La Filarmonica Della Scala torna in Corea e Giappone dopo 17 anni con un tour di due settimane

di Roberta Ludovico

La Filarmonica della Scala in tournée in Asia dopo 17 anni. - Ilvaporetto.com

Il 14 settembre la Filarmonica della Scala è partita per Seoul, dando il via a una tournée in Corea del Sud e Giappone. È il primo viaggio in Estremo Oriente dopo 17 anni di assenza. Non si tratta solo di concerti: ci sono anche incontri con ambasciate e istituti culturali, un mix di musica e diplomazia. Il tour, sostenuto da Allianz e Unicredit, segna un ritorno importante dopo anni difficili segnati da crisi economiche e pandemia.

Dietro le quinte del tour: come è tornata la Scala in Estremo Oriente

Organizzare questo viaggio non è stato semplice, soprattutto dopo un decennio di stop. Dal 1988 la Filarmonica si era esibita spesso in Asia, ma dal 2008 è arrivata una lunga pausa, prima per problemi economici e poi per il blocco imposto dalla pandemia nel 2020. Un tentativo di ripartire c’era stato poco prima del Covid, ma solo ora si è potuto davvero fare il passo. Damiano Cottalasso, il coordinatore artistico, conferma che vogliono mantenere questa presenza in Asia, con già un possibile ritorno fissato per il 2027. Prima della partenza, le 49 casse con strumenti e materiali sono state spedite in anticipo, mentre i musicisti hanno preso l’aereo per iniziare un viaggio che unisce impegni artistici e appuntamenti ufficiali.

Seoul, tra ricordi olimpici e la nuova energia dei giovani musicisti

Chi c’era negli anni ’90 ricorda una Seoul ancora segnata dalle Olimpiadi del 1988, un’atmosfera festosa e accogliente. Oggi la città è un mix di grattacieli, maxischermi che pubblicizzano star del K-pop e prodotti di bellezza, diventata un vero simbolo di modernità e cultura pop. Nel frattempo, la Filarmonica ha visto un ricambio generazionale importante: oltre il 10% dei musicisti è cambiato negli ultimi tre anni per pensionamenti. I più giovani si sono preparati al viaggio curiosando online e confrontandosi con colleghi, anche coreani che suonano in orchestre internazionali. Cambia anche il pubblico dei concerti: sempre più giovani, molti ventenni, che mostrano un interesse crescente per la musica classica, nonostante la forte attenzione locale all’aspetto giovanile.

Tra un concerto e l’altro: visite, shopping e tradizioni di Seoul

Appena arrivati, gli artisti hanno avuto un giorno libero, un lusso raro in tournée. Molti ne hanno approfittato per visitare palazzi reali, quartieri storici e musei. Altri si sono immersi nella cultura locale, acquistando prodotti per la cura della pelle, una vera passione in Corea, mentre qualcuno ha scelto di farsi confezionare fraq su misura dagli sarti di Itaewon. Il negozio Manchester, noto per l’abbigliamento maschile, è stato ancora una volta punto di riferimento. Nonostante prezzi più alti e qualche difficoltà post-Covid per i sarti, il servizio resta veloce, con consegne in un solo giorno. Questi momenti aiutano i musicisti a legare con la città, dando un valore in più a questa tournée oltre alla musica.

Masterclass e scambi culturali con le istituzioni musicali coreane

Roberto Miele al corno e Francesco Tamiati alla tromba hanno tenuto una masterclass al Sungshin Women’s University College of Music. È un rapporto che va avanti da anni, iniziato anche con un’esperienza simile nel 2013 durante una tournée a Mosca. Collaborare con le istituzioni educative coreane significa andare oltre i concerti: si costruiscono scambi e formazione tra artisti italiani e coreani. Questo rende il viaggio più ricco, inserendolo in un percorso di crescita culturale condivisa.

Tra fusi orari, dimenticanze e impegni familiari: la vita on the road

I primi giorni non sono mancati problemi. All’arrivo, una pioggia battente ha accolto il gruppo. In orchestra qualche discussione non è mancata, per esempio tra trombettisti su chi dovesse suonare cosa, o tra contrabbassisti sul numero degli strumenti disponibili. Nella chat del tour sono spuntate le classiche dimenticanze da viaggio: passaporti, telefoni, giacche e ombrelli persi e poi ritrovati. Il jet lag, con sette ore di differenza rispetto all’Italia, ha reso difficile ricalibrare i ritmi. Nel frattempo, molti hanno dovuto gestire a distanza questioni familiari, dai compiti scolastici alle pratiche burocratiche, fino alla salute dei propri cari. Il tour toccherà sette città con otto concerti prima del ritorno previsto per il 28 settembre.

Il maestro Myung-whung Chung e l’accoglienza coreana

Le prove con il maestro Myung-Whung Chung sono state un momento cruciale. Chung, direttore emerito dell’orchestra e futuro direttore musicale del teatro dal 2027, parla spesso del rapporto quasi familiare con i musicisti. Questa parte asiatica del tour gli sta particolarmente a cuore, essendo il suo paese d’origine. La sua attenzione e rigore durante le prove sono molto apprezzati da tutti. Gli spettacoli al Seoul Art Center Music Hall e poi a Busan hanno ricevuto ovazioni e standing ovation. Dopo ogni concerto, il pubblico ha chiesto autografi agli orchestrali. Per celebrare, il maestro Chung ha organizzato una cena in un locale affittato solo per loro, un gesto che ha fatto la differenza rispetto ad altre esperienze. Dopo 36 anni di collaborazione, la Filarmonica si prepara a un periodo intenso sotto la sua guida.