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Napoli. Nasce Black Sentinels, la rete per monitorare i raid sugli immigrati

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Molte volte è tutta una questione di percezione della realtà. Spesso è quella stessa percezione a non inquadrare in maniera limpida determinati fenomeni, magari con la complicità dei mass media locali e nazionali.

Proprio per tali motivazioni, partendo dagli ultimi eventi come ad esempio la grave aggressione a Cissè Elhadji Diebel del 2 agosto nel quartiere Vasto, è nata una rete di solidarietà, tramite un gruppo Whatsapp, composta da mediatori culturali, operatori dei centri di accoglienza e stranieri, denominata “Black Sentinels“.

Lo scopo è estremamente chiaro: permettere di segnalare i tanti episodi di violenza nei confronti degli immigrati, i quali molto spesso non arrivano nemmeno alle redazioni dei giornali e delle tv regionali. Spiega infatti Simona Talamo, coordinatrice dello Sprar, sistema per i richiedenti asilo del Comune di Napoli, gestito dalla coop Less onlus: “Lo faremo dal basso, lo faremo insieme con associazioni e altri centri di accoglienza. L’idea è venuta dopo gli ultimi raid in città. Alcuni ragazzi stranieri non parlano delle violenze subite, perché non conoscono l’italiano.

Noi abbiamo mediatori, partiremo da Whatsapp ma poi a settembre vogliamo arrivare a fare un osservatorio, un centro di documentazione di tutte le violenze subite dai migranti. Una volta c’erano gli sportelli anti discriminazione dell’Unar, l’ufficio che fa capo alla Presidenza del consiglio dei ministri. Erano antenne territoriali, non ci sono più. Iniziamo noi e speriamo che poi magari gli enti locali, a partire dal Comune, ci forniscano strumenti di supporto. Per esempio ci serverebbe un numero verde ma ha dei costi.

Il problema è proprio che molti stranieri spesso non hanno alle spalle una rete di riferimento. Alla Maddalena ci sono bengalesi e pachistani che di continuo vengono presi a schiaffi, picchiati. Nessuno se ne accorge. A Licola di recente hanno investito un ragazzo che era in bici, lo hanno lasciato a terra senza neanche chiamare una ambulanza. È un reato. Accade in Italia nel 2018, qualcuno se ne rende conto o no?”.

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