La documentarista Laura Poitras presenta a Venezia il film Cover-Up sul giornalista d’inchiesta Seymour M. Hersh
Laura Poitras torna a Venezia con un documentario dedicato a Seymour M. Hersh, uno dei più noti giornalisti investigativi americani. Il film, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema 2025, esplora il rapporto tra il reporter e le verità nascoste dietro le versioni ufficiali. In un periodo in cui il giornalismo tradizionale mostra segni di difficoltà, il lavoro della regista riflette sulle sfide di raccontare eventi importanti in modo completo.
La rinascita di un legame tra cinema e giornalismo investigativo a Venezia
Dopo aver ottenuto il Leone d’oro tre anni fa con “All the Beauty and the Bloodshed”, Laura Poitras torna a Venezia con “Cover-up”. Il film, realizzato insieme a Mark Oberhaus, ha come protagonista Seymour M. Hersh, noto per le sue inchieste su guerre e complotti internazionali. Poitras si concentra sulle verità scomode spesso oscurate, confermando il suo impegno a portare alla luce storie non filtrate dai media tradizionali. Presentare Hersh al Lido significa raccontare la determinazione di chi sfida la narrazione dominante in un contesto in cui certi fatti rischiano di essere ignorati o manipolati.
Il valore di Hersh e il senso del giornalismo investigativo oggi
Seymour M. Hersh, nato nel 1937, ha segnato la storia del reportage investigativo con inchieste come quelle sul massacro di My Lai durante la guerra del Vietnam e sugli abusi nella prigione di Abu Ghraib. Nel documentario emergono i principi e le tecniche alla base del suo lavoro. Hersh spiega che la chiave per raccontare la verità sta nella fiducia conquistata con persone all’interno di agenzie governative, servizi segreti o ambienti militari. Questi informatori, mossi dal senso del dovere o dal pentimento, forniscono dettagli riservati difficili da ottenere in altro modo. Hersh sottolinea che, nonostante tutto, esiste ancora una forma di integrità in America, ma la crisi del giornalismo tradizionale rappresenta una minaccia concreta alla diffusione di fatti reali e credibili.
Dalla guerra in Iraq a Gaza: il fallimento della stampa mainstream secondo Poitras
Laura Poitras ha concepito l’idea di questo documentario già nel 2005, durante la guerra in Iraq, quando gran parte del giornalismo offriva una narrazione parziale degli eventi. Lei rappresentava un’eccezione, valorizzando il lavoro di Hersh come baluardo di verità alternative al racconto ufficiale. Nel 2025, il parallelo si estende alla crisi attuale di Gaza. L’incapacità dei media tradizionali di fornire un racconto completo si unisce al rischio rappresentato dagli attacchi contro giornalisti impegnati a documentare la realtà sul campo. “Cover-up” si presenta così come un’opera urgente in cui storia, guerra e verità si intrecciano in un contesto di fragilità e contraddizioni mediatiche.
La posizione di Hersh sulla politica americana e il futuro del giornalismo
Nel documentario e nelle interviste, Hersh mostra consapevolezza riguardo ai cambiamenti politici e mediatici negli Stati Uniti. L’ex reporter mette in guardia sulla natura autoritaria che attribuisce all’attuale presidente americano, delineando un quadro preoccupante per le libertà democratiche. L’idea che un capo possa aspirare a un potere illimitato si accompagna, secondo Hersh, alla crisi del giornalismo, che deve lottare per difendere spazi di libertà d’informazione. Il film invita a riflettere sul ruolo del giornalista e sull’importanza di tutelare inchieste indipendenti al servizio del pubblico.
Il documentario di Poitras racconta così una vicenda che supera l’indagine su Hersh. Mostra come la ricerca della verità sia messa alla prova da pressioni politiche, compromessi mediatici e rischi personali. Lo fa attingendo a episodi storici noti e all’attualità, evidenziando il ruolo fondamentale del giornalismo investigativo nel difendere il diritto collettivo a essere informati.
