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La chiesa geniale

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Il napoletano Rione Luzzatti è giunto alla ribalta grazie allo sceneggiato televisivo ispirato al romanzo “L’amica geniale” di Elena Ferrante, ignota autrice che viene talora identificata con Domenico Starnone.

Luigi Luzzatti fu il promotore della legge del 1903 che istituiva l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP); il rione che ne porta il nome fu edificato negli anni Venti alla periferia est della città, in una zona detta ‘o Pascone (perché vi pascolavano cavalli allo stato brado), in parte paludosa.

Nonostante la sua recente notorietà e l’emozione di vedere dal vivo i luoghi della vicenda letteraria, il rione purtroppo resta un sito piuttosto anonimo, dove non vi è praticamente nulla di turistico da ammirare. Ma c’è un’eccezione: un’insospettabile e magnifica eccezione che rende il Luzzatti custode di un gioiello. La storia ha dell’incredibile.

Nel 1934 la monumentale Chiesa di San Giuseppe Maggiore, sita in pieno centro a Napoli e da cui deriva il nome del quartiere, tra via Medina e via Diaz, doveva essere abbattuta insieme ad altri edifici, per far posto al Rione Carità, una sorta di centro direzionale di epoca fascista che tuttora caratterizza l’area. Fu così che gli interni (marmi, tele, altare, ecc.) furono smontati e trasferiti al Rione Luzzatti, dove si voleva costruire una più ampia chiesa che lo servisse.

L’idea geniale, sostenuta soprattutto dall’allora Cardinale Alessio Ascalesi, fu appunto quella di non distruggere del tutto quella chiesa del Cinquecento, edificata dalla corporazione dei falegnami (‘e mannese) ma di trasferirla! Persino i resti sepolti nell’ipogeo furono esumati e portati al Cimitero delle Fontanelle.

Foto di Antonio Lombardi

La chiesa del Rione Luzzatti fu inaugurata il 27 ottobre 1937 con il titolo di Chiesa di San Giuseppe Maggiore dei Falegnami ed affidata ai Padri Giuseppini, che tuttora la officiano. La sua storia successiva non è stata per nulla facile, anzitutto per il bombardamento a tappeto della zona intercorso tra il 15 e il 17 luglio 1940. Provenire dalle umili costruzioni del Rione Luzzatti ed entrare in questa chiesa è un’esperienza spiazzante. Una chiesa artistica del Cinquecento dove non ti saresti mai sognato di trovarla.

La cupola, in piastrelle in maiolica di fattura napoletana, svetta dietro la facciata che riporta la scritta dedicatoria: “Tu es custos domus Dominae meae”, Tu sei il custode della casa della mia Signora, con riferimento a San Giuseppe. L’interno è ricoperto dagli antichi marmi policromi che vanno a comporre un insieme di grande armonia, secondo il disegno di Gabriele d’Agnolo, grande architetto rinascimentale napoletano che ha lasciato altri suoi lavori in città. E poi le opere di Bartolomeo Guelfo da Pistoia, Francesco Solimena, Battistello Caracciolo, il presepe ligneo di Giovanni da Nola sull’altare maggiore. Su tutto, all’apice dell’abside, il grande gruppo scultoreo dell’Eterno Padre opera di Giuseppe Sammartino: l’autore del Cristo Velato.

Benvenuti nella chiesa del Rione Luzzatti. Benvenuti nella chiesa geniale.

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