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L’ultimo Caravaggio tra le bellezze di Palazzo Zevallos Stigliano

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Le metropolitane e il traffico di persone che le affollano rappresentano una parte integrante del cuore di una città: scendere a grandi profondità per poi risalire in superficie e trovarsi nel caos della routine. Napoli con le sue stazioni d’arte dona il privilegio di vivere un’esperienza bellissima tra una fermata e l’altra; basti pensare alla stazione di Via Toledo che permette, attraverso un gioco cromatico, di risalire dal livello del mare fino al grigio del tipico smog cittadino.

Messo piede in Via Toledo ci si ritrova subito a subire il fascino delle due facce che sempre hanno caratterizzato Napoli, il lusso e la povertà. Da un lato il folklore dei vicoli che conducono ai Quartieri Spagnoli, dall’altro la sontuosità della Galleria Umberto I e dei grandi palazzi. Tra questi edifici si erge Palazzo Zevallos Stigliano che insieme alle Gallerie di Piazza Scala a Milano e alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, formano le Gallerie D’Italia, il polo museale e culturale di Intesa Sanpaolo. Palazzi storici appartenenti alla banca, ubicati nel cuore di queste tre città sono stati trasformati in sedi espositive per accogliere e condividere con il pubblico le collezioni d’arte appartenenti al Gruppo.

Palazzo Zevallos nacque per volontà della famiglia spagnola, per l’appunto, degli Zevallos, duchi di Ostuni, che affidarono la costruzione dell’edificio al famoso Cosimo Fanzago. Eretto tra il 1637 e il 1639, la storia del palazzo passò tra le mani di diverse famiglie e diversi proprietari che, nel corso del tempo, ne arricchirono l’interno e allo stesso tempo smembrarono alcune aree dell’edificio. Alla fine del XIX secolo, la fetta più importante della struttura fu acquistata dalla banca Commerciale d’Italia e piano piano furono prelevate anche le restanti parti, fino a quando nel 1920 l’edificio ritornò ad assumere la sua perimetria originale.

Oggi, sotto la veste di Galleria D’arte, all’interno del palazzo è possibile ammirare in mostra permanente l’ultimo capolavoro di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, l’opera in oggetto è “Il martirio di Sant’Orsola”, composta poco prima della morte dell’artista, nel 1600. L’opera, infatti, attraverso la crudezza dei gesti, attraverso il gioco di luci ed ombre sembra voler rappresentare la rassegnazione necessaria di fronte alla morte e quindi ben si identifica con il travagliato periodo che l’autore stava vivendo nella parte finale della sua vita. Nei piani inferiori del palazzo, dopo il maestoso portale d’ingresso è possibile ammirare l’arte di Fergola, pittore eclettico, le sculture e i disegni di quel genio che fu Gemito, e perdersi tra la Napoli dei salotti e la Napoli del popolo rappresentata da esponenti che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

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