Porsche ferma la produzione di batterie in Cellforce e taglia 200 posti: polemiche e ristrutturazioni in corso

di Ivan Rossi

Porsche sospende la produzione batterie in Cellforce e procede a tagli del personale. - Ilvaporetto.com

Porsche ha deciso di stoppare la produzione di batterie elettriche nella sua controllata Cellforce Group, mantenendo però l’attività solo su ricerca e sviluppo. Una scelta che arriva dopo risultati deludenti e difficoltà nel mercato globale delle auto elettriche. La ristrutturazione si traduce in un pesante taglio di personale: 200 esuberi su 286 dipendenti. La decisione ha scatenato le reazioni dei sindacati e riaperto il dibattito sulle sovvenzioni pubbliche ricevute dall’azienda.

Stop alla produzione di batterie: Cellforce cambia pelle

Cellforce Group, nata nel 2021 per volontà di Porsche, era stata definita il “cuore” della strategia elettrica del marchio, puntando sulle batterie ad alte prestazioni. L’idea era di accompagnare la svolta verso l’elettrico sviluppando tecnologie proprietarie. Ora però Porsche ha annunciato che la produzione industriale si ferma, lasciando a Cellforce solo il ruolo di laboratorio di ricerca.

Il problema principale? Volumi troppo bassi per sostenere una produzione autonoma con economie di scala. Di qui il duro ridimensionamento: 200 posti in meno su 286, un taglio netto rispetto al progetto iniziale. Oliver Blume, il CEO di Porsche, ha spiegato che “senza numeri sufficienti non si può mantenere una produzione interna efficiente.”

Cellforce continuerà a lavorare, ma solo su ricerca e innovazione. La produzione su larga scala sarà affidata a partner esterni, abbandonando l’idea di Porsche di tenere tutto sotto controllo diretto.

Mercato Elettrico in difficoltà: Porsche rivede la sua strategia

Dietro questa svolta c’è un contesto internazionale più complicato del previsto per le auto elettriche. La crescita del mercato EV, soprattutto in Europa e in Cina, non ha raggiunto i livelli che molte case automobilistiche, Porsche compresa, avevano previsto. In Europa la transizione all’elettrico procede più lentamente, mentre in Cina, mercato chiave per Porsche, la domanda di veicoli elettrici premium ha rallentato.

A pesare ci sono anche tensioni commerciali, con dazi dagli Stati Uniti e una concorrenza sempre più agguerrita da parte di produttori cinesi di batterie, ormai all’avanguardia sia in termini di capacità produttiva che di costi. Questo cambia le carte in tavola e rende difficile mantenere una produzione interna che sia allo stesso tempo competitiva e conveniente.

Così Porsche ha deciso di puntare sulla ricerca e sviluppo, lasciando la produzione in mano a fornitori esterni. Un modo per bilanciare la necessità di innovare con l’urgenza di contenere i costi e restare in gioco sul mercato globale.

Michael Steiner, membro del consiglio di Porsche, ha sottolineato come “il mercato sia cambiato radicalmente, costringendo l’azienda a rivedere i propri piani alla luce della nuova realtà competitiva.”

Tagli e polemiche: il duro impatto sociale e politico

Il taglio di 200 posti in Cellforce ha scatenato forti proteste sul fronte sociale. È una riduzione pesante, considerando che i dipendenti totali sono 286. Il sindacato Ig Metall ha espresso forte critica, sottolineando le gravi conseguenze per i lavoratori e chiedendo interventi concreti per salvaguardare posti di lavoro e professionalità.

Sul piano politico, la scelta di Porsche riaccende il dibattito sulle sovvenzioni pubbliche ottenute da Cellforce. Secondo il Frankfurter Allgemeine Zeitung, il gruppo avrebbe già ricevuto gran parte degli aiuti promessi dal governo federale e dal Land Baden-Württemberg, destinati a sostenere una filiera tedesca delle batterie elettriche. Ora la sospensione della produzione e i licenziamenti sollevano dubbi sull’efficacia di quegli investimenti.

In Germania mantenere una filiera delle batterie competitiva è diventata una sfida complicata, soprattutto di fronte a concorrenti internazionali con catene di produzione più solide e costi più bassi. Qualcuno ha anche ipotizzato che lo stabilimento possa essere riconvertito per produrre batterie per droni militari, ma per ora non ci sono investitori concreti per questa strada.

La situazione di Cellforce e Porsche mostra bene come la transizione all’elettrico comporti anche costi sociali significativi e cambiamenti profondi, soprattutto in Europa.


La scelta di Porsche di limitare Cellforce alla sola ricerca segna un cambio di rotta importante. Il taglio di personale e il rallentamento del mercato elettrico costringono a rivedere strategie che solo pochi anni fa sembravano ambiziose e solide. Trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, costi industriali e sostenibilità sociale resta una sfida delicata, che riguarda non solo Porsche ma tutta l’industria automobilistica europea.