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Migliaia di studenti in piazza, ma a chi giova l’Alternanza Scuola-Lavoro?

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NAPOLI, 13 OTTOBRE – Quest’oggi migliaia di studenti sono scesi in piazza per manifestare contro l’introduzione della legge 107 prevista nel piano di Governo denominato Buona Scuola, una legge che in molti hanno conosciuto con il nome di “Alternanza Scuola-Lavoro”. Il provvedimento, in sostanza, fu varato dal Governo Renzi nel 2015 ed è obbligatorio per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, anche nei licei.

Ma di cosa si tratta nelle specifico, e per quale motivo è tanto impopolare tra gli studenti? Ebbene, ecco cosa parla nello specifico la famigerata legge dell’Alternanza Scuola-Lavoro (anche se il concetto è abbastanza intuibile): “Con l’alternanza scuola-lavoro, viene introdotto in maniera universale un metodo didattico e di apprendimento sintonizzato con le esigenze del mondo esterno che chiama in causa anche gli adulti, nel loro ruolo di tutor interni (docenti) e tutor esterni (referenti della realtà ospitante).

L’alternanza favorisce la comunicazione intergenerazionale, pone le basi per uno scambio di esperienze e crescita reciproca.

Non solo imprese e aziende, ma anche associazioni sportive e di volontariato, enti culturali, istituzioni e ordini professionali possono diventare partner educativi della scuola per sviluppare in sinergia esperienze coerenti alle attitudini e alle passioni di ogni ragazza e di ogni ragazzo.

[…] Rispetto al tirocinio/allo stage, l’alternanza scuola lavoro è un percorso più strutturato e sistematico dotato di obbligatorietà, forte impegno organizzativo con un dispiego di esperienze all’interno di un triennio.

[…] Lo studente in alternanza non è mai un lavoratore, ma apprende competenze coerenti con il percorso di studi scelto in realtà operative.”

In sostanza però, come molti denunciano in queste settimane, la naturale genesi dell’Alternanza Scuola-Lavoro sfocerebbe in una sorta di periodo formativo obbligatorio, e per giunta non retribuito, presso le aziende del territorio.

La vera alternanza scuola lavoro – si legge nel conunicato dell’Unione degli Studenti – non è asservita alle logiche e agli interessi del mercato del lavoro e non si vende ai privati nè tantomeno alle multinazionali: dopo l’accordo stipulato dal Miur con i ‘grandi campioni d’alternanza’ siamo andati a friggere patatine al Mc Donald’s, a sistemare indumenti a Zara, a fare fotocopie alla Banca d’Italia. L’alternanza scuola lavoro è una metodologia didattica che lega il saper al saper fare, l’intelligenza teorica all’intelligenza pratica, che fa davvero da ponte tra ciò che studiamo a scuola.

Insomma, a chi giova l’Alternanza Scuola-Lavoro?

 

 

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