Più di un quarto dei prodotti in supermercati italiani punta sull’italianità: i dati 2024 di GS1 Italy

di Roberta Ludovico

Oltre il 25% dei prodotti nei supermercati italiani valorizza l’italianità, secondo GS1 Italy - Ilvaporetto.com

Nel 2024, più di un quarto dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati italiani mostra in etichetta richiami all’italianità o alla territorialità europea. Il valore di questi prodotti ha superato gli 11,6 miliardi di euro, secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Tra le indicazioni più comuni troviamo la bandiera tricolore, il claim “100% italiano”, le certificazioni Dop, Doc e Docg, oltre a riferimenti a regioni o città specifiche. Il report offre un quadro chiaro del mercato agroalimentare italiano, con segnali di crescita a valore e qualche calo a volume.

Tricolore e “italianità” sulle etichette: cosa scelgono i consumatori

La bandiera tricolore è l’elemento più usato per segnalare l’origine italiana dei prodotti alimentari. Nel 2024, compariva su oltre 16 mila referenze presenti nei supermercati, con vendite in aumento a valore e volumi stabili. Questo dimostra come il consumatore riconosca subito il tricolore come simbolo di italianità. Il claim “100% italiano” resta stabile a valore, ma perde un 1,5% nelle quantità vendute. Il claim “prodotto in Italia”, invece, cala sia a valore che a volume.

Questi dati raccontano una differenziazione nella percezione e nella domanda: la bandiera tricolore resta un segnale forte e immediato, mentre i claim scritti, pur importanti, non sempre funzionano allo stesso modo. In un mercato che cambia, comunicare l’italianità sulle confezioni resta fondamentale, ma deve essere chiaro e ben visibile.

Dop in crescita, Doc e Docg in calo

Tra i prodotti a denominazione geografica protetta, le Dop spiccano nel 2024 con una crescita significativa: +5,8% a valore e +2,7% a volume, per un giro d’affari vicino agli 803 milioni di euro. Doc e Docg, invece, registrano una flessione nelle vendite. Complessivamente, il paniere con indicazioni geografiche europee conta quasi 4.900 referenze, per un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro.

Il successo delle Dop conferma l’interesse per prodotti legati a produzioni tradizionali e controllate, apprezzati sia in Italia sia all’estero. Le certificazioni Dop, Doc e Docg restano strumenti chiave per valorizzare i prodotti nella grande distribuzione.

Crescono le etichette con riferimenti a regioni e città

La territorialità si esprime anche attraverso indicazioni regionali e cittadine. Nel 2024, il claim “regione” o “regionale” ha generato vendite per 55 milioni di euro, con un aumento del 9% in volume e del 12,3% a valore. L’Osservatorio Immagino aggiorna la classifica delle regioni più citate in etichetta: al primo posto c’è il Trentino-Alto Adige con 396 milioni di euro di fatturato, seguito da Sicilia e Piemonte. Sardegna e Puglia mostrano performance positive: la prima cresce del 4,2% a valore e volume, la seconda del 13% a valore e 5,1% a volume.

Per la prima volta, l’analisi ha considerato anche i claim che rimandano alle tradizioni di singole città o capoluoghi di provincia. Questi prodotti sono 1.563 e hanno generato vendite vicine ai 579 milioni di euro nel 2024. È un segnale chiaro di come le produzioni alimentari puntino sempre più su riferimenti locali per raccontare la loro identità, attirando consumatori interessati a legami concreti con luoghi riconoscibili.

L’Osservatorio Immagino: etichette digitali per capire il mercato

L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy è una fonte preziosa per seguire i trend del settore agroalimentare italiano. Analizzando in modo automatico oltre 145 mila etichette digitalizzate, il servizio registra claim, simboli e indicazioni sull’origine dei prodotti. Questi dati aiutano a capire le preferenze dei consumatori e le strategie delle aziende per raccontare provenienza e qualità.

La digitalizzazione delle etichette è ormai fondamentale per monitorare con precisione italianità e territorialità, due leve chiave nella competizione commerciale. Il quadro che emerge mostra un mercato che mantiene il valore dei prodotti italiani con indicazioni geografiche e territoriali, anche se a volume si registrano alcune flessioni. Le certificazioni di origine restano un punto di forza per attrarre consumatori italiani e stranieri, mentre la comunicazione in etichetta si fa più puntuale, con riferimenti precisi a regione o città di produzione. È la conferma di una crescente attenzione all’autenticità e all’identità nel cibo di tutti i giorni.