Il portale d'informazione della tua città

“’O Maè”: Gianni Maddaloni e l’altra faccia di Scampia

0 115

“Il nostro è un percorso vissuto nelle proprie terre, quelle che conosco da bambino.

Conosco il male e anche come sconfiggerlo, ma spesso il vero male, quello oscuro, è alle spalle, e dobbiamo cercare di evolverci per dare una mano a chi veramente ne ha bisogno. Io, sono sempre lì, è un punto di riferimento, un cancello sempre aperto. E come una chiesa, è sempre aperta a chiunque voglia entrare, in cambio si può avere tutto, come non si può avere niente: l’importante è il rispetto, il rispetto delle regole.”

Napoli è città varia e piena di vita, girando per le sue strade ci s’imbatte in tantissimi volti e tantissime storie.

Ci sono persone e persone, volti e volti. Chi riesce lascia il segno, e uno di questi è sicuramente lui: “’O Maè”, Gianni Maddaloni.

Apparentemente una persona normale, prima atleta e poi maestro di Judo, con la sua palestra sociale “Star Judo Club Napoli”, è oramai da anni un simbolo indiscusso di quella Scampia che non ha gettato la spugna.

Il suo centro sportivo è un esempio lodevole di come lo sport possa diventare un aggregatore sociale capace di allontanare i giovani dalle “distrazioni” da tempo diffuse nell’area a nord della città. Presa di mira da una campagna denigratoria, che nel corso del tempo ha permesso il totale abbandono della zona, lasciando così il quartiere in mano ai clan della malavita organizzata.

Chi non è mai scappato, ma ha continuato a lottare per la sua terra è proprio Maddaloni.

Dal 1980, anno di fondazione della palestra, il maestro dona un’alternativa per i giovani a rischio dalle pratiche criminali, portandoli così a far parte della sua palestra, utilizzando le pratiche sportive come antidoto alla criminalità. Nelle Olimpiadi di Sidney 2000, il figlio Pino, riesce a conquistare la medaglia d’oro in Judo. Ed è proprio a quella storia che è ispirato il film “L’oro di Scampia” pubblicato nel 2014 dalla Rai.

Il progetto sociale si è ampliato nel 2005, quando è stata inaugurata la “Piazzetta dello sport” a Scampia, un centro che accoglie anche bambini diversamente abili e non vedenti.

Lo scorso martedì 13 Febbraio, Gianni Maddaloni è stato ospite presso l’università Suor Orsola Beninacasa di Napoli, dove ai microfoni di “RunRadio”, il canale radiofonico dell’ateneo, ha raccontato la sua storia.

Le sue parole sono veri e propri macigni per chi da tempo vuole il male di Napoli, e rappresentano un grande antidoto per la lotta alla malavita. Pertanto abbiamo deciso di riportare le sue dichiarazioni, così che non restino solo ai ragazzi dell’università, ma possano essere fruibili a tutti i ragazzi di Napoli, al di là del loro quartiere d’appartenenza.

A condurre l’intervista sono stati gli speaker Dario Vanacore e Ilaria Arpino.

Chi è Gianni Maddaloni ?

“Gianni Maddaloni è il padre e maestro del campione olimpico Pino Maddaloni.

Sono sempre vissuto nella periferia di Napoli Nord, rione san Gaetano per l’esattezza, dove si sono evoluti quei grandi clan come i “Lo Russo” gente che alla fine è andata in carcere.

Da bambino gli amici non te li scegli, te li trovi un po’ come la mamma, poi ad un certo punto cresci e la mamma è molto importante, infatti il mio grido d’allarme al giorno d’oggi è rivolto alle donne, le mamme in particolare. Quando vedete che vostro figlio attraversa situazioni difficili, portateli ad imparare un mestiere, perché un tempo il giovane scugnizzo, imparandosi il mestiere diventava uomo. Questi non erano ragazzi che avevano bisogno così di fare stupidaggini per dimostrare la loro forza, perché le Baby Gang non sono altro che persone gestite da una sola regia, in altre parole il cretino di turno. Ma la maggior parte dei giovani sono buoni e trovano identificazioni nella violenza a causa di modelli e stimoli sbagliati, credo che questo messaggio sia molto importante per le mamme.“

Come e perché nasce la passione per il Judo?

“La passione per il Judo è stata per caso, mio padre era un boxer professionista, facevo box a Giugliano da piccolo, poi in seguito alla morte di mio padre, mi resi conto che la mia vita stava cambiando.

Avevo trovato amici sbagliati nel momento sbagliato. Al momento giusto però sono riuscito ad andare avanti e lavorare per mantenere la mia famiglia, poi piano piano, ho conosciuto il maestro Enrico Bubboni, il mio mentore, quasi un secondo padre, colui che mi fece capire realmente cos’è lo sport, grazie a lui ho cominciato a sognare, e far fare sport ai miei figli.

