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Napoli e il libro

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Da alcuni giorni si è concluso a Napoli, a Castel Sant’Elmo, il 2° Salone del libro e dell’editoria “Napoli città libro”, che ha riscosso un successo notevole. Tra la città e il libro, del resto, esiste un rapporto intenso e antichissimo.

A Napoli, infatti, il libro a stampa vide la luce fin dal Quattrocento, all’alba della nuova invenzione (1454). Fu introdotto nel 1469 da Sixtus Riessinger, un tipografo tedesco che fu anche sacerdote. Egli lavorò in città con Francesco del Tuppo, nato a Napoli nel 1443, che insieme ad altri giovani fu sostenuto nello studio dal re Alfonso d’Aragona. La casa aragonese promosse la nuova arte della stampa e di quel periodo ci restano preziosi incunaboli (i primi testi a stampa).

Alla partenza di Riessinger, Del Tuppo proseguì da solo il lavoro nella stamperia. A lui si deve la pubblicazione della favole di Esopo (1485) in una splendida edizione ricca di una magnifica rilegatura e di xilografie, conservata alla Biblioteca Nazionale di Napoli ed esposta al pubblico in una mostra nel 2017.

Nel Cinquecento le stamperie aumentarono di numero, possiamo ricordare, ad esempio, quella di Sigismondo Mayr e quella di Giuseppe Cacchii. Nella tipografia del Mayr lavorò anche Evangelista Presenzani, originario di Pavia, che alla morte di Sigismondo sposò la vedova Caterina De Silvestro; si è ipotizzato che “Presenzani” non fosse il cognome del tipografo, ma il luogo di origine della famiglia di Caterina: Presenzano (CE). Giuseppe Cacchii fu, tra l’altro, editore della storia del Regno di Napoli di Gian Batista Carrafa, originariamente pensata in due volumi, il secondo dei quali non fu mai edito, e pubblicata nel 1572.

Nel Seicento l’attività editoriale a Napoli si intensificò ulteriormente. Il più famoso degli stampatori dell’epoca è probabilmente Antonio Bulifon, francese (Antoine), il quale si stabilì a Napoli nel 1670, invaghitosi della città e dei suoi abitanti, come egli stesso scrive. Aprì una libreria a via San Biagio dei Librai, in cui poi avviò l’attività di editore. Le sue pubblicazioni riguardano soprattutto la storia, il territorio, le tradizioni popolari di Napoli e testi di varia natura che egli traduceva dal francese. Protagonista dell’editoria fu anche Domenico Antonio Parrino cui si deve, tra l’altro, la pubblicazione, sul finir del secolo, della storia dei viceré di Napoli, con xilografie dei ritratti di ciascuno di essi, ispirati alla serie esposta nel 1652 in un salone di Palazzo Reale. Poiché i ritratti furono commissionati in un periodo anche assai distante dal governo di ciascun viceré, alcune effigi sono completamente inventate e realizzate secondo cliché iconici: l’uomo di corte, il soldato, il religioso.

Inutile dire che nel Settecento e nell’Ottocento ci fu un’esplosione editoriale tanto che, al momento dell’occupazione italiana, la città era ricca di stamperie. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia.

Nell’immagine il frontespizio della storia del Regno edita da Giuseppe Cacchii.


Tutte le digitalizzazioni sono disponibili sul web.

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