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Napoli Est. I parroci inviano una lettera a Salvini: “Non è più tempo di stare a Guardare”

"Non è più tempo di stare a Guardare": così i parroci di Napoli Est denunciano l'abbandono della VI Municipalità.

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preti del IX decanato della Diocesi di Napoli, che si estende nella periferia orientale della città, non ci stanno a chinare il capo davanti all’abbandono delle loro zone da parte dello Stato.

“Non è più tempo di stare a Guardare”: così ventotto sacerdoti di Napoli Est hanno scritto una lettera al Ministro dell’Interno Salvini, al prefetto di Napoli Pagano, al sindaco De Magistris, ai sindaci di Cercola, Massa di Somma, Pollena e Volla e al presidente della VI Municipalità, per chiedere una più forte presenza dello Stato in un territorio che ritengono ormai abbandonato da tutti.

La lettera è così stata presentata nella giornata di ieri, in occasione dell’apertura dell’anno pastorale nella chiesa di San Giovanni Battista. Proprio a pochi passi da lì, la settimana scorsa, nel corso di un agguato, si è consumato un altro omicidio, dove è rimasto ferito anche un ragazzo incensurato di soli vent’anni, reo di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Per i sacerdoti, oltre alla prorompente forza della violenza, c’è una questione ancor più grave e urgente, come l’abbandono e il degrado, sia urbano sia sociale, emerso in quest’area negli ultimi anni e frutto anche di un assenteismo atavico da parte dello stato.

“Nel nostro territorio una cosa più grave della violenza è il degrado, il letto nel quale il fiume della malavita scorre tranquillamente invadendo le nostre strade mentre la violenza ha i suoi fautori (malavitosi, violenti, balordi, arroganti), il degrado è conseguenza di un abbandono sistematico da parte degli uomini di potere, delle politiche miopi o cieche, dell’assenza reiterata di interventi per riorientare le tendenze negative e guidare la popolazione”.

 

La VI Municipalità (la più popolata del comune metropolitano) da tempo è scenario di stese, intimidazioni ed altri atti illeciti, a cui segue spesso una totale mancanza dei servizi essenziali. Una situazione paranormale, la quale ha spinto i preti a scendere in campo accanto a chi si sente solo. Probabilmente il fenomeno più preoccupante che si sta espandendo nella zona è proprio la rassegnazione.  

“Abbiamo deciso di scendere in campo – spiega il decano della zona, Federico Saporito che è anche parroco a Volla – perché vogliamo dire alle istituzioni che non è più tempo di politiche tampone, abbiamo bisogno di azioni concrete e di una presa di coscienza reale. Noi siamo il territorio delle stese, dello sversamento illegale dei rifiuti, dell’abuso edilizio, della mancanza totale di servizi, l’ultima corsa della Vesuviana che parte da Napoli verso Ponticelli è alle 18,30. Hanno fatto l’ospedale del mare ma tutt’intorno c’è il nulla. Io credo che siamo di fronte ad una città divisa in due. Non è più tollerabile”.

“Hanno fatto l’ospedale del mare ma tutt’intorno c’è il nulla.”

Una frase di poche parole che, probabilmente, racconta meglio di tanti monologhi e documentari sulla zona. Il grande paradosso di Napoli Est: da un lato l’Ospedale del Mare, un polo futuristico di innovazione, il quale si spera possa rilanciare l’intera sanità campana e, dal lato opposto, a distanza di un marciapiede, “Il Nulla” che qui si chiama “Lotto 0“.

Parliamo dell’enorme complesso popolare di Ponticelli, figlio del sacco edilizio di Napoli degli anni 60. Una distesa di casermoni popolari, quasi nascosti al resto della popolazione, abbandonati a se stessi, dove la camorra ha nel tempo trovato “prede semplici” in un contesto di totale abbandono. Per colpa di tutto questo, gran parte della popolazione nel tempo è stata abituata ad essere sola. In troppi qui si sono rassegnati, ma fortunatamente non tutti.

In questi quartieri, purtroppo, gli unici a dare segnali di speranza sono le associazioni e le parrocchie del territorio, quasi come se la questione di Napoli Est, al di fuori del contesto municipale, non interessasse proprio a nessuno. I parroci hanno deciso dunque di scendere in campo per combattere tale degrado urbano e sociale.

“Tutti – dice la lettera – si sono abituati alla solitudine istituzionale: i cittadini onesti, i piccoli, gli anziani, gli intellettuali. Al degrado e alla rassegnazione si aggiunge poi la paura: il sentimento che paralizza, che non rende possibile alcuna reazione per uscire dall’oppressione o dalla condizione di malessere. Dobbiamo uscire dalla solitudine imparando a fare rete, a partecipare alle iniziative promosse sul territorio, per denunciare il degrado e la violenza, appoggiandoci gli uni agli altri. Insieme, come comunità cristiane, sentiamo di doverci dare coraggio, di doverci stringere reciprocamente per andare avanti, di dare buona testimonianza”.

Su questo percorso di rigenerazione sociale si innesta la manifestazione dello scorso 29 ottobre a San Giovanni a Teduccio (Stese di Poesia contro le stese di Camorra) presso la parrocchia del rione Villa, dove i ragazzi delle scuole hanno risposto alle pistole con stese di poesie. Ed è proprio ai giovani che è rivolto principalmente questo messaggio, l’impegno dei preti e l’appello rivolto alle istituzioni nato proprio dal desiderio di dare ai giovani quartieri migliori, meno pericolosi o semplicemente normalmente vivibili.

“Oggi vorremmo promettere ai nostri ragazzi che ci impegneremo per garantire loro di poter scendere in strada senza il pericolo di essere feriti o uccisi da un proiettile vagante, ai nostri giovani che ci impegniamo affinché possano liberamente frequentare i luoghi di incontro, senza temere di essere vittime di qualche prepotente – conclude la lettera – pertanto, abbiamo bisogno di una maggiore presenza dello Stato e delle sue istituzioni, a tutti i livelli, perché vi siano finalmente politiche serie, programmate, concertate, impegno per il bene comune e vero coinvolgimento sociale. noi ci impegniamo come pastori a non lasciarvi soli, cari fedeli, abbiamo però bisogno che voi vi impegnate a credere nel bene che ancora si può fare nei nostri quartieri, per scrivere insieme una pagina nuova della storia della nostra gente che può cambiare, se ognuno di noi ci mette anzitutto la faccia”.

 

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