Ringrazio il Judo e lo sport in generale, che è molto importante, difatti lo sport a partire dalle scuole elementari potrebbe essere lo scudo al cancro della violenza.

Per i ragazzi che oggi vengono da me, hanno bisogno di uomini e dei genitori in generale, ma quando essi non ci sono, sono in carcere, oppure lavorano per 18 ore a stipendi minimi, quel bambino riesce a guardare il maestro dello sport come un padre, ed è giusto che quegli uomini vadano valorizzati e non messi da parte.

Immaginate che oggi il comune, per colpa della crisi, mi chiede duemila euro al mese, un vero e proprio paradosso, potrei anche chiudere, ma credo che il sindaco De Magistris sia un uomo di cultura, e ragioni al momento giusto per evitare l’eventuale catastrofe.”

Come nasce questa voglia?

Io credo che nasca dentro, è il mio vissuto! Ero bambino figlio di 8 figli e se uno faceva una cosa, automaticamente gli altri 7 non potevano farla. Questa credo che sia una stronzata, da me vengono genitori a dirmi ho 20 euro e 5 figli e non c’è nessun problema. Al di là della posizione socioeconomica che tu hai, non si può negare lo sport ai bambini, ecco perché i nostri padri costituenti sono stati traditi, l’articolo n1, che è il lavoro, che manca, e quando dopo mesi e mesi resti senza lavoro, non ci sono più tante possibilità, su questo noi adulti siamo tutti colpevoli, quando un giovane cade in errore, perché dobbiamo essere molto attenti e dare ai ragazzi dai modelli e degli stimoli che siano sani.”

Chi te lo fa fare?

“Molto semplice, partiamo dai detenuti, perché i detenuti vanno aiutati? Un uomo che sbaglia la prima volta deve avere una seconda chance, nessuno deve avere pregiudizi, perché tutti possiamo sbagliare. Ma la seconda volta no!, perché dico così, dopo la morte di mio padre mio fratello cadde in una debolezza psicologica e cominciò a fare un determinato percorso di cura.

Mio fratello soffriva di depressione, un giorno arrivò una telefonata, e scoprimmo che mio fratello era stato preso in un tentato furto, con degli amici sbagliati, al quel punto mi resi conto di che cosa poteva essere avere un fratello in carcere, una parte di me lì. Per mancanza di posti in OPG, fu trasferito in un centro vicino Barcellona, lo trasportarono in treno come una marce, e nel viaggio morì.

E quando i ragazzi vengono da me, oggi come oggi con la crisi sociale e politica, abbiamo tutti bisogno di unirci al di là delle differenze, oggi, a darmi una mano ci sono persone da ogni ceto sociale, la politica è distratta e noi dobbiamo dare esempio nel dare, a chi non ha.

È importante per i giovani vedere che esistono esempi positivi. Oggi i campioni olimpici napoletani devono essere alzati e portati nelle scuole, come esempi positivi, questo è molto importante.

Io cerco alleati, gli alleati siete voi, mezzi di comunicazione, voi giovani con i social network, dovete insistere, operazione goccia d’acqua, dobbiamo battere il male!

I bravi ragazzi, dai visi puliti, hanno bisogno di vivere la loro vita in serenità. La violenza, va sconfitta solo con degli esempi giusti, è molto importante essere uniti.

Perché è dalle periferie che parte la città metropolitana, Napoli parte da Scampia, da Ponticelli, Da San Giovanni a Teduccio, e mi rivolgo anche alla politica, dobbiamo dare la tranquillità ai giovani, i ragazzi di oggi vogliono divertirsi, studiare e lavorare, basta!“

Parole quelle di Gianni Maddaloni, che non hanno nemmeno bisogno di essere commentate. L’unica cosa che mi sento di dirvi, rivolgendomi ai genitori, quando per carnevale vestite i vostri figli dai vari Ciro Di Marzio o Salvatore Esposito, chiedetevi, domandatevi, ma che esempio sto dando?

Abbiamo la grandissima fortuna di avere a Napoli tantissimi esempi positivi, perché dobbiamo nasconderli? Perché dobbiamo rassegnarci? Perché dobbiamo scappare dalle nostre periferie?

Alla rassegnazione che la propria terra abbia un cancro incurabile, preferirò raccontare ai miei figli la storia di Gianni Maddaloni, e di tutte quelle persone come lui, che ogni giorno si rimboccano le mani per il bene della propria terra. Gli racconterò di tutti quei supereroi che pur non avendo super poteri, sono riusciti a combatterlo quel cancro. Anche con un piccolo gesto possiamo cambiare il corso della nostra vita e di ciò che ci circonda.

Diventa fan del Vaporetto per tutte le news sulla tua città, clicca qui e seguici sulla nostra pagina!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.