Il portale d'informazione della tua città

“Il sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo in scena al Nest: regia di Mario Martone

0 1.410

Quando gli attori della compagnia del NEST hanno chiesto a Mario Martone di dirigere uno spettacolo di Eduardo De Filippo, ha finalmente pensato: “E’ arrivato il momento!”, così questa mattina il regista, nell’ambito di un convegno tenuto presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II, ha spiegato in che modo si è sviluppata questa piacevole collaborazione.

L’opera in questione è “Il Sindaco del Rione Sanità“, un testo teatrale del 1960, scritto e interpretato da Eduardo De Filippo in scena dal 6 al 17 marzo 2017 al Nuovo Teatro NEST di Napoli, San Giovanni a Teduccio, per la regia di Mario Martone.

Anche se l’opera gode di una propria collocazione temporale sembra essersi cristallizzata nel corso del tempo così da apparire di grande attualità agli occhi dei più giovani, generando una dilatazione del tempo che rende il testo un racconto sospeso. Questa caratteristica preponderante ha permesso alla compagnia di giovani attori di avvicinarsi all’opera adattandola in chiave contemporanea sotto l’occhio vigile del maestro Mario Martone.

Nell’Italia tranquilla del boom economico e della grande ripresa dopo la miseria delle due guerre mondiali, Eduardo portò in scena la malavita, la criminalità che a suo modo attraverso un proprio statuto di leggi governa e impartisce una propria giustizia.

Il mondo reale è composto da sempre da due diverse facce, esiste il bene ed esiste contemporaneamente il male, l’uomo appare docile nel suo aspetto esteriore ma interiormente regna una bestialità e una crudeltà nascosta. La bestia interiore è il simbolo che ci guida lungo tutta la rappresentazione teatrale e trova una connotazione reale e significativa nel cane di Don Antonio Barraccano, il mastino di nome Malavita. Questa piccola realtà napoletana, ancora una volta, come in “Napoli milionaria!” o in “Filumena Marturano” diventa specchio e riflesso di un dramma comune, di un argomento che dalla vicenda particolare acquista caratteristiche universali.

Il testo, come ha spiegato Mario Martone e come lo intendeva Eduardo, deve essere considerato come uno spartito sul quale tracciare una melodia, la melodia in questione non può che essere il dialetto napoletano. Ma il regista ha operato un vero e proprio adattamento in chiave linguistica e culturale dovuto all’età degli attori.

Francesco Di Leva, 39 anni, ex panettiere, originario di San Giovanni a Teduccio è l’interprete protagonista e in base a lui sono stati scelti tutti gli attori che partecipano al progetto, abbassando di molto l’età media dei personaggi messi in scena al tempo di Eduardo De Filippo.

Ciò ha permesso di creare delle piccole variazioni, avvicinando le vicende alle azioni moderne e comuni di tutti i giorni senza violentare la radice tematica dell’opera, così, per esempio, le lire diventano euro, le uova delle galline dimenticate in un pollaio si trasformano in un cellulare dimenticato in auto.

Il dialetto si abbraccia perfettamente ai corpi degli attori, le attualizzazioni permettono di avvicinare anche i più giovani al teatro, quest’ultimo è l’obiettivo principale del NEST, teatro di periferia, che nasce in un luogo confiscato alla camorra, i cui attori sono ragazzi che portano le cicatrici interne della criminalità organizzata.

Viene spontaneo chiedersi, quale posto migliore per ricordare il significato che Eduardo De Filippo ha avuto per il teatro in generale e per Napoli in particolare?

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.