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Ossuele Gnegne e quel dubbio angosciante: Devo morire perchè sono nero?

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È questo che, dalla notte del 31 gennaio, si chiede insistentemente un ragazzo di 28 anni il quale, come tutti noi, si recava semplicemente a lavoro.

Tutto nella norma, ma qualcosa di terribile sta per spezza la semplice e rassicurante routine quotidiana. Ossuele Gnegne viene investito da un automobile ma, anzichè essere soccorso, viene brutalmente massacrato di botte, con il chiaro intento di ucciderlo.

Perchè? Semplicemente per il colore della sua pelle, come emerge dalla sua agghiacciante testimonianza postata su Facebook: “Mi chiamo Ossuele Gnegne, ho 28 anni e sono originario della Costa d’Avorio. Sono in Italia da 10 anni e come tutte le mattine, ieri notte, mi recavo in bici, alla palestra dove lavoro regolarmente, dove sono un dipendente come tutti.

All’improvviso un’auto mi viene incontro e mi investe… la macchina si ferma e realizzo che non è stato un incidente, quell’auto, quegli “uomini” nell’auto volevano proprio me.Quattro uomini scendono dalla vettura, inizio a tremare, gli domando “Cosa ho fatto?” e loro armati di bastoni, spranghe, sassi, armati di odio negli occhi mi rispondono “Vogliamo ucciderti”. Mentre mi colpiscono penso a mia moglie, a mia moglie che non avrebbe mai accettato che degli uomini avessero potuto ucciderle il marito per un colore di pelle diverso dal loro.

Lei mi ha dato la forza di scappare, non è stato facile mantenere la calma, sono riuscito a nascondermi sotto una macchina, pioveva, tremavo ma nn era per il freddo, era per l’incubo che stavo vivendo. Ho preso il cellulare dalla tasca, ho chiamato i carabinieri, che fortunatamente pattugliavano nella zona e sono intervenuti immediatamente e hanno fermato e identificato quei carnefici. Non pensavo di poter incontrare ancora persone così, a lavoro, nel mio quartiere svolgo una vita “normale” e tutti mi rispettano e mi vogliono bene.

Sono stato fortunato; ho lividi, contusioni, un braccio spezzato, ma tutto questo passerà. Ciò che non passerà è il colore della mia pelle, che in questo mondo crea problemi”.

Moltissime le attestazioni di vicinanza, a partire dalla palestra Imperial di Arzano, che difende a spada tratta il suo dipendente da chi, in queste ore, si spinge addirittura a sostenere che sia tutta una bufala, negando la drammatica evidenza dei fatti.

Forse perchè, alla fine, si vuole solo far finta, per l’ennesima volta, di non vedere..

 

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