Il portale d'informazione della tua città

Fiamminghi Partenopei: a Palazzo Zevallos ritornano i capolavori del Seicento napoletano

Dal 6 dicembre al 7 aprile 2019 la mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe riporta a Palazzo Zevallos Stigliano la prestigiosa collezione appartenuta alla famiglia Vandeneynden

0 123

NAPOLI, 7 DICEMBRE – Nel Seicento il banchiere fiammingo Ferdinando Vandeneynden si trasferì a Napoli, che era importante centro d’affari con il Nord Europa, imitato poi da altri uomini d’affari olandesi che presero dimora in città. Ferdinando Vandeneynden fece costruire la sua splendida villa del Vomero (chiamata poi Villa Carafa di Belvedere) e fece ristrutturare Palazzo Zevallos. Aveva rapporti (in alcuni casi anche di parentela) con vari artisti fiamminghi, come Rubens e Van Dyck, ed era ben introdotto nel mercato dell’arte. Mise insieme una magnifica collezione di dipinti con opere di artisti del calibro di Luca Giordano, Aniello Falcone, Salvator Rosa, Jan Brueghel, gli stessi Rubens e Van Dyck, tanto per citarne alcuni. Questa incredibile raccolta era ospitata nel Palazzo Zevallos di Stigliano, ma poi andò dispersa nei musei di tutto il mondo.

Banchetto di Erode, di Pieter Paul Rubens, una delle opere esposte

Ieri è stata inaugurata a Napoli una mostra che ricolloca nella sede originaria questo impressionante patrimonio d’arte, con le opere in prestito che tornano nella loro casa. Una mostra, aperta fino al 7 aprile 2019, che testimonia non solo e non tanto il mecenatismo di due famiglie (i Vandeneynden e, successivamente, i Colonna di Stigliano che abitarono nel suddetto palazzo), ma il ruolo di primo piano -economico e culturale – che rivestiva Napoli quando non era ancora schiacciata dall’umiliante dominazione italiana.

Originalità, ricerca, dimensione internazionale caratterizzano la mostra. Dopo lunghi studi che hanno permesso di approfondire e ricomporre “la collezione del principe”, questa inedita esposizione ha il sapore del “ritorno a casa” di opere straordinarie, nel contesto in cui oltre tre secoli fa furono raccolte e ammirate.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.