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L’oro di Napoli: La Pietrasanta, il diavolo maiale e le “janare”

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Tra i vicoli del centro antico di Napoli si celano ancora oggi antiche leggende: una di queste, tra le più curiose, riguarda l’edificazione della Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, le janare e il Diavolo Maiale.

Per comprendere quanto sia antica la città di Napoli basta osservare con attenzione le sue mura, interrogare i suoi innumerevoli palazzi storici e accarezzare le pietre di spoglio disseminate a destra e a manca nel centro antico, ben visibili anche al viandante distratto. Uno dei simboli più emblematici in questo senso, capace di rievocare culti pagani e oscuri misteri, è certamente la Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, con il suo imponente e variopinto campanile, il più antico in Italia.

Ci troviamo a ridosso dell’acropoli greca di Neapolis, nella zona più antica della città fondata dai Cumani a cavallo tra il VI e il V secolo a.C. per sopperire all’inadeguatezza del primissimo insediamento urbano, la nebulosa e leggendaria Parthenope. Proviamo a fare un balzo nel tempo, e inoltriamoci attraverso il dedalo inestricabile del centro antico di Napoli, laddove, secondo le testimonianze archeologiche, si accedeva al tempio di Artemide greca, la dea Diana per la mitologia italica. La signora delle selve era considerata la protettrice delle donne e il suo culto, tra i decumani di Neapolis, era tanto radicato e forte che nel 553 d.C il vescovo Pomponio, per garantire una sorta di continuità di culto, e non traumatizzare la popolazione, vi fece edificare sulle sue vestigia la prima chiesa dedicata ad una donna: Santa Maria Maggiore, la Madonna.

Per contrastare il culto di Diana, e limitare i rituali spesso volti ad assistere le donne della città, il vescovo Pomponio raccontò che la Vergine Maria gli apparve in sogno ordinandogli di erigere un tempio cristiano laddove avrebbe trovato una pietra santa avvolta da un panno celeste. Pomponio riferì che in quel luogo la presenza del male era tanto marcata che di notte il diavolo si palesava nelle sembianze di un’enorme scrofa e assaliva gli incauti passanti. Da quel momento, e per molti secoli a venire, i vescovi si affacciarono ogni anno dalla finestra del campanile della Pietrasanta, l’unico elemento superstite della originaria basilica di Santa Maria Maggiore, e sgozzarono una scrofa dinanzi alla folla, in ricordo della disfatta del diavolo maiale.

Eppure, nonostante l’occultamento e la repressione cristiana, le liturgie dedicate alla dea Diana continuarono a proliferare e le sue celebri sacerdotesse seguitarono a riunirsi per officiare antichi rituali pagani. Ma l’intransigenza e il rigore imposto dal cristianesimo non ammetteva la coesistenza di altre religioni e le sacerdotesse di Diana furono a lungo perseguitate e per questo etichettate con l’appellativo dispregiativo di dianare, poi divenuto “janare“, che a sua volta, come ben sappiamo, divenne sinonimo di strega.

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