“La Valle Dei Sorrisi” a Venezia 2025: horror, dolore e abbracci in un paese di montagna

di Roberta Ludovico

“La Valle Dei Sorrisi”: emozioni forti tra horror e solidarietà in un borgo montano. - Ilvaporetto.com

Il nuovo film di Paolo Strippoli, “La Valle dei Sorrisi”, debutta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. Una storia intensa, ambientata in un piccolo paese alpino, che mescola horror e dramma. Racconta di due persone alle prese con i loro dolori, tra miti locali, riti inquietanti e il simbolo potente dell’abbraccio. Il film arriverà nelle sale italiane il 17 settembre 2025, con Michele Riondino protagonista al suo primo ruolo horror.

Remis, il paese dove il dolore si abbraccia

“La Valle dei Sorrisi” si svolge a Remis, un borgo di montagna che all’apparenza sembra tranquillo. Qui arriva Sergio Rossetti, insegnante di educazione fisica ed ex campione di judo. Ma dietro questa calma si nasconde un rituale inquietante: ogni settimana gli abitanti si liberano dal dolore abbracciando un ragazzo, Matteo Corbin, detto “il Santo”. Un gesto semplice ma carico di significati, che porta sollievo ma nasconde un lato oscuro. Sergio si immerge nel mistero del paese, scoprendo la natura ambigua di Matteo e della comunità che lo circonda.

Il film mostra il contrasto tra l’innocenza di Matteo, un quindicenne, e il tormento di Sergio, un uomo che cerca un figlio. Matteo sembra a sua volta cercare in Sergio una figura paterna. Questo doppio cammino si svolge in un mondo insidioso, dove l’abbraccio diventa da gesto di conforto a simbolo di repressione e sacrificio. La quiete montana nasconde un malessere profondo, espresso attraverso un rito collettivo radicato nella paura e nel bisogno di riscatto.

L’abbraccio, cuore di una storia di provincia

Paolo Strippoli definisce il film una storia di provincia in cui l’abbraccio è il fulcro. L’ambientazione alpina crea lo sfondo perfetto per un racconto che unisce horror e riflessione sociale. Qui l’abbraccio non è solo un gesto fisico, ma una forma di liberazione dal dolore, quasi un rito sacro legato alla tradizione religiosa. Per Strippoli, “il cinema horror è uno strumento per inserire temi politici e sociali in una storia a più livelli.”

Le Alpi friulane, in particolare Sappada, sono state scelte proprio per questo legame con il simbolo dell’abbraccio. Un monte imponente sembra quasi avvolgere il paese con le sue vette, richiamando il tema centrale del film. Questo rapporto tra paesaggio e racconto crea un’atmosfera sospesa, fatta di silenzi e gesti rituali. La pellicola mostra come la provincia possa nascondere drammi e contraddizioni sotto una facciata di apparente armonia.

Michele Riondino al suo primo horror, un cast solido e una produzione di qualità

Michele Riondino interpreta Sergio, un uomo in cerca di una comunità e di una via per superare il dolore. L’attore ha sottolineato come il film rifletta una realtà in cui spesso si finge felicità, nascondendo il proprio disagio. Accanto a lui, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon e Roberto Citran danno spessore a questa storia.

“La Valle dei Sorrisi” è prodotto da Fandango, Nightswim e Spok Films, con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission. Dietro la produzione ci sono Laura Paolucci, Ines Vasiljevic e Stefano Sardo. In un panorama italiano dove l’horror è ancora poco esplorato, Strippoli punta sulle potenzialità di un genere ancora tutto da scoprire. Al photocall veneziano, uno dei produttori ha indossato una maglietta con la scritta Venice4Palestine, un segnale di attenzione verso temi attuali anche nel contesto culturale del festival.

Tra cultura, tradizione religiosa e mistero alpino

L’ambientazione sulle Alpi friulane e i riferimenti a pratiche e simboli della fede cattolica sono elementi chiave per capire la profondità del film. La storia richiama confessioni, sacrifici, miracoli e riti collettivi che riprendono tradizioni religiose, rileggendole in chiave moderna e inquietante. Qui dolore individuale e dimensione comunitaria si intrecciano in immagini che sembrano sospese tra realtà e leggenda.

La valle alpina, con le sue montagne imponenti e il senso di isolamento, diventa il luogo perfetto per raccontare come il dolore possa far parte dell’identità di un posto e delle persone che ci vivono. Strippoli usa questo scenario per narrare una storia in cui la montagna non è solo sfondo, ma presenza viva che influenza il destino dei personaggi e la natura dei loro legami. Il film spinge a riflettere sul peso del passato, sulle dinamiche nascoste della società e sulla difficoltà di affrontare i propri demoni in una comunità chiusa.

“La Valle dei Sorrisi” si presenta come un’opera complessa, capace di unire tensione, dramma e simbolismo in un contesto italiano. Un film che porta lo spettatore a confrontarsi con il senso del dolore, della famiglia e del legame umano.