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La verità relativa del parroco di Pascarola: In terra dei fuochi la camorra non c’entra

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Un intervento fuori luogo. Confuso,  utile solo a scatenare la rabbia dei partecipanti alla manifestazione di protesta dopo il maxi rogo alla “Di Gennaro spa” e ad avallare le tesi di coloro che ancora negano l’esistenza di terra dei fuochi.

Io sono il parroco di Pascarola” – sussurra don Salvatore Verde a padre Maurizio Patriciello per chiedere la parola, nel bel mezzo dell’intervento del sacerdote che da anni è impegnato nella lotta.
“Io sono il parroco di Pascarola” – lo ripete quando ha finalmente conquistato il microfono per dire tutto e il contrario di tutto, come se essere parroco, in queste occasioni pubbliche, desse diritto di prelazione sugli interventi.

Dal suo discorso emerge chiara l’affermazione che, alla fine, terra dei fuochi non esiste e che, anzi, questa nomea “offende i lavoratori onesti dell’area industriale di Pascarola”.
Attacca tutti e chiunque. Dice che la colpa non è della camorra, ma è delle istituzioni, prima di aggiungere, a sostegno di questa tesi, che l’amministrazione caivanese è stata sciolta per infiltrazioni. Camorristiche, appunto.

La folla, intanto, mormora e sembrerebbe così rafforzare la sua convinzione di essere il detentore della verità assoluta: “bisogna avere il coraggio di dire la verità” – afferma – “e di non mettersi solo davanti alla televisione. Dietro la scusa della camorra nascondiamo le nostre irresponsabilità“.

Il Giordano Bruno pascarolese capovolge la storia e sceglie di affrontare la stupida massa anestetizzata dalla politica e dalle televisioni (che intanto vorrebbe censurarlo per chissà quali interessi), ad ogni costo in nome della verità.
Cerca ancora supporto esterno  alla sua tesi quando chiama in causa i vescovi della Campania i quali, a detta del Salvatore della verità, avrebbero affermato, durante un pellegrinaggio, che “bisogna smettere di parlare di terra dei fuochi”. 

Al termine della manifestazione, lo show del parroco sopraggiunge quale nota assai stonata: impreparato rispetto all’argomento, confuso nelle idee, in preda al delirio da palcoscenico. Viene costretto a tacere e, per quanto togliere la parola a chiunque, in democrazia, appare quale atto assai violento, non si può negare l’inadeguatezza del suo intervento.

Ai vescovi della Campania, che nel 2012 hanno sottoscritto il “Documento dei Vescovi della Terra dei fuochi contro i roghi tossici”, chiediamo di manifestare con chiarezza la propria posizione in merito. Atto necessario e dovuto, adesso che un sacerdote della chiesa di Aversa ha espresso, in loro nome, dichiarazioni pesanti.

Con il rispetto dovuto, ma con fermezza, desideriamo invitare don Salvatore Verde ad informarsi e a studiare in materia di inquinamento ambientale e terra dei fuochi. Si faccia aiutare, se vuole, dal vescovo di Acerra, mons. Di Donna. Chieda lumi al suo confratello, don Patriciello. Chiami a supporto l’attivista Vincenzo Tosti o tutti i parenti delle vittime della Terra dei Fuochi (ai quali forse dovrebbe anche chiedere scusa) invece di citare a casaccio le percentuali degli intellettuali che “partecipano a Porta a Porta” e che il prete definisce “statisti” senza evidentemente conoscere il significato del termine.

Studi accuratamente la vicenda e poi, se necessario, parli. Lo faccia anche per evitare il rischio di incappare nei giudizi di quei malpensanti che si potrebbero chiedere: “Ma che interessi ha don Salvatore? Chi vuole difendere?”
La verità, caro parroco, è sempre figlia di un lungo silenzio.

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