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L’amore e le sue sfumature

Amore è amare.

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A volte capita che alla fine di una dura giornata di lavoro, prima di mettersi le cuffie soporifere con le note di una vita, ci si interroga su cosa sia l’amore, sulla profondità del concetto e di quanto questo sentimento sia, tutto sommato, labile, variegato, indefinito con accenni di evanescenza, complicato e, oltremodo e senza dubbio, soggettivo. Ognuno intende l’amore come crede, ognuno gli assegna dei confini, dei perimetri personali che assumono sembianze variabili ad ogni sfumatura, ad ogni nuova emozione. Insomma, l’amore è come vogliamo intenderlo, è ciò che vogliamo che sia, è ciò che ci fa stare bene, è ciò che ci fa soffrire, è amore. Semplicemente.

Prendi un tramonto, con quel giallo ed arancio così forti, quel rosa che quasi ti spiazza tanto che è carico, vestilo di speranze e sogni e chiamalo “amore”; l’orizzonte pieno di aspettative, quell’azzurro sbiadito che significa tutto e niente, che rassicura ed inquieta, non è amore anche ciò?

Amore è il venerdì sera con il bagagliaio dell’auto stracolmo di cose da portare, di valigie con plaid e maglioni di lana grossa e di sorrisi. Tutto il necessario per un weekend fuori porta, in montagna, tra le ancestrali e tondeggianti pietre di quell’onirico borgo medievale che regala storie ed emozioni; amore è quel viaggio con gli amici dopo la maturità, dove l’unico vero problema è che camicia indossare di sera,  in quel lurido ostello in Grecia preso per due soldi; amore è guardare la tua compagna di vita muovere delicatamente le labbra appena sveglia; amore è l’impetuoso scrosciare dell’acqua contro le finestre della mansarda al 32 di Zeedijk, in centro ad Amsterdam. Si narra di quattro giovani studenti di lingue, con una chitarra e degli zaini pieni di sogni che hanno deciso di fare l’Erasmus in Olanda. Per mantenersi suonano in un club fino a notte fonda, e si perdono negli occhi degli avventori di turno che tutti felici ed un po’ brilli applaudono alle loro esibizioni. Ed al mattino rinchiusi tra quattro mura, sdraiati sui sudici divani della sala comune della mansarda troppo stretta, leggono Prévert a delle giovani francesine conosciute la sera prima. E Maurizio intona qualcosa di simile Yesterday pensando all’esame del giorno successivo.

Amore è stare sul divano di domenica pomeriggio, dove solo il naso si intravede dal piumone enorme, a guardare la fervente Parigi degli anni 20 grazie a Woody Allen; amore è l’alba sul lago vista da quel vecchio cottage di pietra e legno, di anni passati davanti al camino da cui si ergeva, forte ed imponente, il fuoco che tutto riscaldava ed illuminava, mentre fuori i fiocchi di neve lentamente si adagiavano sullo steccato.

Amore è emozionarsi al sorriso dei propri bimbi che rincorrono una farfalla rosa e gialla al parco; amore è svegliarsi con il profumo di caffè che inebria i sensi ed invade le stanze; amore è la locomotiva di passione che solo una nonna può guidare; amore è giocare a calcio in strada, e ritornare a casa solo se sudato e con le ginocchia sbucciate; amore è trovare al mercato dell’usato quella rivista pubblicitaria del 1980 e perdersi in quelle armoniose pagine; amore è rincontrare la prima fidanzatina del liceo, di venerdì sera al centro commerciale e sorridere insieme a lei pensando alle vecchie passeggiate in Vespa. Mentre lei riprende il ciuccio della figlia caduto nel carrello tra mais in scatola e carne surgelata; amore è fumarsi uno spinello in spiaggia, quando sulla brace rovente saltellano salsicce e bistecche, abbracciato a cantare qualcosa di stonato con l’amico di sempre.

 

Amore è amarsi senza costrizioni; amore è amarsi liberamente; amore è amare; amore è soffrire; amore è soffrire perché certi che sia amore; amore è ridere a crepapelle pensando a quando si soffriva per un qualcosa che pensavamo fosse amore.

Amore è scrivere dell’amore ascoltando un 43 giri del 1978.

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