Paolo Rumiz a Ravenna: il Premio Dante e il valore della parola tra poesia, memoria e conflitti attuali
Paolo Rumiz, scrittore e viaggiatore, racconta l’esperienza che ha preceduto la consegna del Premio Dante-Ravenna, assegnato durante il festival Prospettiva Dante dedicato al poeta fiorentino. Nel suo intervento, l’autore riflette sul ruolo della poesia in un’epoca in cui le parole sembrano perdere forza, e analizza come il linguaggio possa aiutare a comprendere e affrontare le tensioni sociali e politiche attuali.
Il Premio Dante: un riconoscimento legato alla memoria e al recupero del linguaggio poetico
Paolo Rumiz ha ricevuto il Premio Dante-Ravenna in occasione della quattordicesima edizione di Prospettiva Dante, festival interamente dedicato a Dante Alighieri e organizzato a Ravenna dal 17 al 21 settembre. Il premio ha colpito profondamente l’autore, che la mattina stessa della premiazione ha richiamato alla mente frammenti della Commedia attraverso lo schema delle rime incrociate tipiche del poeta. Questo esercizio ha fatto riaffiorare versi dimenticati, mettendo in luce il potere rigenerante della poesia anche per chi, come lui, è principalmente scrittore di prosa.
Rumiz sottolinea l’importanza per ogni scrittore di immergersi nella poesia per riscoprire la musicalità, il ritmo e l’energia nascosta nelle parole. Secondo lui, la poesia può rappresentare un bagno necessario per riattivare la forza del linguaggio. La parola, intesa in senso poetico, diventa uno strumento essenziale per contrastare l’impoverimento del lessico contemporaneo. Il premio assume così un significato simbolico, inserito in un contesto di crisi linguistica e culturale, dove si perde il rapporto con le parole e la loro potenzialità.
L’impoverimento del linguaggio e il ruolo del poeta nei conflitti sociali e politici attuali
Nel discorso di Rumiz emerge una forte preoccupazione per il declino della qualità del linguaggio nel contesto politico e sociale globale. Ritiene che questo impoverimento segnali un arretramento in diversi ambiti e sottolinea un paradosso: in un’epoca di fratture e disgregazione sociale, l’arte poetica rappresenta una risorsa preziosa. Lo scrittore spiega che il poeta, più del politico, può restituire alla società la capacità di usare la parola come mezzo per costruire senso e coesione.
Cita lo scrittore spagnolo Javier Cercas, secondo cui “chi vuole impegnarsi in politica dovrebbe prima imparare a fare poesia.” Questo suggerisce che il linguaggio poetico aiuta a leggere con attenzione la realtà, a esprimere complessità e a mediare posizioni opposte. Rumiz evidenzia come la parola poetica possa essere un’arma utile nei momenti di crisi, mentre il linguaggio semplice e superficiale spesso alimenta divisioni.
Il silenzio europeo e la difficoltà di raccontare i conflitti contemporanei
Paolo Rumiz, che ha raccontato guerre in Bosnia e Medio Oriente, osserva che l’Europa si trova oggi in una situazione difficile rispetto ai conflitti in corso, dall’Ucraina a Gaza. L’Europa sembra incapace di raccontare a se stessa la propria identità e il proprio ruolo come ultima “isola” di benessere e sicurezza nel mondo. Questo silenzio corrisponde a una perdita della capacità di narrazione e rappresentazione, elementi essenziali per reagire e partecipare agli eventi internazionali.
Il legame tra la perdita della complessità linguistica nelle classi politiche europee e la mancanza di azioni concrete emerge nel suo discorso. Rumiz sottolinea la carenza di figure capaci di maneggiare con cura e comprensione le parole, per dialogare e mediare tra le parti in conflitto. La capacità di affrontare posizioni opposte non trova terreno fertile in un contesto dominato da semplificazioni. L’autore invita a riflettere sulla parola come strumento diplomatico e di pace.
L’importanza dell’educazione linguistica e della memoria nelle nuove generazioni
Di fronte ai dati Ocse che mostrano una scarsa capacità di lettura e comprensione complessa tra gli italiani tra i 25 e i 64 anni, Rumiz suggerisce di ripensare le pratiche scolastiche, riducendo il tempo dedicato ai collegamenti in rete e riportando l’attenzione su un apprendimento più mnemonico. La memorizzazione di testi, in particolare poesie, aiuta a costruire un senso identitario e a consolidare il rapporto con la lingua.
La lingua, afferma lo scrittore, diventa quasi una patria che supera i confini politici. Chi si rifugia nella propria lingua trova un punto fermo per affrontare la solitudine e le difficoltà. Il discorso sull’educazione si lega a una visione che considera la conoscenza delle opere letterarie una risorsa per sostenere e rafforzare l’individuo nelle sue sfide.
Il dialogo con i giovani: una sfida per la trasmissione della parola e dell’esperienza
Rumiz descrive il rapporto con i giovani come un terreno complesso ma ricco di stimoli. Sottolinea l’importanza di abbattere la distanza tra chi parla e chi ascolta, evitando posizioni che rendono l’oratore un’autorità distante. Le occasioni in cui ha potuto confrontarsi con ragazzi lo hanno colpito, soprattutto per la loro sorpresa nel trovare una comunicazione diretta e personale.
Oggi il suo interesse si concentra su questo dialogo tra generazioni diverse, considerando i giovani come un pubblico che necessita del pensiero e dell’esperienza di chi ha già vissuto. Nei suoi interventi privilegia un confronto umano, capace di trasmettere contenuti senza mediazioni formali. Infine, mette in luce la sua attenzione verso gruppi spesso marginalizzati, come i migranti, e chi vive situazioni fragili, segno di una partecipazione al presente ricca di sensibilità e concretezza.
