Infantino condanna l’aggressione a un portiere tredicenne: la Fifa dice no alla violenza nel calcio giovanile
L’aggressione subita da un portiere di 13 anni ha riacceso un dibattito importante: il calcio deve restare un momento di crescita e divertimento per i più giovani. Gianni Infantino, presidente della Fifa, non ha esitato a prendere posizione, bocciando ogni forma di violenza sul campo e ricordando quanto sia fondamentale mantenere lo sport un’esperienza positiva per i ragazzi.
Infantino: “Il calcio è un gioco, non un terreno per la violenza”
Il presidente della Fifa è intervenuto subito dopo l’episodio che ha visto protagonista un giovane portiere durante una partita giovanile. Con un messaggio su Instagram, Infantino ha condannato senza mezzi termini l’aggressione messa in atto da un genitore di un altro giocatore. Ha ribadito con chiarezza che il calcio deve essere un gioco, un momento di svago e non un’occasione per comportamenti aggressivi o pericolosi.
Infantino ha anche un legame speciale con la Calabria, sua terra d’origine, dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Questo riconoscimento testimonia il suo impegno nel promuovere lo sport come strumento di inclusione e crescita personale. La sua condanna dell’episodio si inserisce proprio in questo impegno a difesa dei valori sani dello sport giovanile.
Violenza nel calcio giovanile: un problema che non si può ignorare
L’episodio che ha coinvolto il portiere non è un caso isolato. Negli ultimi tempi, la violenza nel calcio giovanile è tornata a far discutere, spingendo le autorità sportive a intervenire con decisioni più decise. Anche il Giudice Sportivo della Locride ha preso provvedimenti per tutelare i giovani atleti.
Il calcio dovrebbe essere per i ragazzi un’occasione per socializzare, divertirsi e crescere, non un motivo di paura o stress. Quando la violenza fa capolino, si rischia di allontanare giocatori, famiglie e tifosi, rovinando quel clima positivo che dovrebbe caratterizzare lo sport. In più, episodi del genere possono lasciare ferite profonde, sia a livello psicologico che nel modo in cui i ragazzi vedono lo sport.
Calabria: la violenza non si ferma al campo da gioco
In Calabria, però, il problema va oltre il calcio. La regione deve fare i conti con una realtà complessa, dove la violenza si estende anche a chi racconta la cronaca locale. Intimidazioni a giornalisti diventano un ostacolo serio alla libertà di stampa e al diritto di informare.
Organizzazioni come il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e il Partito Democratico hanno espresso solidarietà alle vittime di queste minacce, chiedendo interventi concreti per garantire un ambiente sicuro e libero per tutti. Il focus non è solo sul mondo dello sport, ma su tutto ciò che serve ai giovani per crescere senza paura, ingiustizie o soprusi.
L’aggressione nel calcio giovanile, quindi, diventa il simbolo di una sfida più ampia: quella di costruire comunità più giuste, equilibrate e pacifiche.
