Nicoletta Verna racconta la memoria di due donne tra fascismo e Resistenza nel romanzo I Giorni Di Vetro

di Ivan Rossi

Nicoletta Verna racconta due donne tra fascismo e Resistenza nel suo romanzo. - Ilvaporetto.com

“I giorni di vetro” di Nicoletta Verna si snoda tra gli anni tumultuosi dell’Italia tra gli anni Venti e la Liberazione, seguendo le vite di due donne molto diverse tra loro. Il romanzo intreccia vicende personali e fatti storici, offrendo uno sguardo intenso sul fascismo, la guerra e la Resistenza. Ambientato in luoghi reali come Castrocaro e Tavolicci, il libro riporta in primo piano storie di persone comuni coinvolte in eventi straordinari.

La storia di redenta: un legame tra difficoltà fisiche e realtà sociale del fascismo a castrocaro

Redenta nasce dopo tre fratellini nati morti, segnata fin dall’inizio da una condizione che molti chiamano “la scarogna”. Come aveva previsto il guaritore locale Zambutèn, la bambina cresce con un corpo indebolito dalla poliomielite, testimoniata dalla sua cosiddetta “gamba matta”. Nonostante questo handicap, Redenta possiede uno sguardo limpido sul mondo attorno a lei, in particolare sulla piccola comunità di Castrocaro durante l’ascesa del fascismo.

La convivenza con la povertà e la violenza caratterizza la sua vita familiare e sociale. La madre, Adalgisa, affronta difficoltà dure, arrivando perfino a tentare di uccidere il marito, finendo in carcere. Questo uomo, chiamato Vetro per l’occhio perduto nella guerra d’Abissinia, diventa anche il marito di Redenta e un persecutore con atteggiamenti sadici. L’ambiente familiare complesso di Redenta riflette la brutalità del tempo e la fatica quotidiana di chi vive ai margini.

Redenta cresce in mezzo a figure che rappresentano la durezza di quei tempi, come la nonna Fafina, che si occupa degli “orfani” del paese, i cosiddetti “Bastardi”. Tra questi bambini, c’è Bruno, amico d’infanzia di Redenta e promessa di un futuro migliore, anche se la sua scomparsa lascia una ferita aperta nella ragazza. Il soprannome “la purina”, dato a Redenta dagli abitanti del paese, indica un destino segnato dalla diversità, prima ancora che dalla consapevolezza di ciò che vive.

Iris e la fuga dal mondo rurale verso la città: il viaggio di una giovane donna tra libertà e impegno

Iris rappresenta un altro tipo di esperienza. Figlia di una maestra che ha insegnato a leggere in un piccolo paese di montagna, Tavolicci, Iris lascia la famiglia per cercare un futuro in città, precisamente a Forlì. La sua storia si intreccia con quella di Redenta sullo sfondo di eventi storici cruciali. La giovane, colta e bella, incontra Bruno, che diventerà il comandante partigiano Diaz.

Il trasferimento di Iris dalla realtà rurale alla vita urbana segna un cambio radicale nel modo di affrontare la violenza e le trasformazioni sociali. Mentre Redenta è radicata in un ambiente segnato da povertà e repressione familiare, Iris incarna il desiderio di libertà, cultura e politica attiva. Il loro legame, seppur indiretto, si materializza nell’amore per lo stesso uomo, con esperienze della guerra che, pur diverse, mostrano sottili affinità nel modo in cui affrontano la brutalità del tempo.

Iris diventa così una figura che, oltre a seguire il proprio destino personale, incarna il mutamento storico e sociale dell’Italia del tempo, passando dal mondo isolato di Tavolicci ai fermenti resistenziali delle città.

La narrazione corale tra povertà, odio e resistenza: tanti volti per raccontare un’epoca difficile

Il romanzo non si limita a raccontare le vicende di Redenta e Iris ma si apre a un’ampia galleria di personaggi che rappresentano diversi punti di vista sulla realtà italiana degli anni Venti fino alla fine della guerra. Ognuno dei personaggi aggiunge un tassello importante per capire come la povertà e la violenza si siano infilate nelle vite di tante persone comuni.

La nonna Fafina, infermiera e custode di bambini rifiutati da tutti, incarna l’amore supplementare a chi il mondo ha voltato le spalle. La madre di Redenta, Adalgisa, con il suo gesto disperato contro il marito, dimostra come il sistema familiare sia stato teatro di sofferenze lontane dal racconto ufficiale. Anche tra i “Bastardi”, il gruppo di orfani e bambini senza famiglia a Castrocaro, si vede come la realtà sociale fosse dura da sopportare senza la solidarietà minima.

Bruno, da amico d’infanzia diventato partigiano, è quel ponte tra le vicende personali e la più vasta lotta antifascista. Il romanzo crea un coro di voci in cui si parla di paura, amori mancati, attese e violenze. La narrazione alterna i punti di vista di Redenta e Iris, mettendo in luce come la violenza e la povertà possano avere effetti diversi su vite distanti ma connesse.

Il valore storico e letterario di “i giorni di vetro” e il dibattito intorno al premio strega 2025

Pubblicato da Einaudi, “I giorni di vetro” ha ottenuto riconoscimenti importanti nel 2025, tra cui il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura. Il romanzo ha attirato l’attenzione per la sua capacità di intrecciare storie individuali femminili con grandi eventi del Novecento italiano, raccontando il fascismo, la guerra e la Resistenza in modo diretto e senza eccessi retorici.

Il libro è stato però escluso dalla “dozzina” finale del premio Strega 2025, una scelta che ha sollevato discussioni nel mondo culturale. La sua esclusione non ha intaccato il valore della narrazione, che si conferma come un’opera significativa per ricostruire il periodo storico ambientato tra Castrocaro, Tavolicci e Forlì, luoghi che ancora oggi conservano memoria e testimonianze di quegli anni.

Il romanzo riflette anche sull’importanza del territorio e delle comunità, dove ogni gesto e ogni personaggio lascia tracce profonde su un tempo segnato da crisi politiche e sociali di grande portata. La letteratura diventa così uno strumento per mantenere viva la memoria storica, affrontando temi ancora attuali come la violenza, la sopraffazione e il coraggio individuale.