Il portale d'informazione della tua città

Napoli Est: Dall’Industria all’Orizzonte Street Art

Napoli Est. Dal boom industriale al disastro edilizio e sociale, fino alla rinascita artistica: "nuove luci" per la periferia orientale di Napoli.

0 328

La zona orientale della città di Napoli nasce ad inizio Novecento come luogo di lavoro e di produzione. Qui si stabilirono presto grandi concentrazioni di opifici industriali.

A pochi passi dal simbolico sito di Pietrarsa, lo storico opificio napoletano che sfornò nel 1839, ancor prima dell’unità nazionale, le locomotive per il primo tratto ferroviario d’Italia: la Napoli-Portici. Un complesso che resta ancora oggi un luogo simbolo della storia industriale del Mezzogiorno, all’epoca, la più grande industria metal meccanica della penisola.

Difficile pensarlo oggi, ma l’industria della Napoli-Est ha rappresentato il motore di sviluppo principale della città partenopea, nelle fasi alternate alla prima e alla seconda industrializzazione dell’Ottocento, durata fino alla fine degli anni Novanta del Novecento.

In questo lunghissimo periodo, alimentato dai piani regolatori del 1946 e del 1958, a San Giovanni a Teduccio nasce la più importante industria conserviera del Mediterraneo, la Cirio. Si andava così pian piano consolidando quel legame profondo che lega industrializzazione ed urbanizzazione, il quale farà crescere la nativa compresenza di edilizia pubblica del primo novecento.

Sorta attorno agli antichi casali di Ponticelli e Barra, grandi palazzoni di cemento incominciano a farsi spazio all’interno della periferia orientale, a ridosso dei siti industriali.

Villa Letizia a Barra

La veloce crescita cittadina e della stessa industria si sono alimentate a vicenda, per anni. Ed è proprio in questo scenario urbano che emerge, probabilmente troppo presto, tutta la vulnerabilità della “Città Contemporanea”. La zona diventa presto vittima della grande speculazione edilizia che  ha interessato la città già a partire dal secondo dopoguerra. Con il sindaco Achille Lauro, primo cittadino, nel 1961, la città ebbe una trasformazione urbanistica che diede il via al sacco edilizio di Napoli, stagione che fu simbolicamente descritta nel film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi.

La periferia vesuviana ne risentì particolarmente e a Ponticelli, in questo periodo, furono costruite centinaia di case popolari che costituirono grandi concentrazioni di  rioni popolari come ad esempio: il Rione De Gasperi, il Lotto 0 e il Parco Conacal. Il piano edilizio che venne allora chiamato “Nuova Ponticelli“, in realtà non fu altro che un grande simbolo di declino sociale per l’intera zona.

Analogamente a tutte le periferie delle grandi città del mondo, anche qui i quartieri incominciano a soffrire della diffusa pratica dell’illegalità che s’insidia come forza motrice dell’area.

Manifesti anti camorra a Ponticelli.

Napoli Est cade ai margini della ghettizzazione a causa della precarietà dei redditi familiari e della disoccupazione giovanile, visto il veloce declino delle principali fabbriche presenti ormai non più in pianta stabile sul territorio.

Lo scempio edilizio, ha costruito grandi barricate di cemento armato, strutturate come vere e proprie carceri a cielo aperto. I grandi casermoni popolari, cominciano presto a fare il colpo d’cocchio per i piedi del Vesuvio. Contribuendo fortemente a rendere l’intera area ad altissima intensità abitativa. Ancora oggi la Sesta Municipalità, composta dai quartieri di: Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, con i suoi 138.641 abitanti è la municipalità più popolosa del comune partenopeo. Basti pensare che Ponticelli con i suoi 75.097 residenti è il secondo quartiere più popolato della città, secondo solo alla ben più estesa Fuorigrotta.

In questo scenario di malessere sociale si sta insediando tuttavia, sempre più prepotentemente, l’orizzonte della Street Art. Primo vero antidoto al rilancio della zona che per anni sembrava quasi essere stata dimenticata dai più, non ultime le istituzioni, troppo spesso assenti sul territorio.

Estate 2016, sulla facciata principale del Maschio Angioino, uno striscione ricorda l’impegno per le periferie abbandonate.

Proprio qui, nella periferia orientale di Napoli, è nata una rete di organizzazioni sociali, culturali e volontariali che sta cercando di riavvivare la comunità residente con la convinzione di sviluppare un riscatto socio-economico e culturale.

Un grande primordiale esempio di questa “Rivoluzione Artistica” è il programma di riqualificazione artistica e rigenerazione sociale curato da INWARD, Osservatorio sulla Creatività Urbana, nel Parco dei Murales di Ponticelli.

Parco dei murales Ponticelli.

Avviato nel 2015, nel complesso residenziale del Parco Merola, oggi è diventato a tutti gli effetti una delle più grandi gallerie a cielo aperto di Street Art in Europa, attirando curiosi da ogni dove, tanto da diventare la prima destinazione di periferia ad essere inserita sul portale dell’Aeroporto Internazionale di Napoli – Capodichino, nonché già presente sull’autorevole guida turistica “Visit Naples“.

I grigi palazzoni che sorgono a pochi passi dalla Villa comunale di Ponticelli, si sono così pian piano riempiti di colori allegri e speranza per gli abitanti del parco e dell’intero quartiere. Ad aiutarli sono stati numerosi artisti di fama internazionale che hanno abbracciato con entusiasmo lo splendido progetto, dipingendo su quei palazzoni abulici tutta la loro creatività. Sono ben sette ad oggi le opere presenti: da“Ael. Tutt’egual song’ e criature” di Jorit AGOch; fino a “‘O sciore cchiù felice” di Fabio Petani.

Il parco va ben oltre i murales in sé, diventando anche è soprattutto laboratorio sociale per i bambini e i ragazzi del quartiere, che coltivano “‘O sciore” della speranza, all’ombra delle nuove luci provenienti delle opere di Street Art.

Succede così che quel quartiere, fino a qualche tempo prima quasi dimenticato dal mondo, inizia ad apparire sulle emittenti nazionali e straniere, facendo parlare di sé stavolta non esclusivamente per la sua cronaca nera. 

Un altro caso significativo sorge nel marzo 2017, proprio a pochi passi dal parco di Ponticelli. Nel Bronx di San Giovanni a Teduccio, l’opera “Dios umano” realizzata dall’artista Jorit, diventa il più grande murales dedicato al campione argentino Diego Armando Mardona. La rappresentazione in pochissimo tempo viene rilancia come una delle immagine simbolo dell’intera città.

Murales di Maradona a San Giovanni a Teduccio.

Il  Bronx di Napoli Est,  così come  viene chiamato il complesso popolare di via Taverna del Ferro di San Giovanni a Teduccio, dopo anni di buio più totale, viene scoperto al pubblico come luogo da preservare e ammirare e non più nascondere. Un lavoro di stampo identitario che coinvolge tutti, autofinanziato da privati ed associazioni. Basti pensare che fra i tanti finanziatori, per il murales di Diego, ci sono anche i fondi donati dal capitano del Napoli Marek Hamsik.

La Street Art comincia così, per Napoli Est, a diventare un faro di luce.

Sarà questa particolare forma artistica il trampolino di lancio per la rinascita della periferia orientale di Napoli? L’unica certezza è che dopo anni si ritorna a parlare di Napoli Est, stavolta – finalmente -attraverso la cultura del “Bello”…

Tramonto a Napoli Est.

 

Diventa fan del Vaporetto per tutte le news sulla tua città, clicca qui e seguici sulla nostra pagina!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.