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L’anno che verrà

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Si è arrivati, come da consuetudine, al momento del famigerato sport del bilancio annuale, con tanto di lista dei desideri, dei buoni propositi. Attività preferita ormai dai più, da quelli in cerca della medaglia per la miglior sintesi e per l’auspicio più irrealizzabile.

Il 2016 si è caratterizzato, senza dubbio, per le grandi paure causate dai professionisti del terrore, annidati ormai in occidente con strutture solide, cellule che capitalizzano ed assorbono follie autonome o collettive. Tutto ciò a discapito della quotidianità dei cittadini in nome di una onirica quanto spietata guerra di impronta fondamentalista; è stato l’anno dei grandi cambiamenti, in casa nostra ed oltralpi, oltre oceano. Un vento carico di demagogia e portatore di aria antisistema soffia forte, senza sosta, ed attecchisce sullo stato, ormai da anni, di insofferenza dei cittadini. Condizione che, invece, l’ordinario ed il sistema non riesce a mutare, purtroppo. Ed ecco sbocciare come rose in inverno i campioni del cambiamento, i promotori delle ricette perfette. A parole, ovviamente. La stessa sofferenza che è stata espressa veementemente lo scorso 4 dicembre al Referendum Costituzionale. Parte di italiani ha voluto far sentire forte la propria voce, il proprio disappunto attraverso un voto di protesta. Come era prevedibile.

I giorni appena successivi abbiamo assistito ad una pantomima in salsa italica. Infatti  a vincere la medaglia d’oro, senza rivali alcuni, è stata la tanto inflazionata rottamazione. E ad esser stata rottamata è la politica: per giorni i media tutti si sono dilettati a narrarci di balli di corte; giochetti da giullari professionisti; pantagruelici banchetti dove i capziosi commensali hanno cercato l’arsenico per la pietanza del dirimpettaio; sfilate dentro e fuori le stanze; giri di valzer da una componente all’altra in cerca di un posto al sole; solite solfe dei lacchè di turno che vi hanno sguazzato in questa Babele; dicasteri in bilico con le ansie degli azzimati di turno. Superato lo scoglio della crisi governativa è arrivata la luce con un nuovo governo, se sia di scopo o politico lo scopriremo nella prossima puntata. Si spera.

E l’anno che verrà? Si spera, solamente, che sia più giusto e con meno arene di pseudo gladiatori che feriscono l’avversario con odio e disonestà, almeno intellettuale. Ed ecco versata – da chi scrive – una piccola dose di semplicismo.

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