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Partito Democratico, una resa dei conti ai danni del paese

Scissione sì, scissione no

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Che l’aria in casa Dem fosse tesa era già noto da mesi, ma quanto si sta consumando nelle ultime ore pare stia assumendo forme che rasentano il paradosso, l’iperbole di quella che è una guerra intestina che poco interessa ai non addetti ai lavori, alla gente. Lo scollamento dalla vita reale è di dimensioni bibliche, purtroppo.

Una redde rationem in salsa democratica affolla le pagine di giornali ed i monitor tv: scissione sì, scissione no. Questo il tema. L’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, nella direzione nazionale di pochi giorni fa, in un non detto (voluto) ha messo la parola “fine” al suo percorso da segretario. Pare che nell’assemblea nazionale che si terrà domenica 19 febbraio, invece, darà formalmente le dimissioni. Gli altri attori in campo sono Dario Franceschini, Andrea Orlando in maggioranza con Renzi (per ora), e la sinistra del partito nelle persone di Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi ed il governatore della Puglia Michele Emiliano. Tutti accomunati dalla voglia di interrompere la via tratteggiata dal simpatico fiorentino.

Ad ora i candidati alla guida del più grande partito del paese sono molteplici, ed innumerevoli potrebbero essere i cambiamenti nelle prossime ore. Ad occhio e croce in campo c’è: Renzi, Speranza, Rossi ed Emiliano. Gli ultimi tre appartengono alla minoranza, frammentandola. Ruolo chiave quello affidato (oppure no) al Ministro della Giustizia Orlando nonché leader insieme a Matteo Orfini, con il quale pare ci sia una rottura, dell’area dei Giovani Turchi e al Ministro alla Cultura Dario Franceschini: sembra siano intestatari di una mediazione che faccia rimanere nel partito la minoranza che invoca a gran voce, ed in modo reiterato, la scissione.

Fatto questo assunto di ampio respiro interno al PD, il punto focale rimane uno: quanto interessa tutto ciò ai cittadini? Quanto la battaglia di cui sopra inficia sulle scelte del Governo Renzi 2.0? 

A rispondere ai quesiti c’è la crisi che dopo quasi 10 anni imperversa ancora nel paese, i dati Istat sulla disoccupazione giovanile che toccano livelli paranormali, il divario tra nord e sud, le mancate politiche strutturali di investimento pubblico. Per esempio.

E tutto ciò dinanzi al vento populista, alla pericolosa tendenza all’antipolitica che soffia forte su tutto il globo, agli estremismi di destra che spopolano.

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