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Napoli. La Corte dei Conti respinge gran parte del ricorso sul bilancio del Comune, preoccupazione per il rischio dissesto

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La Corte dei Conti, mentre da un lato accoglie parte dell’istanza relativa allo sforamento dei conti nel 2014, ha invece rigettato la questione inerente il bilancio 2016, dove non era stato inserito il debito post-terremoto 1980, accendendo cosi la rischiosa ipotesi del dissesto dell’ente comunale partenopeo.

Sembra arrivare in queste ore, dalle sezioni riunite di Roma della Corte dei Conti, una vera e propria “doccia fredda” per la città di Napoli che, se non gestita adeguatamente, rischia di creare dei danni enormi sulle casse del capoluogo campano, oscurando pesantemente le sue future prospettive di crescita.

È stato infatti in gran parte respinto il ricorso comunale sull’equilibrio di bilancio, del quale è stata accettata solo la motivazione inerente il 2014, annullando invece la delibera del 2017 nella quale l’amministrazione dichiarava eluso il patto di stabilità. Questo il commento, a caldo, del sindaco Luigi De Magistris: “Non ho ancora avuto il dispositivo e quindi una valutazione piena la faremo stasera. Stanno tornando da Roma il Capo di Gabinetto e il direttore generale, il ragioniere capo e l’avvocato Andreottola, ho notizie telefoniche e le notizie certe sono queste: abbiamo avuto l’accoglimento del ricorso per quanto riguarda la questione del 2014, il rigetto per la questione del 2016, “come in motivazione”. Siccome le motivazioni non ci sono, abbiamo cercato di capire qualcosa in più e non abbiamo capito.

La motivazione dà la linea di valutazione se la notizia è assai brutta, brutta, bruttina o addirittura va benino o non ha particolari conseguenze per la nostra città, non posso commentare ciò che non conosco. Stasera faremo una valutazione, pur senza avere le motivazioni che da quello che ho capito, dovrebbero arrivare prima della scadenza dei termini per l’approvazione del Bilancio di Previsione, quindi tra 15 o 20 giorni”.

E, sul debito post-terremoto 1980, meglio conosciuto come Cr8, nodo cruciale dell’intera vicenda, aggiunge: “Oggi mi sento di esprimere soddisfazione per il ricorso e preoccupazione sommata a una profonda indignazione, perché stiamo discutendo del Cr8. Questa cosa del Cr8 mi fa rivoltare lo stomaco perché debbo discutere da un anno e mezzo di un debito di 100 milioni del 1981 e su questo sono capace di mettere in campo la più grande mobilitazione politica che la città di Napoli, dal dopoguerra in poi, abbia mai conosciuto. Può essere che non sarà necessario, ma come sento Cr8 mi sale il sangue alla testa. Abbasso un attimo la pressione per non far compromettere il mio stato di salute ma sappiamo per certo che stiamo discutendo del Cr8, quindi potrebbe accadere che la mobilitazione di Montecitorio sia stata solo un prosecco accompagnato da una tartare”.

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