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Mal’essere: Amleto parla napoletano

Dal 18 al 22 Gennaio al Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, andrà in atto: Mal’essere. Riscrittura in napoletano del leggendario ’”Amleto” di Shakespeare ideato dal regista napoletano Davide Iodice. Mal’essere andrà in scena tutti i giorni, da giovedì 18 a lunedì 22 gennaio, sempre alle 21, tranne domenica 21 gennaio, con una rappresentazione pomeridiana alle 18.

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Ci sono luoghi e scenari passeggiando per Napoli che da soli riescono a essere uno spettacolo artistico a cielo aperto. Le voci, le tradizioni, la lingua e la cultura della sua gente si uniscono in un mix micidiale degno di qualsiasi palcoscenico internazionale. Eppure ogni cosa resta al suo posto, immobile, indelebilmente fermo in quei vicoli ricchi di storia ma soprattutto ricchi di storie.

Non sarà tutt’oro quel che luccica, dietro quegli scenari si nascondono anche dolori, rimpianti e malinconie. Veri e propri orrori, che raccontano il degrado di una società che perde di vista parte di se stessa, lasciandola al degrado urbano. Ed è proprio in queste peripezie che l’Essere viene a mancare, e a lui si sussegue il suo antagonista, il Mal’essere. Una storia travagliata la sua, una storia che spesso non ha voce in capitolo, e viene rinchiusa, quasi imprigionata, in quei posti che la gente comune chiama periferie o quartieri a rischio.

Ed è proprio in questo Mal’essere sociale che il regista napoletano Davide Iodice cerca di intrufolarsi, per raccontare in maniera pulita, quasi carnale, quelle tragedie rinchiuse lì, sole e abbandonate a se stesse, dietro un’etichetta o qualche stereotipo.

Per far ciò il regista chiede aiuto ad un mito in materia di drammaturghi, ispirandosi così allo storico Amleto di Wiliam Shakerare che dopo secoli si sveste del suo atteggiamento tipico anglosassone e incomincia per la prima volta a parlare napoletano. Intrufolandosi così in quelle storie e in quei vicoli che ogni napoletano vive giorno dopo giorno.

Il duro lavoro di traduzione della lingua e la sintassi è affidata ad un gruppo di storici rapper nostrani. Chi meglio di loro negli ultimi anni ha saputo raccontare quel Mal’essere: Gianni ‘O Yank De Lisa (Fuossera), Pasquale Sir Fernandez (Fuossera), Alessandro Joel Caricchia, Paolo Sha One Romano, Ciro Op Rot Perrotta Damiano Capatosta Rossi.

I suoni e le musiche scandiscono così le vicende che viviamo quotidianamente a casa nostra. In tal caso i racconti provengono da una periferie desolata che Iodice definisce come ’Elsinore dove vivo, tra Forcella e Sanità”, due quartieri che consociamo un po’ tutti, ma che probabilmente non abbiamo neanche mai visitato dal vivo.

Mal’essere è già andato in scena al teatro san Ferdinando nella passata stagione, riscuotendo un notevole successo, tanto da essere selezionato come finalista al premio le Maschere del Teatro italiano 2017. Ad interpretare quest’Amleto tutto napoletano vi sono Luigi Credendino, Veronica D’Elia, Angela Garofalo, Rocco Giordano, Francesco Damiano Laezza, Marco Palumbo e Antonio Spiezia, affiancati dai rappers-attori Gianni ‘O Iank De Lisa, Vincenzo Oyoshe Musto, Paolo Shaone Romano, Damiano CapaTosta Rossi e Peppe Pepp-oh Sica.

L’idea:

Ad ideare lo spettacolo innovativo è il regista napoletano Davide Iodice. Già conosciuto nel campo teatrale napoletano, per aver fondato nel quartiere Sanità una scuola elementare teatrale.

Il perché di tale spettacolo, ce lo spiega proprio il regista: “Shakespeare diceva che bisogna andare al ritmo del nostro tempo. Io utilizzo il testo in modo non narrativo bensì come indagine antropologico-sociale sulle fasce più marginali, costruendo una polifonia. Voglio rispettare il senso poetico del progetto, scansando l’oleografia. Il mio rapporto con la tradizione napoletana è di gioco: sperimento un cortocircuito. Oggi si parla tanto di Napoli. Io desidero parlare non di Napoli, ma da Napoli. Si vive un’epica della criminalità, si parla solo in negativo del territorio. Napoli è diventata un set permanente, e questa idea sarà difficile da scardinare. A volte, certo, può avere i suoi vantaggi sul mercato. Il rischio è non saper cogliere le sfumature. Linguaggi nuovi raccontano l’antico e ne rivelano il fascino che non smette di risplendere.”

Il ruolo del Rap:

Probabilmente, nessuno meglio dei rapper napoletani, avrebbe potuto parafrasare queste storie di tutti i giorni, in musica. Il ruolo del rap viene ad essere così fondamentale, se da un lato è quello che argutamente traduce in melodie napoletane i passi della tragedia shakespeariana, da un altro lato è una figura che nasce proprio come voce di protesta verso il degrado urbano che si vive nelle periferie di tutto il mondo.

Una frase ripetuta spesso da Gianni ‘O Yank De Lisa e Pasquale Sir Fernandez del gruppo storico di Piscinola “Fuossera”, traduce appunto la questione: “Portiamo la voce di chi non ha voce”.

Anche iI rapper così si modernizza, passando dal cupo palcoscenico di periferia, al privilegiato teatrale. Rimanendo intatto però il messaggio da trasmettere, quello della speranza.

Per far sì che ciò potesse accadere, sono stati proprio questi ultimi ad aver riscritto, in chiave tutta napoletana, un testo così importante, senza intaccare però la celebre tragedia.

Vi ritroviamo nello spettacolo infatti tutti i personaggi originali: Amleto, principe di Danimarca, che si rifugia nella pazzia per sopravvivere al dolore causato dalla scomparsa del padre; Orazio, amico inseparabile nonché testimone onesto e leale; il re Claudio e la regina madre, marci nella loro incestuosa e insanguinata unione; Rosencrantz e Guildenstern, il consigliere Polonio e suo figlio Laerte. La giovane Ofelia, vittima nella sua purezza di violenze e trame incomprensibili per qualsiasi animo nobile. Siamo tutti Ofelia, cantano al termine dello spettacolo i rapper, prime vittime di una società violenta, che ci condanna giorno dopo giorno. Eppure Ofelia, come tanti napoletani, vive nella voglia di riscatto, nella speranza di chi non si dà per vinto e crede in una Napoli buona. E nel degrado delle periferie sboccia come un candido fiore.

Con la speranza che ben presto la rosa nel deserto di Ofelia possa essere da esempio a tanti ragazzi che vivono in luoghi a disagio sociale, chissà, forse un giorno, quei luoghi potrebbero diventare splendidi campi di fiori, sognare difatti non costa nulla…

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1 Commento
  1. Vincenzo Mignano dice

    Ora è il Rap l arte di strada che meglio riesce a rappresentare la realtà che ci circonda, specie se è una realtà difficile, che riesce ad arrivare dritto al cuore anche dei più giovani. Complimenti al regista per l idea di reinterpretare un’ opera nota a tutti, ma poco vista!

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