Ocean Vuong presenta “L’imperatore della gioia”: un racconto intenso sulla classe lavoratrice americana e la memoria
Ocean Vuong torna con il secondo romanzo “L’imperatore della gioia”, pubblicato nel 2025 da Guanda. Lo scrittore vietnamita-americano, conosciuto per il successo di “Brevemente risplendiamo sulla terra”, affronta nella sua nuova opera temi profondi come la classe operaia statunitense, il suicidio, i legami tra diverse generazioni e l’esperienza di chi vive ai margini della società. Il libro, ambientato nella città postindustriale di East Gladness, nel Connecticut, ha fatto il suo debutto anche al Festivaletteratura di Mantova nel settembre 2025.
Ocean Vuong e la genesi del nuovo romanzo
Ocean Vuong, nato in Vietnam e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1990, ha da poco raggiunto i 37 anni. Dopo l’esordio poetico e letterario che lo ha reso noto, prosegue il suo racconto sulla vita degli outsider, una posizione che considera essenziale per raccontare il mondo in cui vive. “Sono un outsider e racconto la vita da questo punto di vista”, ha detto durante un’intervista all’ANSA a Mantova, dove è arrivato con il compagno.
Vuong si è ispirato al classico “Moby Dick” di Melville, ma con un approccio opposto: quel romanzo raccontava la vita in mare aperto, lui ha voluto descrivere la working class, le persone che vivono sulla terraferma segnate dal lavoro e dall’emarginazione. Il suo sguardo si rivolge a chi lotta per sopravvivere tra difficoltà economiche e personali, rappresentando una realtà spesso ignorata dalla grande letteratura contemporanea.
L’autore insegna alla New York University e risiede in una piccola cittadina del Massachusetts, dove porta avanti il suo lavoro di scrittore. Il suo stile mescola elementi realistici a dettagli quasi magici, come nel caso del romanzo appena uscito, in cui oggetti ordinari assumono poteri simbolici, come le carote che impediscono la tristezza.
Tematiche centrali di “l’imperatore della gioia” e descrizione del romanzo
Il racconto si svolge a East Gladness, una cittadina del Connecticut che ha subito il declino postindustriale. Il protagonista, Hai, è un giovane vietnamita-americano di diciannove anni, sul punto di compiere un gesto estremo: saltare da un ponte. La sua vita è in bilico, segnata da un senso di disfatta e solitudine.
Hai viene fermato da Grazina, un’anziana vedova lituana malata di Alzheimer, sopravvissuta ai traumi della Seconda Guerra mondiale. Il loro rapporto si sviluppa come un ponte fra due generazioni segnate dalla sofferenza e dalla memoria. Grazina incarna una figura di resistenza e fragilità, e l’incontro con Hai porterà cambiamenti profondi in entrambi.
L’autore, ispirandosi a esperienze personali, ha creato una storia che parla della solitudine, della speranza, ma anche delle difficoltà di integrazione e del sogno americano infranto. Nel libro, oltre a ripercorrere questi temi, Vuong introduce elementi fantastici che alleggeriscono le atmosfere, creando un contrasto con la realtà dura della vita dei protagonisti.
Hai condivide con Vuong il percorso interrotto negli studi universitari e la paura di deludere una madre orgogliosa. L’autore racconta di aver vissuto in condizioni precarie a New York, dormendo anche in stazione, prima di trovare rifugio grazie a un amico e alla sua famiglia. La descrizione di queste difficoltà arricchisce la narrazione con un tocco personale.
Il ritratto dell’America contemporanea attraverso la voce di Vuong
Ocean Vuong non nasconde le sue riflessioni sull’America di oggi, soprattutto quella dell’era Trump, un quadro complesso che segue al di là della semplice figura caricaturale del politico. Secondo Vuong, è un errore credere che rimuovere Trump risolva i problemi sociali e politici attuali: dietro quella figura c’è un pezzo della società che condivide idee e filosofie radicate.
L’autore sottolinea la necessità di affrontare le idee sbagliate all’origine delle divisioni e dei conflitti, proponendo una battaglia culturale che vada oltre la semplice opposizione a un singolo individuo. Vuong ricorda tragedie storiche come il genocidio, mettendo in guardia sulle conseguenze di ideologie negative che hanno segnato il passato e potrebbero ripetersi.
Questo approccio riflessivo si lega alla narrazione del romanzo e alle esperienze che Vuong si porta dietro, offrendo uno sguardo critico e articolato sulla società americana, sulle sue contraddizioni e sulle sue sfide.
Esperienze personali e riferimenti culturali che hanno formato vuong
Il percorso artistico e umano di Ocean Vuong ha trovato un legame profondo con l’Italia, paese che ha visitato più volte e dove ha iniziato a sperimentare la scrittura attraverso residenze artistiche in Umbria e letture pubbliche, come alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi.
In particolare, una visita a Palazzo Reale a Milano ha lasciato un segno indelebile nello scrittore: la vista delle crepe sui muri del Salone delle Cariatidi, dovute ai danni della Seconda Guerra mondiale e lasciate intatte come testimonianza storica, ha fatto scattare in lui una riflessione sul valore delle ferite non nascoste ma conservate, che possono raccontare una vicenda e influenzare la creatività.
La letteratura italiana è stata fonte di ispirazione per Vuong, che ha citato autori come Primo Levi, Pier Paolo Pasolini, Natalia Ginzburg e Italo Calvino. Tuttavia, la sua ammirazione più grande resta per Dostoevskij, e in particolare per “I Fratelli Karamazov”. Nel romanzo cita una frase di grande impatto: “Non avere paura della vita, figliolo. La vita è bella quando si fa qualcosa di bello per gli altri”, che rispecchia il tema della speranza e del riscatto presente nelle sue pagine.
La scrittura di Vuong procede ancora a mano per lasciare spazio a riflessioni più intense su ogni frase, creando un testo che si costruisce pian piano, mescolando vite vissute e invenzioni poetiche.
“L’imperatore della gioia” offre così un ritratto introspettivo e toccante di vite fragili, legami inattesi e mondi spesso invisibili. Vuong continua a scavare dentro le relazioni umane, tra passato e presente, in una narrazione che racchiude dolore, memoria e piccoli segni di speranza.
