L’accordo Ue-Mercosur mette a rischio la filiera avicola europea per gli standard non omogenei richiesti

di Chiara Moretti

Accordo Ue-Mercosur minaccia la filiera avicola europea per standard divergenti - Ilvaporetto.com

L’intesa commerciale tra Unione Europea e Mercosur sta suscitando nuove preoccupazioni per la filiera avicola europea. Il nodo centrale è rappresentato dalla differenza tra le normative europee e quelle dei paesi sudamericani coinvolti che, secondo gli allevatori e le associazioni del settore, potrebbe mettere in difficoltà la produzione interna. Il tema riguarda non solo la concorrenza, ma anche la tutela di benessere animale, sicurezza alimentare e ambiente, parametri che in Europa pesano molto sui costi degli allevamenti.

La disparita degli standard produttivi tra Ue e Mercosur preoccupa la filiera avicola

Il vero scoglio nell’accordo UE-Mercosur riguarda il diverso livello di requisiti normativi applicati alle produzioni avicole. In Europa, riconosciuta per le sue norme restrittive, gli allevatori devono rispettare rigidi parametri relativi al benessere degli animali, alla sicurezza dei prodotti alimentari e alla preservazione dell’ambiente. Queste condizioni comportano costi notevoli per le imprese.

Nel Mercosur, che include nazioni come Brasile e Argentina, invece, le regole possono essere meno severe, generando un vantaggio competitivo per i prodotti importati in Europa. Secondo Antonio Forlini, presidente di Unaitalia, l’associazione che tutela gli interessi della filiera avicola italiana, questa disparità crea una concorrenza sleale. Gli investimenti fatti per rispettare le norme europee rischiano di essere sprecati se sul mercato arrivano prodotti con standard inferiori.

Le tensioni non sono isolate al solo accordo con il Mercosur. Anche le intese con Paesi come Ucraina e Thailandia, anch’essi grandi esportatori verso l’Europa, porterebbero a situazioni analoghe, complicando ulteriormente il quadro commerciale. La filiera avicola europea teme che senza parità di condizioni, la sua sopravvivenza sia messa in gioco.

L’accordo commerciale mina la sostenibilità economica degli allevamenti europei

Il rispetto delle stringenti regole europee impone ai produttori costi rilevanti, risorse che spesso incidono sull’intera filiera commerciale. Questi costi derivano dai controlli continui, dalle misure di difesa ambientale, dal miglioramento delle condizioni di vita degli animali. Per gli allevatori italiani ed europei si tratta di requisiti non solo normativi ma anche etici, orientati a garantire qualità e sicurezza.

Immettere nel mercato comunitario prodotti con caratteristiche diverse significa imbattersi in una concorrenza che, stando così le cose, non sarebbe alla pari. Un confronto tra produzioni non allineate rischierebbe di abbassare i margini degli allevatori europei, portando a scelte difficili sull’investimento futuro. Le pressioni commerciali potrebbero spingere a ridimensionare allevamenti o a influire negativamente sull’occupazione in un settore che coinvolge migliaia di imprese.

A questa situazione si aggiunge un quadro più ampio, in cui altri accordi europei con grandi Paesi produttori alimentari possono amplificare l’impatto negativo. Unaitalia sottolinea come il risultato complessivo di queste intese potrebbe ridurre di molto la competitività strutturale della filiera avicola che da sempre lavora secondo principi severi, con ripercussioni sul sistema agroalimentare nazionale e continentale.

La clausola di salvaguardia proposta dalla Commissione Europea rischia di essere insufficiente

La Commissione Europea ha avanzato l’ipotesi di attivare una clausola di salvaguardia per proteggere la produzione avicola interna da eventuali eccessi di importazioni dovuti all’accordo con il Mercosur. Questa misura dovrebbe intervenire per bloccare o limitare l’accesso di prodotti che minacciano il mercato europeo.

Tuttavia, il presidente di Unaitalia evidenzia che la semplice previsione della clausola non basta. Serve che essa scatti in modo automatico e senza indugi al manifestarsi del pericolo, in modo da tutelare davvero i produttori europei. Inoltre, la clausola deve essere accompagnata da controlli più stringenti sulla reciproca applicazione degli standard, per evitare che si creino falle nelle verifiche di conformità.

Senza un meccanismo efficace e tempestivo, la clausola rischia di restare solo una promessa, incapace di arginare i danni derivanti da una competizione irregolare. L’obiettivo è assicurare che ogni prodotto immesso in Europa risponda alle stesse regole di sicurezza e benessere, evitando così che la filiera europea subisca la concorrenza sleale di chi non rispetta standard paragonabili.

Il confronto sull’accordo commerciale con il Mercosur continua, con diversi attori che chiedono una maggiore attenzione alle ricadute concrete sulle produzioni locali. La partita su regolamentazioni, controllo e tutela dei comparti produttivi è centrale per il futuro del settore avicolo europeo.