La Maiani Accademia Moda presenta a Roma “White”, collezione bianca in organza di ananas patrimonio Unesco
La prestigiosa Maiani Accademia Moda ha inaugurato a Roma una sfilata che ha catturato attenzione per la forte connessione tra tradizione artigianale filippina e sostenibilità nel mondo della moda. La collezione “White”, realizzata dagli studenti dell’accademia, si è distinta per l’uso esclusivo di diverse sfumature di bianco e per l’impiego di un tessuto unico ottenuto dalle foglie di ananas, riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco. L’evento si è tenuto in uno dei luoghi più suggestivi della capitale, Villino Pacelli, sede dell’ambasciata delle Filippine in Italia.
La realizzazione della collezione white e il valore dell’organza di foglie di ananas
La collezione “White” ha richiesto due anni di lavoro intenso e attento da parte degli studenti della Maiani Accademia Moda . Al centro del progetto c’è un tessuto particolare, un’organza prodotta a partire dalle foglie di ananas, materiale artigianale con radici profonde nella cultura filippina. Questo tessuto è lavorato esclusivamente a mano e con tecniche tradizionali, usando telai che rispettano le antiche pratiche delle comunità rurali filippine. Maria Maiani, fondatrice e direttrice dell’accademia, ha sottolineato che l’organza d’ananas non è soltanto un elemento estetico, ma una testimonianza viva di una tradizione che attraversa secoli, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale.
L’importanza di questo tessuto si riflette anche in termini economici e sociali per la comunità filippina, dove artigiane donne mantengono viva la tecnica di tessitura che coinvolge fibre naturali come ananas, banana e canapa di Manila. Questi materiali naturali non solo rappresentano un’identità culturale, ma sostengono direttamente la sopravvivenza di famiglie e interi villaggi. La scelta di adottare questo tessuto nella collezione racconta la volontà di mostrare il legame fra moda, storia e rispetto delle tradizioni manuali.
La sfilata a Villino Pacelli: un evento di moda e cultura tra Italia e Filippine
La presentazione della collezione “White” si è svolta nel giardino di Villino Pacelli, una villa in stile liberty nel centro di Roma che ospita l’ambasciata delle Filippine. Questo luogo non è stato scelto a caso: rappresenta un simbolo di cultura e diplomazia che ha permesso una sinergia tra giovani talenti italiani e la tradizione artigianale filippina.
Gli outfit, quarantaquattro in totale, giocano su un bianco che spazia dall’avorio al ghiaccio, elaborando abiti leggeri, quasi eterei, che mostrano una moda attenta agli aspetti ambientali. L’innovazione si manifesta anche attraverso l’uso del kirigami, una tecnica giapponese di ritaglio, applicata a scarti di banner pubblicitari trasformati in cappelli, accessori e dettagli decorativi come farfalle, stelle e fiori. Questo legame con la sostenibilità ha attirato personalità del mondo della moda e della politica, tra cui Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Moda e Sport di Roma, e Stefano Dominella, presidente della maison Gattinoni.
L’intento dichiarato di questa sfilata è quello di dialogare con una moda che cambia, sempre più consapevole della necessità di recuperare materiali, di rispettare l’ambiente e di portare avanti un racconto culturale attraverso abiti capaci di unire passato e presente.
Parole dell’ambasciatore Filippino e il significato culturale della collaborazione
L’ambasciatore delle Filippine in Italia, Nathaniel Imperial, ha definito la collezione “White” un intreccio tra storia e cultura che supera il semplice aspetto estetico per trovare radici profonde nell’identità di un popolo. Ha evidenziato come la collaborazione con la Maiani Accademia Moda rappresenti un punto d’incontro tra memoria e innovazione, in cui i tessuti con storie centenarie incontrano nuove forme di espressione artistica.
L’ambasciatore ha inoltre ricordato che le tecniche di lavorazione tessile impiegate si basano su fibre naturali che vengono tramandate da generazioni di donne artigiane. Confidando sull’eco internazionale dell’evento, ha posto l’accento sul valore di questa tradizione che non solo preserva la cultura filippina, ma sostiene economicamente comunità rurali meno conosciute, portando a Roma racconti di vita e abilità manuali.
Nella sua visione, questa sfilata ha rappresentato una dichiarazione d’intenti verso una moda che può essere orgogliosa di raccontare storie etiche e responsabili. L’interazione tra artista, artigiano e territorio è stata al centro del progetto, rendendo possibile un dialogo che supera le frontiere e mette in luce l’importanza di mantenere vive identità culturali attraverso la creatività contemporanea.
