La mostra “Fotogrammi Di Moda Italiana” sbarca a Copenaghen per celebrare il legame tra cinema e abbigliamento italiano

di Andrea Presto

Mostra di moda italiana in scena a Copenaghen, omaggio al cinema e allo stile. - Ilvaporetto.com

L’esposizione “Fotogrammi di moda italiana: dagli anni ’50, l’Italia che veste il cinema internazionale” arriva a Copenaghen, ospitata nella sede dell’ambasciata italiana. Curata da Stefano Dominella, presidente onorario della maison Gattinoni, la mostra illustra l’intreccio tra cinema e moda che ha contribuito a promuovere il made in Italy nel mondo a partire dagli anni Cinquanta.

Roma anni ’50: la nascita di una couture italiana legata al cinema

Negli anni Cinquanta Roma si trasforma in un crocevia fondamentale per la moda grazie all’afflusso di star internazionali attratte dal cinema. La capitale diventa nota come la “Hollywood sul Tevere“, un simbolo di stile e glamour. È in questo periodo che il cinema espone le creazioni delle prime case di moda italiana a un pubblico globale. Le attrici e gli attori che lavorano nelle pellicole romane iniziano a indossare abiti creati da sartorie e couturier italiane, conferendo alla moda un ruolo centrale nella promozione culturale e commerciale dell’Italia.

La moda italiana, racconta Dominella, emerge dal connubio con il cinema, un medium capace di mostrare al mondo la qualità e la creatività del vestire italiano. Questo periodo segna una vera e propria nascita cui si deve anche il successo internazionale della sartoria romana. Il cinema diventa vetrina per abiti che in precedenza erano sconosciuti fuori dai confini nazionali.

La selezione degli abiti in mostra: un viaggio tra icone e stilisti del made in Italy

La mostra raccoglie venticinque abiti provenienti da archivi storici privati e dalla collezione personale del curatore. Tra gli stilisti presenti figurano nomi storici come Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, Annamode Costumes, Sartoria Peruzzi, oltre a figure più recenti e celebri come Valentino, Giorgio Armani, Laura Biagiotti e Guillermo Mariotto. Ogni capo rappresenta una pagina importante della moda italiana legata al cinema.

Gli abiti, indossati da attrici simbolo di un’epoca, raccontano storie di stile e innovazione. Lana Turner, per esempio, indossa drappeggi che introducono un nuovo tipo di sensualità definita “sex appeal new romantic”. Audrey Hepburn, nel film “Guerra e pace”, sfoggia uno stile impero che segna la moda internazionale. Anita Ekberg, nella celebre scena de “La dolce vita” di Fellini, indossa un abito a sirena che resta un’icona di sensualità. Inoltre, le “petites robes noires” preferite da Anna Magnani conquistano collezioni e guardaroba contemporanei in tutto il mondo.

Accanto a queste figure, la mostra accompagna il visitatore con star come Gina Lollobrigida, Maria Callas e Sofia Loren. La presenza di quest’ultima è sottolineata dall’abito rosso nell’indimenticabile scena del mambo italiano nel film “Pane, amore e…”, diretto da Dino Risi. I capi esposti sono testimoni materiali di un legame stretto tra moda e cinema che ha contribuito a definire l’immagine dell’Italia nel mondo.

L’ambasciatrice italiana e la rilevanza culturale della mostra a Copenaghen

Stefania Rosini, ambasciatrice italiana a Copenaghen, ha definito moda, design e cinema come aspetti di una stessa espressione culturale. Secondo la diplomatica, questi elementi rappresentano persone che si confrontano con il presente, riflettono sul passato e aprono nuove strade per il futuro. Gli artisti coinvolti nella mostra, ha sottolineato, “trasformano un evento espositivo in uno spazio interattivo capace di far entrare il pubblico in un racconto italiano.”

La mostra diventa così una forma di dialogo tra epoche e culture, un’occasione per comprendere come l’Italia abbia costruito la propria identità visiva attraverso il cinema e la moda. A Copenaghen, questa esperienza assume una valenza diplomatica e culturale, offrendo agli osservatori esterni la possibilità di apprezzare direttamente un pezzo di storia italiana. La scelta della sede e il coinvolgimento di figure istituzionali rendono la mostra un momento di comunicazione importante per valorizzare il patrimonio artistico nazionale.