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Se le Baby Gang parlano solo in napoletano…

Gli italiani possono guardare all'ombra del Vesuvio, biasimare i ragazzini che sfrecciano sugli scooter, senza targa e senza casco, e pensare che il problema non li riguarda.  Le Baby Gang parlano in napoletano. Ad essere minacciata è l'incolumità dei napoletani. L'Italia è salva. Eppure...

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A tempo perso, provate a fare un gioco. Sono disposto a lanciare una scommessa. La regola è molto semplice: proponete una parola e scrivete (o pensate, senza barare) tre possibili associazioni che potrebbero condizionare la risposta dell’altro giocatore. Così, solo per fare un esempio: dico divano ed immagino che, chi mi sta difronte possa rispondere “Casa”, “Salotto” o “Guardare la TV”.

Non posso garantire che questa attività sia divertente. Penso addirittura di aver proposto un gioco alquanto noioso. Una rottura di scatole, come la certezza dell’associazione che, immediata, salterebbe fuori se proponessi i termini “Microcriminalità” e “Baby Gang“.

Ebbene, ci sono riusciti, anche questa volta. L’Italia può sfruttare Napoli per localizzare un problema vasto e complesso. Gli italiani si sentono in diritto di ricoprire il ruolo di spettatori di una tragedia dai connotati catartici. Tutti possono guardare all’ombra del Vesuvio, biasimare i ragazzini che sfrecciano sugli scooter, senza targa e senza casco, e pensare che il problema non li riguarda.

Le Baby Gang parlano in napoletano. Ad essere minacciata è l’incolumità dei napoletani. L’Italia è salva.

Il servizio mandato in onda, domenica sera, durante la trasmissione de “Le Iene”, il quale racconta de “Le Baby Gang nella terra di Gomorra”, si aggiunge al servizio di Piazza Pulita “Baby Gang: la guerra in testa”, su LA7 agli inizi di febbraio, e a molte altre inchieste, articoli, reportage e dossier realizzati nel capoluogo campano.

È inevitabile. Quando il problema è troppo grande, il primo tentativo è quello di dare un nome e localizzarlo perché ci si possa, almeno, illudere di controllarlo. Dispiace dover indossare queste vesti, ma è necessario che si acquisisca, fin da subito, coscienza dell’entità della questione. Sedetevi, se necessario e restate calmi.

Le Baby Gang, così come ce le hanno presentate, non esistono. Cari spettatori, vi ringraziamo per averci seguito, ma dovete alzare i vostri sederi dalle comode poltroncine in cui vi siete adagiati ed uscire ad affrontare la realtà.

Il Sistema Informativo dei Servizi Minorili (SISM)  ha pubblicato i dati dei soggetti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni nell’anno 2017. I numeri difficilmente possono essere considerati un’opinione ed emerge, chiaramente, come l’emergenza riguardi moltissimi giovani residenti in tutto il Paese.

Possiamo, adesso, decidere di guardare altrove e continuare a pensare che non sia una tematica di nostra competenza. Possiamo scegliere di pensare ai giovani che delinquono, immaginandoli con i connotati degli scugnizzi napoletani, sporchi, cattivi, maleducati e con l’orecchino, ma questo non ci condurrà da nessuna parte.

Il problema esiste, è complesso e deve essere affrontato con assoluta serietà. Ci sono giovani italiani da salvare. Da dove vogliamo cominciare e come intendiamo procedere?

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