme al suo creatore

Pérez-Reverte, oggi 75 anni, ammette che Alatriste è cresciuto con lui. In questi trent’anni il personaggio ha guadagnato amarezza e rimorsi, riflettendo le difficoltà vissute dall’autore. Da uomo violento e crudele, Alatriste si è trasformato in una figura capace di lealtà e dignità, con molte sfumature.

L’autore non nasconde che il suo eroe ha commesso azioni di cui non va fiero, come un episodio violento a Napoli da giovane. È questo lato oscuro che si scontra con un codice etico che lo tiene a galla in un mondo fatto di degrado e sangue.

Alatriste non è solo un personaggio storico, ma un simbolo umano segnato da conflitti interiori e da un passato pesante. La narrazione di Pérez-Reverte ha seguito un percorso di maturazione che rende la storia ancora più reale e profonda, amata da milioni di lettori.

L’Italia, terra chiave nella saga e nella storia

L’Italia ha un ruolo fondamentale nella saga e nel mondo di Alatriste. Non è solo la seconda casa dello scrittore, ma nel XVII secolo era un punto di riferimento cruciale per la Spagna. Oltre alle Fiandre e al Nord Africa, l’Italia spiccava per il suo clima e la sua cultura, un vero paradiso per i soldati spagnoli.

Nel racconto si citano eventi importanti come l’assedio di Breda, dove i tercios italiani combattevano al fianco degli spagnoli. Questo intreccio militare e culturale racconta le alleanze complesse di quel periodo.

Pérez-Reverte sottolinea anche la contaminazione linguistica: molti italianismi si sono inseriti nello spagnolo parlato dai soldati, contribuendo ad arricchire la lingua. L’Italia diventa così un crocevia di guerre ma anche di vita quotidiana, cultura e scambi.


La pubblicazione di “Misíon en París” segna un passo importante per la saga del Capitano Alatriste e offre uno sguardo affascinante sul XVII secolo spagnolo. Un romanzo che unisce storie personali, dettagli storici e riflessioni sulla complessità di un’epoca e di un’eredità culturale ancora oggi molto viva.