Nuovi criteri per il tax credit nel cinema italiano: misure anti-truffa e sfide della distribuzione nazionale
Il governo italiano ha approvato un nuovo decreto sul tax credit destinato al cinema, con l’obiettivo di prevenire frodi, ma riconoscendo la buona fede della maggior parte degli operatori. I protagonisti del settore hanno discusso durante la Festa del cinema di mare di Castiglione della Pescaia sulle difficoltà del mercato, la distribuzione e il ruolo dello Stato nel sostenere la produzione e la visione delle pellicole italiane.
Nuovi limiti e controlli sul tax credit: il punto di vista dei professionisti del cinema
Il tax credit è uno strumento fiscale che offre crediti d’imposta agli investitori nel cinema italiano per stimolare le produzioni. Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film, ha espresso il suo parere nel corso dell’evento “Cinema Revolution?” a Castiglione della Pescaia, ricordando come fino ad oggi la maggior parte degli operatori abbia utilizzato questo strumento con correttezza e buona fede. Tuttavia, ha riconosciuto la necessità di un “tagliando” per valutare il funzionamento della legge e inserire misure più stringenti per evitare abusi.
Il nuovo decreto, approvato nel 2025, introduce controlli più severi per evitare truffe. Questa scelta, in linea con le normative europee che mirano a una maggiore trasparenza sui finanziamenti pubblici al settore audiovisivo, si presenta come risposta a casi isolati ma che hanno avuto risonanza negativa nel mondo del cinema. L’intento è garantire che i fondi spettino concretamente a progetti validi e non a chi cerca di aggirare le regole.
Letta, nel suo intervento, ha avanzato l’idea che lo Stato non debba limitarsi solo a finanziare i film con contributi a fondo perduto ma dovrebbe anche impegnarsi nella distribuzione, specie quando manca un distributore privato disposto ad investire. Questo punto tocca un nodo cruciale: la difficoltà di far arrivare i contenuti italiani agli spettatori, a causa di un mercato dominato da grandi gruppi internazionali e di una distribuzione indipendente ancora debole.
La distribuzione e il ruolo pubblico nel panorama cinematografico italiano
La distribuzione rimane un punto dolente per il cinema italiano. Giampaolo Letta sprona lo Stato ad assumersi la responsabilità di portare sul mercato quei film che, pur meritevoli, faticano a trovare un distributore privato. In Italia, infatti, spesso i film nazionali hanno una diffusione limitata o ritardata, mentre le produzioni internazionali, in particolare quelle americane, occupano la maggior parte degli spazi nelle sale.
Negli ultimi anni alcune iniziative pubbliche hanno provato a sperimentare modelli di distribuzione diretta o co-finanziata, con l’intento di valorizzare maggiormente le opere italiane. Questi modelli puntano a dare visibilità anche a titoli che non rientrano nei canali tradizionali, aprendo nuove opportunità al pubblico e agli autori.
Fabrizio Donvito, amministratore delegato di Indiana Production, ha sottolineato l’importanza di una cultura del cinema che non si limiti a giudicare qualche episodio negativo isolato. Ha invitato a diversificare le produzioni e a fare ricerca, riconoscendo che anche nel cinema italiano esistono casi di mala gestione ma che questi non devono portare a un giudizio complessivo negativo.
La distribuzione è tema di grande dibattito perché senza un adeguato supporto nella fase di lancio e diffusione i film rischiano di rimanere visibili solo a una cerchia ristretta di spettatori. Lo Stato potrebbe quindi intervenire con modalità più incisive, magari tramite accordi con le sale e piattaforme digitali, per ampliare la platea delle opere italiane.
Il predominio dei film americani e le strategie italiane per il pubblico nazionale
Secondo Massimo Proietti, ceo di Vision Distribution, circa il 60-70% delle pellicole che il pubblico italiano vede è di produzione americana. Questa presenza massiccia lascia margini limitati al cinema nazionale, che deve quindi individuare generi capaci di attrarre il pubblico italiano.
Il modello suggerito si basa soprattutto sulle commedie e sui racconti legati alla società italiana. Titoli come “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi o “Follemente” rappresentano esempi concreti di film che raccontano temi di attualità e realtà locale, elementi che incontrano ancora l’interesse degli spettatori italiani.
Massimiliano Orfei, presidente e ceo di PiperFilm, ha indicato che, viste le oscillazioni e difficoltà del mercato, il cinema italiano dovrebbe puntare su proposte capaci di sorprendere lo spettatore. “Le 8 Montagne”, un film che ha riscosso attenzione, è citato come esempio di prodotto che sfida le aspettative e può dare slancio a un settore meno prevedibile.
Questi percorsi contribuiscono a dare equilibrio al mercato, stimolando la produzione di contenuti che non inseguono la massa ma propongono racconti con un’identità forte.
La crisi delle sale cinematografiche e le nuove dinamiche di visione
Il calo degli spettatori nelle sale resta un tema centrale per chi lavora nel cinema. Prima della pandemia, l’Italia aveva raggiunto quasi i 100 milioni di spettatori annuali. Oggi i numeri si attestano attorno ai 70 milioni, una diminuzione significativa che testimonia la fatica del settore nel recuperare il pubblico.
Lionello Cerri, amministratore delegato di Anteo Spa e fondatore di Lumière Film, ha ricordato come senza l’intervento pubblico dell’allora ministro Dario Franceschini molte sale avrebbero chiuso. In particolare, quella misura ha contribuito a mantenere aperte molte strutture, almeno mille, evitando così un danno ancora maggiore.
Mario Lorini, presidente di Anec, ha ripercorso i numeri storici della frequentazione cinematografica in Italia, che nel 1975 registrava circa 800 milioni di biglietti venduti, il livello più alto al mondo. Tra il 1997 e il 2017 la cifra si è stabilizzata tra i 95 e i 105 milioni, ma dal 2018 è iniziata una crisi che è stata acuita dalla pandemia con un calo del 25-30%.
La situazione non migliora velocemente, nonostante la voglia e le iniziative per riportare il pubblico nelle sale.
Le “finestre” cinematografiche e l’impatto delle piattaforme digitali sulla visione
Un altro nodo riguarda le cosiddette “finestre” del cinema, cioè il tempo che intercorre tra l’uscita in sala e la disponibilità sulle piattaforme di streaming. Questo intervallo crescente ha disincentivato molte persone ad andare al cinema, preferendo la comodità della visione online.
Massimiliano Giometti, uno degli esercenti più noti in Italia, ha sottolineato che ora le piattaforme, in particolare Disney, stanno comprendendo l’importanza di collaborare con le sale cinematografiche, investendo direttamente sul cinema in sala.
Questo cambio di approccio potrebbe portare a una nuova collaborazione tra distribuzione digitale e vendita di biglietti, cercando un equilibrio che favorisca gli spettatori e il settore.
Chi gestisce le sale resta attento a queste nuove mosse, in attesa di capire se il modello delle “finestre” potrà essere ottimizzato per il beneficio di tutto il comparto, dalla produzione alla fruizione.
