Pagelle Selvaggia Lucarelli: le sue valutazioni sul Festival di Sanremo

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Pagelle Selvaggia Lucarelli: le sue valutazioni sul Festival di Sanremo - ilvaporetto.com

Inizia l’articolo con una introduzione

All’indomani della seconda serata del 74esimo “Festival di Sanremo” arrivano le pagelle di Selvaggia Lucarelli. La penna de “Il Fatto Quotidiano” promuove a pieni voti Geolier: “Quando viene annunciato in testa alla classifica il figlio di Amadeus esulta, segno che è il cantante più amato dai giovanissimi. Sembra avere pochi rivali a meno che, ovviamente, questa settimana le nonne non entrino in sciopero tagliando le paghette per il credito telefonico dei nipoti”.

Geolier e The Kolors in cima alle pagelle

Nel caso dei The Kolors, l’8 della prima serata diventa un 9 dopo il secondo ascolto. “Ormai è chiaro, il pezzo perfetto per l’Eurovision è il loro – sentenzia Selvaggia Lucarelli. – Perciò, considerando la loro assenza sia dalla top five della sala stampa che da quella di televoto e radio, se Amadeus vuole tentare di bissare l’impresa dei Maneskin non gli resta che comprare i pacchetti di voti al centralino facendo l’accento svedese”.

Valutazioni su Giorgia, Renga e Nek

Giorgia supera di poco la sufficienza. “Non è una conduttrice e si vede – è il parere di Selvaggia Lucarelli. – La sua voce (incredibile quando canta) nel parlato è curiosamente fastidiosa, le gag erano troppo recitate con lei che finiva per essere volenterosa ma un po’ guitta. Non so poi chi l’abbia aiutata nello styling ma era tutto sbagliato e mortificante per la sua bellezza androgina. È entrata vestita da spalla di Charlie Chaplin con stivaloni improbabili, poi in abito charleston triste con le scarpe tacco medio e infine con un abito nero completamente sbracciato e aperto sulla schiena che boh, perchè?”. Francesco Renga e Nek si beccano un 5 a testa: “Vederli sul palco assieme, con due completi identici nella forma ma diversi nel colore come quelli che si mettono i gemelli, fa un effetto un po’ strano. Sembra la reunion di fine carriera di una vecchia band, senza più la vena creativa degli anni d’oro, ma con ancora l’affetto del pubblico e la voglia di esserci. Solo che non sono mai stati una band, hanno cinquant’anni e non ottanta, e la canzone proviene direttamente dal ‘generatore automatico di canzoni per Sanremo, edizione 2000’”.

Dargen D’Amico e le sue dichiarazioni politiche

Il voto sospeso appioppato a Dargen D’Amico dopo la prima serata del Festival si trasforma in una sonora stroncatura: “La prima sera fa una cosa coraggiosa: chiede il cessate il fuoco a Gaza. Poi capisce che oggi basta dire che in Israele d’estate fa caldo per essere tacciati di foraggiare Hamas, per cui torna sul palco ritrattando la sua dichiarazione: ‘Non volevo essere politico. Non ho mai pensato di avvicinarmi alla politica. Ero solo guidato dall’amore. Su questo mi vorrei concentrare’. Insomma, gli hanno spiegato che se non voleva proseguire la sua carriera musicale componendo al massimo musica d’ambiente per una catena di Kebab in Qatar, era meglio edulcorare il messaggio. Peccato, perchè fare politica non è una vergogna, è un dovere. Voto 0”.

La scelta discutibile di Amadeus e i suoi ospiti internazionali

Selvaggia Lucarelli boccia la scelta di far presentare i cantanti da altri cantanti. “L’ostinazione di Amadeus di far presentare cose a gente che non presenta cose per mestiere è commovente – commenta – È davvero incomprensibile il sadismo con cui si impone il tutto ad alcuni cantanti che faticano a leggere un cartoncino e non padroneggiano la scena se non cantando. E invece ieri è finita con i cantanti che conducevano, Giorgia che doveva condurre e fare gag e John Travolta che doveva fare Romina Power. Voto 2”. Voto 1 per la scelta di affidare un monologo contro la violenza di genere al cast di “Mare Fuori”: “Fare recitare (male) ad attori il testo di un uomo è davvero un’idea avvincente. Il prossimo anno propongo un testo di Vannacci letto da Sgarbi su musiche di Memo Remigi. Dirige il direttore Beatrice Venezi”.

Il caso John Travolta e il suo ruolo a Sanremo

Un capitolo a parte merita il caso John Travolta. “Siamo oltre l’imbarazzo – sentenzia Selvaggia Lucarelli – C’è un ospite internazionale e nessuno riesce a comunicare con lui perchè dopo 100 anni di radio con ospiti internazionali e 5 edizioni di Sanremo il conduttore non parla inglese. Fiorello a malapena. Allora si pensa bene di farlo ballare con le scarpe dello sponsor che paga gli spot a Travolta in bella vista, senza che nessuno metta ‘pecette’ come di solito avviene. Il proprietario dell’azienda di scarpe è casualmente seduto in prima fila. Travolta lo abbraccia casualmente. Casualmente Amadeus si toglie le scarpe e casualmente Travolta se le tiene, casualmente Amadeus dice ‘Don’t worry be happy’ che è lo slogan dell’azienda delle scarpe che paga Travolta. Casualmente Amadeus oggi in conferenza stampa dice che Travolta ha insistito per venire al festival gratis, si è auto invitato, casualmente Travolta era in Italia pagato profumatamente per l’azienda di scarpe per girare il nuovo spot, casualmente il caso Travolta finisce all’Agcom. In tutto ciò, tra Berrettini, Ferragni e Travolta, andare a Sanremo non in qualità di cantante inizia a portare bene quanto aprire la tomba di un faraone”.

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