L’Italia guida la risicoltura europea, ma il settore lancia l’allarme per reddito e qualità

di Ivan Rossi

L’Italia al vertice della risicoltura europea, ma cresce la preoccupazione per reddito e qualità. - Ilvaporetto.com

L’Italia resta il punto di riferimento in Europa per la produzione di riso, con oltre metà del raccolto continentale. Ma mentre si avvicina il raccolto 2024, la filiera italiana si trova a fare i conti con costi in crescita e difficoltà nelle esportazioni. Una situazione che rischia di mettere in ginocchio il reddito degli agricoltori. Per questo, i rappresentanti del settore chiedono al governo e all’Unione europea interventi concreti per sostenere la produzione e difendere la qualità di un comparto strategico.

Riso, l’Italia non ha rivali: Piemonte e Lombardia al centro della produzione

Nel 2024 la coltivazione di riso in Italia coprirà 226 mila ettari, con una produzione stimata intorno a 1,4 milioni di tonnellate. La gran parte del raccolto arriva da Piemonte e Lombardia, che insieme valgono il 90% della produzione nazionale. Numeri che confermano il ruolo di primo piano del nostro Paese nel panorama europeo del riso.

In questo scenario, l’Italia si fa portavoce delle politiche legate al settore. Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, ha sottolineato a Vercelli, durante il Festival Internazionale del Riso, l’urgenza di aprire un confronto ampio. Serve una strategia europea condivisa per garantire competitività e sostenibilità della risicoltura in tutti i Paesi del continente.

Costi alle stelle, importazioni in crescita e mercato estero in affanno

Il quadro attuale non è dei migliori. Gli agricoltori si trovano a dover affrontare costi di produzione sempre più alti, mentre i prezzi di vendita faticano a coprire le spese. Intanto, le importazioni da Paesi extraeuropei sono cresciute del 17%, aumentando la pressione sui produttori italiani.

A questo si aggiunge un calo delle esportazioni di riso made in Italy, soprattutto verso mercati chiave come Germania, Regno Unito e Francia. Qui, la crisi economica e l’inflazione stanno frenando i consumi alimentari, peggiorando la situazione per la filiera italiana. Insomma, mantenere la sostenibilità economica diventa una vera sfida.

Le richieste di Cia: quattro mosse per salvare la risicoltura italiana

Cristiano Fini ha indicato quattro interventi fondamentali per arginare la crisi. Prima di tutto, serve aggiornare le tariffe doganali, ferme dal 2004 e ormai obsolete. Poi, bisogna introdurre una clausola di salvaguardia più veloce e snella, che scatti automaticamente contro le importazioni fuori controllo che danneggiano i produttori europei.

Terza richiesta: applicare con rigore il principio di reciprocità negli scambi internazionali, facendo sì che anche i prodotti importati rispettino gli standard ambientali, sociali e produttivi richiesti ai nostri agricoltori. Infine, rafforzare la Politica Agricola Comune , senza tagli al budget e puntando a un sostegno più diretto e concreto, con investimenti in tecnologie e pratiche agricole sostenibili.

Questi interventi potrebbero dare basi solide a una politica agroalimentare che valorizzi la produzione nazionale, protegga il lavoro degli agricoltori e migliori la capacità del settore di affrontare cambiamenti climatici e malattie.

Norme ambientali e fitosanitari: un freno difficile da superare

Un altro nodo riguarda le regole europee sull’uso dei fitofarmaci, viste da molti produttori come troppo rigide e poco praticabili. Questo complica la gestione delle colture e rende più difficile la produzione. Parallelamente, la clausola di salvaguardia attuale è considerata lenta e troppo burocratica, incapace di reagire in tempo alle importazioni che minano il mercato interno.

Il settore chiede un meccanismo più efficace e rapido per attivare le misure di protezione. Serve uno strumento capace di bloccare il dumping e garantire condizioni di parità tra produttori europei e importatori stranieri.

Questi vincoli normativi e le difficoltà nell’applicare le tutele mostrano come la filiera del riso sia sempre più sotto pressione, tra sfide economiche e regolamentari che si sommano alle difficoltà del mercato.

Pac e risicoltura: il sostegno indispensabile per resistere e crescere

Il futuro della risicoltura italiana passa anche dal supporto della Politica Agricola Comune. Gli agricoltori chiedono più di semplici sovvenzioni di base: puntano a incentivi per adottare tecnologie ambientali avanzate e pratiche più sostenibili. Solo così si potrà aumentare la capacità di affrontare i cambiamenti climatici e le malattie, che spesso mettono a rischio la produzione.

Una PAC più flessibile e dotata di risorse adeguate aiuterebbe le imprese a gestire meglio le sfide del mercato. Il dialogo tra istituzioni, produttori e operatori resta fondamentale per mettere a punto linee guida efficaci e accompagnare il settore verso uno sviluppo stabile e duraturo.

Evitare tagli al budget e migliorare gli strumenti di sostegno è una richiesta condivisa, soprattutto in un momento in cui i margini economici si restringono a causa delle difficoltà globali.

Questa attenzione sottolinea quanto la risicoltura sia centrale nell’agricoltura italiana ed europea, ma anche le sfide che deve superare per mantenere il suo peso sui mercati internazionali.